giovedì, Ottobre 22

‘Andare per la Roma dei Templari’ Intervista a Barbara Frale sulla storia dell’Ordine del Tempio e sul suo libro più recente

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ROma dei templari

Il recente libro Andare per la Roma dei Templari di Barbara Fralestorica del Medioevo ed esperta dell’Archivio Segreto Vaticano, uscito nella collana ‘Ritrovare l’Italia’ della società editrice Il Mulino, è stato presentato il 18 giugno scorso presso lo Stadio di Domiziano alla presenza di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

L’autrice, che ha pubblicato anche altri lavori sui Templari o sulla Sindone, ripercorre le vicende dell’Ordine del Tempio, a carattere insieme monastico e militarenella Città Eterna. Il libro è incentrato su tre figure storiche d’eccezione. La prima è quella del nobile francese Hugues de Paynsprimo fondatore dell’ordine all’inizio del XII secolo, in quanto trasformò la confraternita laica che, come gruppo volontario, a Gerusalemme difendeva i pellegrini in viaggio verso i luoghi santi, in una istituzione religiosa con l’autorizzazione del papa Onorio II. La seconda figura è quella di San Bernardo di Chiaravalle (Clairvaux), vissuto nella prima metà del XII secolo, che scrisse le regole dell’ordine e sostenne insieme ai Templari il papa Innocenzo II contro l’avversario Anacleto II. A seguito di questo appoggio, l’Ordine ricavò onori e poté ulteriormente svilupparsi diventando il braccio armato della Chiesa di Roma. Il terzo personaggio è Jacques de Molayultimo Gran Maestro del Tempio, che visse al tempo di Bonifacio VIII, di cui fu grande amico e che sostenne contro il nemico francese, il re Filippo il Bello. Costui, dopo aver chiesto un prestito in denaro all’Ordine e trovandosi poi nell’insolvenza del debito, intenterà un processo ai Templari, decretando la rovina dell’ordine e ponendosi in aperto contrasto col pontefice. Jacques de Molay dovette combattere anche contro le critiche rivoltegli in merito all’intento di mantenere comunque in vita l’Ordine del Tempio, che godeva tra l’altro di grandi privilegi e ricchezze, anche dopo la caduta del regno di Gerusalemme nelle mani dei Saraceni, evento che sancì il fallimento della missione storica dei cavalieri di conservare la città del Santo Sepolcro in mano cristiana.

Nel libro, la città di Roma in età medievale, seppure molto ridotta di dimensioni rispetto a quella antica, e soprattutto a quella dei Cesari (di cui i papi si sentivano legittimi eredi), viene descritta mirabilmente attraverso i luoghi simbolo del potere dell’Ordine dei Templari. Siamo sul Laterano quando Hugues de Payns propone a papa Onorio II l’istituzione dell’Ordine del Tempio; poi ci spostiamo a Santa Croce in Gerusalemme, nella cappella che conserva le reliquie della Passione di Cristo, fondata dall’imperatrice Elena, madre di Costantino. Con l’episodio della cessione della tunica di San Bernardo finiamo sull’Aventino, dove c’è attualmente il Gran Priorato dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, e in origine vi era la dimora dei Templari, dopo che l’edificio era stato già abitato da Marozia, nobildonna romana bella e spregiudicata che dominò sulla città e sulla Chiesa nel X secolo. Con Bonifacio VIII si passa in Vaticano, luogo nel quale viene conservata la reliquia della Veronica, che si diceva conservasse impressa la vera immagine del volto di Cristo, alla cui ostensione partecipò Jacques de Molay, e dove si trova la tomba di San Pietro. All’epoca il pontefice Bonifacio VIII era protetto da due Templari, che montavano la guardia agli appartamenti papali.

L’Ordine del Tempio durò circa 200 anni: dalla necessità dovuta all’emergenza dopo la prima Crociata, al fine di difendere i pellegrini nei luoghi santi (1118-19), fino alla sua distruzione, operata con mezzi violenti dal re di Francia nel 1312 e poi con la scomunica di papa Clemente V due anni dopo, che ne impedisce per sempre la ricostituzione.

Nella città di Roma i Templari sono stati molto importanti e centrali, ma poco ancora si sa del ruolo di questo ordine all’interno del sistema politico urbano, perché il tema è stato poco studiato rispetto a quello da esso avuto in Francia.

 

Barbara Frale, non è il primo libro che Lei scrive sul tema dei Templari. In cosa differisce dagli altri già pubblicati?

Quest’ultimo libro è incentrato su Roma, una città che in rapporto ai Templari è stata studiata da poco e quindi è stato un po’ faticoso reperire le fonti al riguardo. I Templari sono infatti messi in collegamento più con Parigi, perché lì si svolse il famoso processo che condusse alla fine dell’Ordine voluto dal re di Francia Filippo il Bello. In realtà i Templari sono diffusi in tutto il mondo medievale. Roma è una città significativa, in quanto sede del Papato, ed aveva naturalmente per il Tempio, che era un ordine religioso e pontificio, un’importanza capitale.

Come viene trattato il tema dei Templari nel suo ultimo libro?

La città di Roma viene vista come luogo che ospita il passaggio di tre persone cruciali nella storia dell’Ordine. Il primo momento riguarda il fondatore, il nobile francese Hugues de Payns, che vi arriva nel 1128. Egli ha fondato a Gerusalemme una confraternita laica, una specie di gruppo di volontariato, di soldati che difendevano per scopi religiosi i pellegrini in viaggio verso i luoghi santi. Egli vuole trasformare questo esperimento di volontariato in qualcosa di istituzionale, cioè in un ordine religioso, e per farlo bisognava avere l’autorizzazione del papa. Hugues de Payns arriva a Roma per incontrare Onorio II e sottoporgli la regola del futuro Ordine. Egli trova una città stranissima, piccola rispetto alle enormi rovine del mondo classico e di quello romano, che appaiono spaventosamente grandi anche se ridotte a ruderi. Fa impressione il grande contrasto che c’è fra la città medievale con 20.000 abitanti e i resti di quella classica che ne ospitava 1.400.000. Tutto era fatto su dimensioni mostruose per i canoni dell’uomo medievale.

Il secondo momento importante è l’arrivo di San Bernardo di Chiaravalle (Clairvaux), che scrisse la regola dei Templari e tenne a battesimo il nuovo Ordine, per sostenere il papa legittimo (Innocenzo II) contestato dall’imperatore, che voleva spodestarlo per innalzarne uno di suo gradimento, più cedevole alle sue pressioni politiche, ossia un antipapa. San Bernardo è al fianco del papa eletto dai cardinali del Conclave, insieme ai Templari stessi che hanno una loro casa sull’Aventino, già allestita come una vera e propria reggia, e poi trasformata in un monastero. Questa costruzione esiste tuttora, naturalmente con rifacimenti perché sono passati molti secoli, ed è proprietà dei Cavalieri di Malta.

Il terzo momento è infine quello che chiude la storia dell’Ordine: siamo ai tempi di Bonifacio VIII e del Grande Giubileo del 1300, arriva a Roma Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro del Tempio che ha un’amicizia molto forte con il papa e una visione del mondo molto in linea con quella curiale, ma malauguratamente entrambi hanno un nemico in comune, ossia il re di Francia Filippo il Bello, che decreterà la rovina sia dell’ordine dei Templari sia di papa Bonifacio.

Come mai i Templari sono un argomento che suscita grande interesse di pubblico?

Sono sempre stati un argomento di grande appeal. Noi pensiamo che oggi questo revival dei Templari dipenda un po’ da Dan Brown con il suo ‘Codice da Vinci’, ma si ignora in genere che lo stesso Napoleone Bonaparte era un fanatico dei Templari. In epoca napoleonica tutti si interessavano di Templari, fantasticando e alterando la verità storica con una quantità di leggende false di ogni genere, compresi per esempio presunti vangeli occulti o culti eretici, che poi alla luce della ricerca si sono rivelati dei falsi storici più o meno ispirati a documenti antichi. I Templari sono di grandissima moda da più di 300 anni.

Nel suo recente libro a guidare il lettore nella Roma medievale ci sono tre figure storiche d’eccezione: Hugues de Payns, Jacques de Molay e San Bernardo di Clairvaux. Ci parla di questi personaggi anche distanti nel tempo fra loro e del ruolo che essi hanno all’interno del libro?

Il fondatore dell’ordine, Hugues de Payns, che vive all’inizi del XII secolo, è un cavaliere feudale. Egli appartiene all’epoca delle Crociate, quando c’è l’idea della Chiesa e della fede come lotta contro il mondo. L’emergenza storica è tutelare la Terrasanta e difendersi dagli attacchi dei Saraceni, che sono particolarmente aggressivi; dunque il Papato autorizza la fondazione di un ordine formato da religiosi, i quali non si limitavano a pregare ma combattevano anche, cosa che oggi sarebbe vista come un’assurdità. Al tempo delle Crociate la fondazione dell’Ordine del Tempio era invece qualcosa di estremamente attuale e necessario. Bernardo di Chiaravalle vive invece un po’ dopo (siamo nella prima metà del secolo XII) e il mondo è cambiato, in quanto l’emergenza del tempo sta nell’appoggiare il Papato contro gli attacchi del potere laico costituito dagli imperatori, i quali vogliono pilotare la Chiesa secondo le loro necessità. I Templari crescono e si sviluppano grazie all’appoggio del papa, che li considera il braccio armato della Chiesa di Roma. L’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay,vive in un’epoca completamente diversa rispetto al fondatore dell’Ordine: non esiste più un regno di Gerusalemme, la città cent’anni prima era caduta in mano ai Saraceni e non era stata mai più ripresa, il Tempio è in discussione perché è grandissimo, ricchissimo e con una banca che presta addirittura denaro ai re. La società del tempo si chiede perché un ordine fondato per la Crociata e per la difesa del Santo Sepolcro debba continuare ad esistere con tutti i suoi privilegi, ora che il Sepolcro è ormai in mano ai Saraceni. Il grosso problema dell’ultimo Gran Maestro è quindi dover difendere il suo ordine dalle polemiche che gli si rovesciano contro. In fondo il processo fu mosso da Filippo il Bello sia per motivi di avidità, come già diceva Dante Alighieri, perché doveva salvare la Francia dalla bancarotta e l’oro dei Templari costituiva il toccasana per i suoi guai, sia perché c’era una società, formata dagli altri sovrani d’Europa e dalla Chiesa, che si chiedeva perché si dovesse continuare a tenere in piedi questo colosso pieno di privilegi e ricchezze, che tuttavia aveva fallito la sua missione storica di mantenere Gerusalemme in mano cristiana.

Quali sono i luoghi della Roma medievale che vengono descritti nel suo libro ‘Andare per la Roma dei Templari’?

Il primo luogo è il Laterano, un posto particolare pieno di simboli imperiali tratti dall’antica Roma: colonne, la Lupa di bronzo, la statua equestre di Marco Aurelio, ecc. I papi si sentivano gli eredi degli antichi Cesari: il governo su Roma era passato da questi a loro. E qui il fondatore del Tempio discute con il papa il progetto di questo ordine di frati che però combattono. Poi ci spostiamo a Santa Croce in Gerusalemme, dove c’era una cappella con le reliquie della Passione di Cristo: la croce, il chiodo e il titulus che stava sulla croce, cioè lo scritto in tre lingue di cui parla il Vangelo di Giovanni. Questa cappella era stata fatta costruire da Elena, madre di Costantino, dopo aver ritrovato la croce di Cristo a Gerusalemme. Il pavimento era addirittura fatto di terra battuta, con materiale proveniente dal Golgota. L’imperatrice aveva voluto ricreare un’atmosfera quasi da museo, come noi oggi potremmo definirla, perché entrando si vedesse la collina del Golgota con la scena della Crocifissione. Si passa poi sull’Aventino, dove sorgeva la dimora dei Templari, che anticamente era stata la reggia di Marozia, un luogo un po’fosco dove si erano svolti fatti di pornografia papale e gli scandali del X secolo (ma oggi in realtà abbiamo scoperto che è vero un decimo di quello che viene raccontato, sebbene a suo tempo vi fu una sorta di romanzo nero molto accreditato). I Templari, essendo un ordine religioso, avevano ripulito il luogo da tutti quegli orpelli e dalle decorazioni eccessive, lasciando il luogo sontuoso ma con una sobrietà adatta alla loro sede monastica. Ci si sposta poi in Vaticano, sede della tomba di Pietro e degli appartamenti di papa Bonifacio VIII, dove troviamo due Templari che fanno la guardia al pontefice, come sentinelle, anche durante la notte. Il Vaticano è anche il luogo dove è presente la Veronica, il velo con la reliquia delle vere fattezze del volto di Cristo più apprezzata di tutto l’Occidente.

Come era la città di Roma nell’epoca che tratta il suo volume?

Impressionante, perché arrivando ci si trovava dinnanzi la grande estensione delle Mura Aureliane, che erano state costruite con una tecnica assolutamente d’avanguardia, tanto è vero che sono in piedi ancora oggi. Esse sono state erette per proteggere una città di 1.400.000 abitanti. Abbiamo già detto che la Roma medievale era 70 volte più piccola (solo 20.000 abitanti) al tempo del fondatore dell’Ordine, Hugues de Payns, ed entrando attraverso queste mura enormi si trovavano boschi incolti, pascoli con greggi brade e le enormi monumentali rovine di quegli che erano stati gli edifici pubblici romani, dalle terme alle grandi basiliche, dai templi in rovina agli acquedotti, e al centro, nella zona dei Fori che si estendeva fino a Castel Sant’Angelo, si aveva l’abitato fatto di casupole quasi tutte di legno, molto strette, piccole e frugali. L’uomo medievale aveva davanti lo splendore della città dei Cesari, che ai suoi occhi appariva smisurata, ma poteva anche vedere come ogni grandezza umana, ogni gloria terrena è destinata poi a finire in rovina, come erano finiti gli stessi imperatori dell’antichità.

Ci parla dello scontro tra Filippo il Bello e l’ordine dei Templari? Per quale motivo questo toccò marginalmente la città di Roma?

Perché il problema era la Francia. Dopo la fine del regno di Gerusalemme, i Templari avevano stabilito a Parigi il loro quartiere generale d’Occidente, nel quale avevano edificato un’enorme fortezza, che era come il Fort Knox del Medioevo. C’erano quindi raccolti tutti i capitali liquidi dell’ordine, che erano veramente ingenti, e c’era anche ‘la stanza dei bottoni’ del Tempio, cioè i dirigenti dei Templari. Agli inizi del Trecento il regno di Francia si trovò ad avere grandi debiti con le banche, con problemi mostruosamente attuali, cioè non aveva una zecca propria ma era costretto ad appaltare la coniazione della sua moneta all’estero. Questo creava naturalmente dei disagi. Il re chiese un prestito ai Templari per sanare delle emergenze molto gravi e venne accontentato, ma all’insaputa del Gran Maestro, il quale, ritornato dall’Oriente, scoprì che il sovrano aveva addirittura svuotato le casse del tesoro dell’Ordine. Benché Filippo il Bello promettesse di restituire il denaro (quindi non aveva fatto un furto, ma chiesto solo un prestito), si sapeva che la corona era indebitata e quindi i Templari non avrebbero potuto avere le loro disponibilità in tempi brevi. Si creò un aspro conflitto diplomatico e il sovrano comprese che il Tempio era diventato un grosso ostacolo per la Francia.

Bisogna anche considerare che mentre a Roma la presenza dei Templari era discreta, nonostante la bellissima residenza sull’Aventino, a Parigi era invece molto sfacciata: essi avevano una cittadella subito fuori le mura di Parigi, con un torrione più imponente del Louvre, che era una presenza imbarazzante, come la loro eccessiva potenza nel cuore della capitale francese. A Roma l’Ordine ebbe sempre un rapporto molto più diplomatico e più equilibrato con il Papato, senza dare mai fastidio ai poteri laici, tanto che è vero che al tempo del processo intentato dal re di Francia, in Italia i Templari furono fatti fuggire. E quando finalmente si processarono anche qui, con tre anni di ritardo, vennero trovate pochissime persone, solo i ‘pesci piccoli’, che non avevano nessun interesse a scappare. La situazione è completamente diversa a Roma: la città fu molto ospitale per i Templari, dove l’ordine visse il suo momento di gloria e non la fine.

E che ruolo ebbe il pontefice in questa vicenda del processo?

La subì, perché il Tempio era un pezzo della Chiesa. Clemente V si trovava di fatto in Francia, eletto lì e non aveva mai potuto ritornare in Italia. Egli era ostaggio del re di Francia e malato. Il pontefice tenne testa al re e il processo, che avrebbe dovuto chiudersi nel giro di pochi mesi, durò sette anni, ma il sovrano che aveva una forza militare preponderante, ossia l’esercito più potente del mondo cristiano, la spuntò: alla fine il più forte prevalse sul debole.

Hugues de Payns arriva a Roma nel 1128 per esporre a papa Onorio il suo progetto sull’ordine religioso cavalleresco che viene subito accolto dal pontefice. Come si strutturerà e quanto durerà nel tempo questo ordine?

Dura all’incirca 200 anni: nasce con l’emergenza che seguì alla prima Crociata e finisce quando la politica legata a questo evento è ormai fallita. Gerusalemme è caduta stabilmente in mano ai Saraceni, non c’è più speranza di recuperarla e quindi l’Ordine del Tempio non serve più.

Al Gran Priorato dell’Ordine dei cavalieri di Malta sull’Aventino, ossia al Palazzo dei Templari, San Bernardo di Clairvaux donò la sua tunica. Qual è il significato di questo gesto?

È naturalmente un atto di predilezione. San Bernardo aveva tenuto a battesimo l’Ordine del Tempio e dato ai Templari una spiritualità e una regola religiosa: essi erano i suoi figli spirituali. Lasciare la tunica, che è propriamente una reliquia, è un modo di lasciare una parte di sé, ma anche un simbolo religioso.

Che importanza assumerà l’Ordine dei Templari a Roma?

Era una presenza piuttosto importante. Noi non sappiamo ancora quale fosse il suo ruolo al’interno del sistema politico della città, perché è tema poco studiato. Le indagini storiche sull’Ordine del Tempio ci sono per quanto riguarda la Francia, mentre quelle che riguardano l’Italia sono ancora quasi tutte da avviare. Sappiamo tuttavia che i Templari erano una presenza centrale nella Chiesa.

Che cosa comporterà la dissoluzione dell’Ordine dei Templari per Roma e per il mondo?

Naturalmente si è perso un pezzo di storia, una presenza importante, perché i Templari avevano delle precettorìe lungo le principali vie di comunicazione. Esse erano di fatto anche caserme e svolgevano in qualche modo una funzione legata all’ordine pubblico. Si è persa quindi una forza mediatrice e diplomatica importante. Per quanto riguarda Roma, tutto sommato il passaggio è stato molto più blando, in quanto la precettorìa è passata ai Cavalieri di Malta che ha evitato lo strappo che è avvenuto invece in Francia.

Oggi cosa resta dello spirito dei Templari nella Roma odierna?

Oggi resta il grande fascino che evoca il nome dei Templari e una grande curiosità da parte delle persone, ma che spesso viene un po’ ingannata perché vengono offerti dei miti, delle leggende, anzichè delle informazioni storiche, attraverso libri scritti da ‘cultori’ della materia, ovvero da scrittori amatoriali che ci mettono dentro qualunque cosa trovino e che ad un esame più attento ed esperto risultano poi false.

Qual è la modernità dei Templari?

L’idea di vivere secondo un ideale religioso e sociale, perché l’Ordine del Tempio faceva anche opera di assistenza. La difesa di chi si presenta indifeso ed inerme dall’attacco di chi è prepotente, costituisce un ideale che non smetterà mai di essere universale.

 

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