domenica, Ottobre 25

Andar per boschi e ‘cherchez la femme’ field_506ffbaa4a8d4

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«C’è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: “Cherchez la femme» fa profferire Alexandre Dumas nel suo ‘I mohicani di Parigi’ del 1854. E a cercare la donna si individua la traccia giusta, dagli Stati Uniti del conflitto ‘femminile’ in corso tra Donald Trump e Bill Clinton, all’Italia di Matteo Renzi contro tutti. Se oltreoceano ci si rinfaccia gonne, polpe, poppe e presunte molestie, anche da noi la traccia degli umori femminili diversamente attraversa politica e governo, in una inarrestabile escalation riscaldata dal calore della polemica. E dunque per dipanarne i fili cerchiamo la donna, la femmina e forse anche il resto sarà finalmente più evidente. Ché non è tanto questione di esibir di sorrisi, seni velati e svelati, strofinar di cosce e vellicar di sessi. Per quanto… Non è solo e tanto faccenda di carni e rotondità, di detto e non detto. Per quanto. Quasi Apollinaire tra Toné, Zulmé e quella che più ci riporta all’attualità, la sua Culculina d’Ancona «tutta biondo cenere». Ancor di più, e piuttosto, è questione di fascino, della fascinazione e delle sue conseguenze. E proprio provando a riavvolgere questo filo si può ricapitolare molto di quanto sta accadendo, ed ancor più di quanto potrebbe stare per accadere. In nordamerica come dalle nostre parti, e non solo.

C’è un’Angelica che andando per boschi e campi di battaglia trova e perde la testa per il giovane Medoro e lo conduce con sé, letteralmente lo ‘seduce’ e diviene da donna astuta e calcolatrice, innamorata e (forse) fedele. Premessa della follia di Orlando che per questo perde il senno, come specialmente agli uomini accade nel correr dietro a quella devastante forza che, come noto, ad ogni latitudine tira più di una pariglia di buoi. Parallelamente sta la creazione indebita ma efficace di un ‘mito collettivo’, di miti a tutte le latitudini, per cui da volenterose praticanti si diviene ideali oggetti di culto. E contrapposta avversione. La sensuale seduttrice può anche avvelenare, moderna Lucrezia, come ne ‘La scala di ferro’ di Georges Simenon, narrazione di una femme che è fatale più di ogni altra anche se magari di suo non intenderebbe apparire tale. Mistero. Ma non tanto e non solo per chi sta accanto, ma come un ardere che comunque non si spegne, sinché arriva il momento della fiammata finale e il dramma si compie, la tragedia si realizza. Coinvolgendo chi si lascia nel frattempo ammaliare e guidare, etimologicamente ‘governare’ anche se si è incaricati in proprio della guida, ma fidando e confidando di riconoscere se stessi nell’altro. Nella fattispecie nell’altra, ché l’amore si risolve quasi sempre in un drammatico e a volte felice errore, un imprevisto scambio di persona in cui si fa il decisivo, benedetto, errore di affidarsi. Tra politica e politiche, in entrambi i sensi, su entrambe le sponde dell’Atlantico e ovunque.

Così tra voglie di seduzione e seduzioni effettive, lo straniamento ubriaco che tutto sembra pervàdere ed avvolgere diviene da sogno indebita cifra di realtà. E proprio tra realtà ed invenzione si racconta del viaggio di una coppia di eminenti personaggi del proprio Paese, maschio e femmina compagni di vita o politica, magari di entrambe, non importa se lui sia Clinton o Renzi. Incontrando casualmente il primo fidanzato di lei, ora oste, all’osservazione «pensa cara, adesso potevi essere dietro un bancone» quella replica: «Non hai proprio capito nulla, adesso sarebbe lui il Presidente». Quanto a Dumas, e all’oggi, ne ‘I Borgia’ porta a compimento il proprio invito a cercare la donna, meglio la femmina, descrivendola e definendola. «Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo (…) bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina».

 

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