sabato, Agosto 8

Andalusia: la ‘Vox’ del populismo spagnolo Le elezioni in Andalusia certificano la crisi del socialismo e la crescita del populismo. Ma che cos’è Vox?

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Le elezioni in Andalusia si sono concluse e i risultati sono stati sorprendenti. Mai come oggi le consultazioni regionali possono dare un assaggio delle tendenze politiche verso cui uno Stato è diretto e quelle andaluse non sfuggono a questa logica. Da sempre roccaforte socialista, la regione meridionale spagnola, la più popolosa dell’intero Paese, si è ritrovata un quadro politico totalmente sconvolto: con ogni probabilità, per la prima volta dal 1982, il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Partido Socialista Obrero Español, PSOE) non formerà il Governo regionale. Con il 28% e soli 33 seggi ottenuti (ben 14 in meno rispetto al 2014), il PSOE non riesce nemmeno ad avvicinarsi ai 55 necessari all’ottenimento della maggioranza in Parlamento, nemmeno alleandosi con il partito politicamente più vicino a esso, la lista Adelante Andalucía, una coalizione formata da Podemos, Sinistra Unita/I Verdi, Sinistra Andalusa e Primavera Andalusa (16,2% e 17 seggi). Un grande balzo in avanti è invece stato fatto dalle destre: nonostante il calo del tradizionale Partito Popolare (Partido Popular, PP), che ottiene 26 seggi (7 in meno rispetto al 2014) e si attesta sul 26,7%, si registra un enorme crescita da parte di Ciudadanos (18,3% e 21 seggi, +12 in confronto alle precedenti elezioni) e, soprattutto, il prepotente ingresso sullo scenario politico spagnolo del partito populista di estrema destra Vox, che ottiene uno storico 11 %, che gli vale 12 seggi, i primi mai ottenuti in un Parlamento regionale.

Vox nasce fra il dicembre 2013 e il gennaio 2014 e diventa subito riconoscibile per le sue posizioni piuttosto forti in materia di immigrazione, difesa della famiglia tradizionale e dell’identità spagnola. Viene fondato da un gruppo di fuoriusciti del PP. I primi anni sono piuttosto insoddisfacenti da un punto di vista elettorale: conclude con poco più dell’1% la propria prima partecipazione alle elezioni europee, nel 2015. Due eventi, tuttavia, portano le istanze sostenute da Vox al centro del dibattito politico: l’attentato di Barcellona del 2017 e la questione catalana, esplosa nello stesso anno. L’immigrazione è stata vista subito come una delle cause dei fatti del 17 agosto, quando, nella Rambla di Barcellona, un automezzo ha investito decine di persone, uccidendone 17. Vox, dunque, ha subito guadagnato un aumento di consensi. La questione dell’indipendenza della Catalogna ha anche giocato a favore dei populisti guidati oggi da Santiago Abascal: Vox, infatti, non solo ha contestato apertamente i separatisti, ma ha anche accusato il Governo centrale di essere troppo molle con quanti volevano – e vogliono – rompere l’unità della Spagna (stesso discorso viene fatto contro l’indipendentismo basco). Nella proposta di Vox, infatti, c’è lo smantellamento del sistema di autonomie entrato in vigore nel 1978, che divide la Spagna in entità regionali semi-federali: è stata la riforma che regola le realtà politiche spagnole dalla fine di Franco.

E proprio il rapporto con il passato franchista è quello che più fa discutere e fa paura nell’opinione pubblica spagnola: pur non parlando di estrema destra, ma, dalle parole di Abascal, di ‘estrema necessità’, le posizioni di Vox sono molto controverse. Partendo proprio dalla proposta di tornare a uno Stato fortemente accentrato, proprio come durante il regime autoritario di Francisco Franco, il partito di Abascal si fa portavoce di molte altre richieste di matrice ultraconservatrice, come l’abolizione dell’aborto, riforma del matrimonio fra persone dello stesso sesso e ritiro delle leggi sulla violenza domestica. Inoltre, non va dimenticato che il successo elettorale è avvenuto nella terra che, più di tutte, ha subito l’aumento dell’immigrazione: l’Andalusia è geograficamente a un passo dal Nordafrica.

Il successo elettorale di Vox ha subito richiamato le altre forze populiste europee: fra tutti, Marine Le Pen dell’ex Front National (oggi Rassemblement National) ha espresso con un tweet la propria soddisfazione, facendo i complimenti ad Abascal. Tuttavia, Vox non è un partito populista come gli altri. Infatti, se condivide la posizione antimigranti – che in Spagna si tinge di caratteri anti-Islam – e il forte attaccamento a difesa dell’identità nazionale (riuniti per celebrare il risultato, i sostenitori di Vox inneggiavano gridando “Spagna, Spagna!”), il partito spagnolo differisce per la sua visione dell’Europa. Pur essendo critico sulle misure di austerità, Vox non ha mai espresso la propria volontà di proporre un’uscita della Spagna dall’Unione, che è anzi centrale nella propria visione delle istituzioni. Inoltre, Vox nasce da una costola del PP, differendo per questo dai principali partiti populisti europei, nati ex novo (Movimento Cinque Stelle, Alternativ für Deutschland) o modificatisi nel corso del tempo (la Lega).

Il successo in Andalusia rischia di modificare il futuro prossimo della Spagna. Era il primo test elettorale dall’avvento del nuovo Governo, guidato dal socialista Pedro Sanchez, subentrato il 2 giugno a Mariano Rajoy del PP, al centro di uno scandalo politico. Prima di questa battuta d’arresto, Sanchez era fortemente intenzionato ad andare al voto nel 2019, per cercare di modificare i rapporti di forza in Parlamento e poter presiedere un Governo che potesse contare un appoggio in Parlamento più forte del risicato sostegno di cui gode oggi. In tal modo, il 2019 si sarebbe convertito in un anno X per il Regno iberico: elezioni europee, nazionali, molte fra le regionali e moltissime municipali si sarebbero svolte tutte nello stesso anno. Il successo di Vox – e il contestuale insuccesso del PSOE – hanno fatto ricredere il Presidente spagnolo, che pare ora meno intenzionato a far saltare il banco per passare alla cassa nel 2019: se questi sono i presupposti, infatti, la cassa non è poi così piena come sembrava. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il PSOE avrebbe il 24,9% delle preferenze, con 100-102 seggi, mentre il PP scenderebbe al 22,8%, dai 99 ai 101 seggi (erano 123 nel 2016). A completare il quadro, si registra la crescita di Ciudadanos (65-67 seggi ipotizzati ad oggi, contro i 32 di due anni fa) e il rallentamento di Podemos (52-54 contro i 71 del 2016).

E Vox? Il partito di Abascal farebbe il suo ingresso nel Parlamento spagnolo. Secondo i sondaggi, con il 5,9% Vox otterrebbe dai 7-9 seggi: sulle rilevazioni pesa probabilmente il successo ottenuto in Andalusia e ora il vento sembra a favore dei populisti. Ma non va dimenticato un dettaglio: i sondaggi iniziali garantivano 5 seggi al Parlamento andaluso. Ne ha ottenuti 12. La voce di Vox potrebbe essere più alta del previsto.

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