giovedì, Novembre 14

Anche il Rwanda avrà la centrale atomica grazie ai russi La centrale nucleare servirà per sostenere il lancio della industrializzazione del Paese. Il Governo ruandese ha stretto una joint venture con il Mara Group per la realizzazione di smartphone, e un accordo con Volkswagen che porterà in Rwanda l’auto elettrica

0

Dopo l’accordo firmato tra Uganda e Russia, ora è il Rwanda a entrare nel club delle Nazioni che utilizzano il nucleare civile, grazie ad un accordo firmato giovedì 24 ottobre ai margini della Conferenza Russia-Africa, svoltasi a Sochi. L’accordo è stato firmato dal Ministro ruandese delle Infrastrutture Claver Gatete e il Direttore Generale dello Stato russo che controlla il gruppo nucleare RosatomAlexey LikhachevSi prevede la costruzione di un Centro per le Scienze e Tecnologie nucleari e una centrale nucleare da 10 MW.

Il centro ospiterà le ricerche su nuovi reattori, un laboratorio scientificoun centro di studi sulla medicina nucleareun centro di irradiazioni atomiche, un laboratorio di radio tecnologia e un centro di tutela ambientale. Il Centro sarà destinato a studiare nuove tecnologie nucleari in supporto della sanità, fabbisogno energetico, agricoltura e industria. Il costo totale per la realizzazione delle infrastrutture è coperto dal classico segreto di Stato ruandese.

L’entrata del Rwanda nel club del nucleare non è improvvisato. È dal 2011 che il Governo di Kigali ha contattato la AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) per chiedere di diventare Stato membro e acquisire l’autorizzazione a procedere con il nucleare civile. Nel 2017 il Parlamento ruandese ha varato una dettagliata legge sul nucleare strettamente per uso civile. Nel dicembre 2018 Rwanda e Russia hanno firmato a Mosca un trattato di cooperazione nucleare. Lo scorso maggio Kigali e la Rosatom hanno individuato una road map per l’utilizzo del nucleare civile. L’obiettivo è di rendere operativi il Centro Studi e la centrale nucleare entro il 2024. È prevista anche la formazione di personale specializzato e scienziati nucleari ruandesi.

La centrale nucleare servirà per sostenere il lancio della industrializzazione del Paese. Dal 2015 il Governo ruandese è impegnato a sostenere ambiziosi progetti per lanciare l’industria nazionale nei settori della telefonia e trasporti. È anche impegnato a rafforzare i servizi logistici sia nazionali che regionali.

Le prime azioni concrete non si sono fatte attendere. Nelle ultime due settimane il Presidente Paul Kagame ha inaugurato una fabbrica di produzione di Smartphone ‘Made in Rwanda’ e la realizzazione di un network nazionale per la diffusione della auto elettrica E-Golf, in collaborazione con la casa automobilistica tedesca Wolkswagen.

Il Governo ruandese ha stretto una joint venture con il Mara Group per la realizzazione di Smartphone. La Mara Phone propone al momento due modelli Android. Il modello di base, (Mara X) è venduto a 159 dollari. Il modello di punta (Mara Z) venduto a 229 dollari. Le caratteristiche tecniche dei due modelli sono buone, anche se è dubbio il prezzo ‘modico’ pubblicizzato dal Governo e dalla Mara Phone. Il prezzo di vendita non è certo competitivo, considerando che modelli simili distribuiti dalla Huawei e della ditta indiana TECNO sono venduti a prezzi inferiori. La Mara Phone con la produzione dei due modelli di smartphone tenta di proporsi come una ditta che promuove le comunicazioni popolari nel continente e la creazione di posti di lavoro con la produzione in Africa.

La casa automobilistica tedesca Volkswagen inizierà la vendita in Rwanda dell’auto elettrica E-Golf in conformità con i progetti governativi di tutela e salvaguardia ambientale. Al momento si parla di solo 50 modelli destinati al Rwanda su un totale di una produzione annuale di 600.000 E-Golf, con motore ibrido carburante tradizionaleenergia elettrica. Il Rwanda dovrebbe rappresentare un banco di prova per estendere le vendite ad altri Paesi africani. La Volkswagen, in collaborazione con il Governo ruandese e la Siemens realizzerà un sistema di ricarica auto denominato ‘Move’ (Movimento). Nella prima fase il network di ricarica è previsto solo presso la capitale, Kigali, con 15 punti di rifornimento che possano ricaricare il 80% della batteria auto in una sola ora. La batteria auto può essere ricaricata anche utilizzando l’elettricità delle abitazioni, ma servono 11 ore per una carica completa.

Lunedì 28 ottobre il Presidente Kagame ha inaugurato la Dubai Ports World Kigali Logistics Platform, una piattaform logistica ideata per facilitare il trasporto nazionale e regionale su gomma o ferrovia delle merci da importare o da esportare provenienti o destinate ai maggiori porti dell’Africa Orientale e Corno d’Africa. La piattaforma è frutto di una collaborazione commerciale tra privati e aziende pubbliche, firmata nel 2016, con la ditta DP Wolrd basata negli Emirati Arabi Uniti.

La piattaforma è stata progettata per rispondere alle esigenze di trasporto a livello regionale, al fine di contribuire in maniera decisiva alla integrazione economica continentale secondo i piani stabiliti dal ACFTA African Continental Free Trade Aera di cui Paul Kagame è stato uno tra i maggiori promotori durante il suo mandato alla Presidenza dell’Unione Africana. La piattaforma logistica ha avuto un costo di 35 milioni di dollari ed è capace di gestire 50.000 containers e 650.000 tonnellate di merce varia con deposito magazzino. Questa moderna infrastruttura logistica ha come obiettivo ridurre i tempi di trasporto merci regionali da 10 a 3 giorni, con significativi vantaggi commerciali e sensibile riduzione dei costi di trasporto.

Nucleare, Telefonia, auto elettriche, piattaforma logistica di trasporto. Tutti investimenti tesi a rendere irreversibile il processo di sviluppo e modernizzazione del Paese africano, che 25 anni fa ha subito l’ultimo genocidio del Ventesimo secolo.
Su questi progetti non mancano le zone d’ombra. Come nel caso dell’Uganda, la realizzazione di energia nucleare in Rwanda può essere soggetta a rischi che vanno dalle difficoltà di gestione della centrale nucleare, all’utilizzo illecito del nucleare civile per scopi militari.
Forti anche le 
critiche delle associazioni ambientalistiche che pongono l’accento sull’impatto ambientale e relativi rischi.
In entrambe le Nazioni confinanti le associazioni in difesa dell’ambiente non si spiegano la decisione presa dai governi di Kampala e Kigali di orientarsi sul nucleare con l’aiuto della Russia, quando anche in Francia si sta abbandonando la produzione di energia nucleare. Infine, 
vi è il rischio di alimentare il mercato nero di uranio dal vicino Congo, visto che il Rwanda è diventato una Nazione esperta nel riciclare e ripulire i minerali preziosi indebitamente sottratti dal Congo.

Dietro alla produzione dei Smartphone ‘Made in Rwanda’ si nascondono conflitti di interessi che il governo ruandese non desidera emerganoIl fondatore del Mara Group e Mara Phone è un ruandese di origini indiane (originario del Gujarat), Ashish J. Thakkar, classe 1981.
Trakkar, nato in Gran Bretagna ma immigrato in Uganda in giovane età, ha fondato in breve tempo un impero commerciale e finanziario di tutto rispetto, concentrandosi sul R
wanda, dove attualmente risiede. Oltre ad essere il fondatore di Mara Group e Mara Foundation, Thakkar, dall’età di 15 anni, opera in 22 Paesi africani ed è membro del Forum Economico Mondiale dei Giovani Imprenditori. Thakkar è inserito dal mensile ‘Fortune tra i 40 Imprenditori più ricchi sotto i quant’anni.
La collaborazione tra Thakkar e il 
Governo ruandese di fatto nasconde un conflitto di interessi in quanto uno dei principali soci di Thakkar è il Presidente Paul Kagame, che potrebbe avere anche un sostanziale pacchetto azionario nella Mara Phone.
La collaborazione tra Thakkar e Kagame ha già subito un rovescio nel 2013, quando il giovane imprenditore di origini indiane fu nominato consigliere finanziario della Presidenza. 
Thakkarassieme al suo partner Bob Diamond, un banchiere angloamericano direttore esecutivo della Barclays fino al 2013, fondò una società finanziaria, la Atlas MaraLa finanziaria ricevette, nel 2013, dal Presidente Kagame il compito di curare vari investimenti per la Banca Ruandese per lo Sviluppo e la Banca Popolare del Rwanda.
Il servizio di consulenza finanziaria non soddisfò le aspettative visto che
 i due istituti bancari ruandesi registrarono perdite sugli investimenti proposti dalla Atlas Mara pari a 50 milioni di dollari. Bob Diamond era stato coinvolto un anno prima nello scandalo finanziario del Libor. Nello stesso anno in cui Atlas Mara ricevette l’incarico di consulenza dal Governo ruandese, Diamond fu costretto a risarcire la Barclays di circa 2 milioni di sterline inglesi e a sottoporre le sue dimissioni da direttore esecutivo.
Secondo i detrattoriPaul Kagame non prese le dovute informazioni prima di conferire l’incarico, in quanto era il socio in affari occulto della finanziaria Atlas Mara.
Dopo circa 5 anni di gelo le relazioni tra Thakkar e Kagame ripresero, con la nomina a direttore del Gruppo di Consulenza Giovanile per la Presidenza del R
wanda, avvenuta nel 2017. Ora Thakkar si sta lanciando nel business degli smartphone, mentre Kagame sarebbe nuovamente socio occulto nella Mara Phone.

Anche con la Wolkswagen esistono dossier oscuri. Nel 2015 la casa automobilistica tedesca stava studiando la possibilità di aprire uno stabilimento di assemblaggio in Rwanda. Iniziativa colta con fervore dal Governo di Kigali, ma che non fu mai realizzata. Il mancato stabilimento non ha riscontrato problematiche di natura tecnica, ma di natura fiscale. Il Governo pretese una tassazione non conveniente per la Wolkswagen, che nel 2018 abbandonò definitivamente il progetto.
L’introduzione di un numero esiguo di E-Golf è una decisione che evidenzia la prudenza adottata dalla Wolkswagen dopo l’esperienza del mancato stabilimento di assemblaggio. Le macchine elettriche tedesche al momento non sono destinate a rivoluzionare il parco automobilistico ruandese, che per ancora molti anni rimarrà dominato dal motore a scoppio tradizionale. I tempi di un Rwanda libero dal carburante fossile sembra essere ancora distante.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore