sabato, Ottobre 24

Anarchia e Jihad in Libia false

0

73730405

Nessuna novità per la Libia, Paese che continua a muoversi sul filo del rasoio, in balia di un’instabilità che rischia di divenire cronica qualora non si riesca a trovare lo slancio necessario a restaurare la legalità. Uno sforzo importante sarà necessario per centralizzare il potere oggi nelle mani di una miriade di gruppi armati che agiscono in completa autonomia. Nella scorsa settimana, hanno avuto conferma le indiscrezioni dei mesi passati, secondo le quali gruppi jihadisti hanno preso controllo di una base costruita dalle Forze Speciali statunitensi per addestrare militari libici.

La base, situata a 27 km di distanza da Tripoli, avrebbe dovuto fungere da centro di addestramento per la formazione delle Forze speciali dell’Esercito libico, da impiegare nella lotta controterroristica. Secondo quanto riportato dal Daily Beast, il campo è oggi sotto il controllo di organizzazioni jihadiste legate ad al-Qaeda: a guidare il campo sarebbe Ibrahim Ali Tantoush, un veterano della lotta fondamentalista che nel 2002 venne segnalato come membro di al-Qaeda.

«Il fatto che una base di addestramento creata per le squadre antiterroristiche libiche sia ora in mano a dei terroristi, ricorda duramente che gli Stati Uniti devono ancora vincere la loro guerra contro al-Qaeda, nonostante il raid vittorioso che nel 2011 ha ucciso il suo leader e fondatore» scrive il giornalista Eli Lake. «Questa considerazione è particolarmente valida se applicata alla Libia. Sin dall’attacco dell’11 settembre contro il consolato americano di Benghazi, gruppi jihadisti e affiliati regionali di al-Qaeda hanno preso territorio in Libia. Notizie che affermano che un veterano come Tantoush sta guidando una base a soli 27 km dalla capitale libica mostrano come la situazione della sicurezza in Libia sia deteriorata».

L’opinione pubblica è intanto scossa dalle immagini del diplomatico tunisino in Libia Mohammad Ben Sheikh, rapito da un gruppo jihadista libico e apparso in lacrime di fronte a una telecamera mentre chiedeva al Presidente tunisino Marzouki di accontentare le richieste dei suoi rapitori per essere liberato. Il gruppo di rapitori, Shabab al-Tawhid, è praticamente sconosciuto. Il rapimento di Ben Sheikh segue di pochi giorni quello dell’ambasciatore giordano in Libia e un attentato contro l’ambasciata portoghese.

Nell’instabilità libica ha trovato ideale terreno il network jihadista che innervano il Nordafrica. Un flusso di uomini, armi, merci di contrabbando transitano lungo i confini tra una Libia che ancora non è riuscita a mettere al sicuro il proprio territorio nazionale e i Paesi vicini. La debolezza e la mancanza di legittimazione ha impedito fino a oggi ai vari governi di estendere il proprio controllo su tutti i territori del Paese e di effettuare una valida attività di protezione dei confini. Il risultato è la frequente presenza di conflitti tra le guardie di confine dei Paesi vicini e gruppi di guerriglieri jihadisti provenienti dalla Libia. Il vuoto di potere impedisce di lavorare a un rafforzamento dell’esercito e di forze di polizia mal addestrate e spesso comandate da individui privi delle necessarie competenze.

Fin dai giorni che hanno seguito la conclusione della guerra civile, la Libia è stata guardata con timore, sia dai vicini, sia dalle potenze internazionali maggiormente coinvolte nell’area. L’incapacità delle autorità libiche di attuare il programma per il disarmo tra 2011 e 2012, portando a compimento la smobilitazione e il reintegro nella società e nelle istituzioni dei miliziani che hanno impugnato le armi contro Gheddafi, ha fatto sì che la giustizia e la sicurezza nel Paese diventassero ostaggio della miriade di eserciti attivi su base locale e regionale. Un panorama tanto frammentato, con ampie porzioni di territorio nazionale prive del controllo delle forze dell’ordine, ha fatto sì che un numero crescente di milizie iniziasse a interagire con brigate salafite, dai contatti e dalle agende non tuttora chiare.

Una serie di connivenze sta complicando la situazione: un Governo tanto debole rende inutili i tentativi di capire quali siano i contatti tra i vertici del Paese e il panorama miliziano, rendendo inutile qualsiasi sforzo per cercare di distinguere i buoni dai cattivi. L’autorità centrale è sotto ricatto e incapace di stabilire quali gruppi miliziani abbiano compiuto atti illeciti. Il fatto che numerose milizie svolgano mansioni di pubblica utilità presso le comunità locali di appartenenza rende complesso cercare di attaccarle per disarmare i loro membri, considerato il legame filiale che lega molti dei loro combattenti con i cittadini libici. Pur sapendo i nomi dei gruppi più pericolosi – ad esempio la milizia salafita Ansar al-Sharia – non si ha la forza di privarli del loro potere: di fronte a tale situazione, ogni programma di disarmo sarebbe lungo e solleverebbe incognite sulla propria produttività. Per risolvere la situazione sarà necessario un impegno politico molto forte, appoggiando le milizie verso cui c’è maggiore fiducia e inaugurando un processo lungo che sia accompagnato da una fase di transizione politica.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore