giovedì, Luglio 2

Amministrative e Referendum: molti giochi sono in corso; e altri ne verranno… Quello che ci attende sarà un torrido autunno, è cominciata una partita senza esclusione di colpi. L’Esecutivo è fragile, il MES ne è esempio

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Al di là delle quotidiane cortine fumogene ‘spacciate’ per politica. Al di là delle esibizioni volgari di leader che sputacchiano ossi di ciliegia mentre un Presidente di Regione parla della tragedia di bambini che sono morti e nulla si è potuto fare per impedirlo; a parte le discutibili performances di parlamentari che si fanno trascinare di peso fuori dall’Aula di Montecitorio, l’invito al Lettore è di cercare davvero di discernere il grano dalla zizzania.

Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella coglie l’occasione per ricordare il sacrificio di un giudice, Mario Amato, ucciso da terroristi neo-fascisti. Rende omaggio alla sua figura, e sillaba: «Rievocare la sua vile uccisione richiama la necessità per tutti di resistere agli attacchi contro lo Stato democratico, che oggi assumono la forma, meno violenta ma ugualmente letale, delle logiche compromissorie e dell’indifferenza».
Amato è ucciso nel giugno 1980. Quarant’anni dopo Mattarella indica una sorta di continuità, e ammonisce sulla
«necessità per tutti di resistere agli attacchi contro lo Stato democratico». Gli attacchi che si manifestano e si concretizzano oggi…
Monito da prendere sottogamba? Perché una persona prudente e cauta come Mattarella, ricordando i delitti di ‘ieri’, invita alla vigilanza e alla ‘resistenza’ per ‘l’oggi’?
Ieri la sferzata della seconda carica dello Stato. Dice la presidente del Senato signora
Elisabetta Casellati: «E’ finito il momento del teatrino delle parole. Mentre si discute, ogni giorno decine di aziende chiudono e centinaia di persone perdono il lavoro. Le risorse vanno liberate ora. Servono investimenti e liquidità. Diversamente la crisi italiana sarà irreversibile. Mi preoccupa l’incertezza che porta a non-decisioni e quindi ad una mancata assunzione di responsabilità. Emblematica è la situazione della scuola tra chiusure prima, riaperture poi. Tra riaperture totali, parziali, alternate, a gruppi, a turni, per poi finire per scaricare tutto sulle spalle delle Regioni o dei presidi. La stessa incertezza che coinvolge il mondo delle attività produttive che finisce per fare viaggiare l’economia alla velocità di un inutile monopattino».

Dopo la torrida estate (climaticamente parlando) che si annuncia, un autunno ancora più infuocato, e un gelido inverno. Tutti gli indicatori, da Bankitalia a Confindustria, da Istat a qualsivoglia osservatorio economico, sono concordi nell’annunciare una crescita verticale del PIL, picchi di disoccupazione, piccole e medie industrie costrette alla chiusura. Non andrà male, andrà peggio.
Il Fondo monetario internazionale (FMI) rivede al ribasso le stime di crescita economica per il 2020: annuncia che la ripresa per il prossimo anno sarà ancora più lenta di quanto inizialmente previsto. Un quadro decisamente più fosco di quanto comunicato ad aprile. La fotografia peggiore è proprio quella che riguarda l’Italia: si prevede un PIL in picchiata al -12,8 per cento. Peggio dell’Italia nessuno: solo la Spagna presenta le stesse proiezioni. Per quanto riguarda le economie avanzate, in generale si prevede una contrazione dell’8 per cento, mentre per l’Eurozona si calcola un -10,2 per cento: una media comunque al di sopra di quanto ci si aspetta per l’economia italiana. Male anche la Francia, con il -12,5 per cento. Parigi, tuttavia, per il 2021 dovrebbe crescere del 7,3 per cento, mentre per il nostro Paese si attende una ripresa più lenta, al 6,3 per cento.
Il centro studi di Confindustria ricorda che «mai nella storia della Repubblica ci si è trovati ad affrontare una crisi sanitaria, sociale ed economica di queste proporzioni».
L’economia italiana è stata colpita al cuore: «Uno shock imprevedibile ha colpito l’economia italiana…uno shock congiunto di offerta e di domanda: al progressivo blocco, temporaneo ma prolungato, di molte attività economiche sul territorio nazionale, necessario per arginare l’epidemia, si è associato un crollo della domanda di beni e servizi, sia dall’interno che dall’estero. Le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, sono perciò gravemente compromesse. Non è chiaro, inoltre, con quali tempi esse potranno essere ristabilite neppure dal lato dell’offerta».

Una recessione atipica: non nasce dall’interno del sistema economico italiano, né in quello internazionale, dall’incepparsi di qualche meccanismo dei mercati finanziari o dalla necessità di ‘correggere’ qualche eccesso. Piuttosto viene dall’esterno: «colpisce l’economia come un meteorite. I consumi delle famiglie, nella prima metà del 2020, risentiranno delle conseguenze dell’impossibilità di realizzare acquisti fuori casa, ad esclusione di alimentari e prodotti farmaceutici. Il totale della spesa privata risulterà decisamente inferiore rispetto a quello dell’anno scorso (-6,8 per cento). Al suo interno si determinerà una sostanziale ricomposizione del paniere, a sfavore di vari capitoli di spesa, quali l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione…».
A fronte di questa situazione sommariamente descritta, una classe politica in generale al di sotto delle aspettative e delle urgenze.

Indicativo quello che accade intorno al Meccanismo Europeo Salvastati (MES). A parte lo scontro fra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la cancelliera tedesca Angela Merkel, il MES continua a creare divisioni e tensioni sia nella maggioranza che nell’opposizione. La Lega e Fratelli d’Italia insistono sul ‘NO’ in nome di un sovranismo miope; più pragmatica Forza Italia spinge per adoperarlo: «Se le risorse ci sono, sono convenienti e senza condizioni, è un peccato non usarle», dice sennatamente la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini. «Noi abbiamo una posizione di buon senso, queste risorse vanno usate per prepararci nell’ipotesi, che ci auguriamo non accada mai, di una seconda ondata del virus, la verità è che Conte se la prende con la Merkel, ma le divisioni sono tutte interne alla maggioranza». Forza Italia giunge a minacciare di non votare lo scostamento di bilancio se da parte di Conte ci saranno altri rinvii.
E’ comunque un fatto che a più di una dalla chiusura degli Stati Generali, Conte non ha ancora fissato la data per l’annunciato incontro con l’opposizione. A luglio dovrà presentarsi in Parlamento sia per il nuovo scostamento di bilancio, sia per le comunicazioni prima del Consiglio Europeo. Indiscrezioni attendibili fanno sapere che la risoluzione di maggioranza non conterrà alcun riferimento al MES, e questo per non irritare il Movimento 5 Stelle; tutto rinviato a settembre. Brutto segnale di sostanziale impotenza, se sarà così. Un navigare a vista, nella speranza di cavarsela in qualche modo alle elezioni amministrative d’autunno e al referendum confermativo sulla riduzione dei parlamentari; nella speranza di doppiare il Natale, e ‘mangiare’, come si dice in gergo, ‘il panettone’; arrivare alSemestre Bianco’; chissà se nel frattempo si riesce a modificare la legge elettorale in senso proporzionalistico, e finalmente le elezioni politiche…

Un ‘Piano’, quello coltivato negli stanzoni di palazzo Chigi, che rivela tutte le fragilità di un Esecutivo che traballa ad ogni sospiro e alito di vento. Anche perché non fa i conti con i crescenti malumori e mal di pancia all’interno del Partito Democratico. Giusto ieri la stilettata del Presidente della regione Toscana Enrico Rossi a proposito del MES: «Non prenderlo è demenziale. Il PD deve farne una questione decisiva nella maggioranza perché per i 36 miliardi europei, a zero interessi da restituire in 10 anni, non ci sono condizioni, se non l’impiego per spese dirette o indirette derivanti dalla pandemia; quindi per la sanità, la scuola, la mobilità pubblica, la sicurezza nei luoghi di lavoro». E si muovono anche altri centri di potere reale. Non sfugge che ‘l’Espresso’, il glorioso settimanale del gruppo GEDI, nel suo ultimo numero esibisca su un fondale rosso-Ferrari, quello che è un vero e proprio manifesto: ‘Camere svuotate. Governo senza Parlamento. Deputati e senatori senza ruolo. Cittadini senza rappresentanza. E un referendum a cui dire NO’.
Ancora più esplicito il direttore Marco Damilano nel suo editoriale: «…Serve un NO al taglio dei parlamentari non per difendere l’indifendibile: il Parlamento va protetto anche dai suoi inquilini, attuali e passati, perché altrimenti, di gioco in gioco, viene giù la democrazia. Un NO per svelare il trucco dell’antipolitica che si è fatta occupazione del potere, con i suoi cortigiani e con la protezione dei suoi fogli di riferimento, ma che vuole tenere viva la radice originaria tagliando un pezzo delle assemblee rappresentative. Il rammendo è l’opposto delle forbici, per questo serve il NO. Per ricucire».
Si potrebbe obiettare, a ragione, che questa analisi poteva essere fatta molti anni fa, e che la democrazia quella disegnata dalla Carta Costituzionale non da ora è venuta giù. Ma infine, alla Alberto Manzi: Non è mai troppo tardi’. Come sia, questa esplicita e netta presa di posizione sta a significare che molti giochi sono in corso; e altri ne verranno…

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