giovedì, Luglio 2

American way of (life) death o il sogno americano del ‘Nuovo Mondo’ fondato sulla schiavitù Bianchi, diritti, neri, uccisi. 400 anni di brutale repressione. Questo è l’America! Il sogno-incubo che trova la sua immagine migliore in George Perry Floyd

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano ma di pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio per 8 minuti e 46 sec. sul suo collo. Nell’incivile America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli esseri umani neri dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Antefatto. Questo scritto che vi accingete a leggere prende spunto da un fatto di sangue che ha fatto, come si dice, il giro del mondo, accaduto negli Stati Uniti, che ha trovato ed è stato nel mondo la scintilla di prese di posizione, manifestazioni, anche scontri, saccheggi e commissariati di Polizia dati alle fiamme, poi imbrattamenti o deposizioni forzate di statue antiche raffiguranti schiavisti o razzisti, su cui dirò più avanti perché molto del dibattito si è concentrato lì, tra moralistico stupore ed indignazione. Brutti ragazzacci che imbrattano le statue (e chi non ha fatto da giovane qualche goliardata?) invece di vedere esseri umani ammazzati… Ritornerò sulle dinamiche diciamo di contorno.

Fatto. Siamo al giorno 25 maggio 2020, il virus biologico sta facendo il suo corso, soprattutto negli Usa, dove un gangster-Presidente afferma, dopo alcuni mesi, non esservi alcun problema per cui via a riaprire tutto, perché a novembre prossimo, sciagura cosmica, vorrebbe farsi rieleggere. Così gli Usa sono diventati il primo Paese per contagi e morti al mondo, ché gli americani devono sempre primeggiare, è nel loro DNA culturale. Ma sono incalzati dall’estremista di destra in Brasile che non ci sta a risultare secondo! Dunque, sono le 20.01 ed il luogo è Minneapolis, Minnesota, Stati Uniti. Il titolare di un negozio di alimentari chiama la Polizia, affermando che un tizio che pare ubriaco voleva pagare della merce con una banconota falsa. La Polizia arriva e trova George Perry Floyd con altri due uomini in un’auto. I poliziotti lo tirano fuori, lo ammanettano,cercando di metterlo nella propria auto. Lui si ribella, dicono i poliziottinella loro deposizione… perché mica si ammazza senza criterio! Allora, alle 20.19 lo tirano fuori e lo atterrano.Lagente bianco, ça va sans dire-,Derek Chauvin (che ha lavorato con Floyd per la sicurezza nello suo stesso club, e già responsabile di almeno altri 11 casi simili, quindi proprio un sano patriota razzista qualificato, difeso in passato da persone come Eva Clobuchar, ex candidata democratica alla presidenza 2020 poi ritiratasi ed in pectore come vice nel ticket con il sonnolento Joe Biden e così estromessa, che nel suo passato da procuratrice dello Stato lo mandò assolto non intendendo perseguirlo. Per dire dei bei democratici americani che dovrebbero essere diversi dai repubblicani, ma che ormai producono le stesse politiche!), gli schiaccia il viso e gli preme il ginocchio sul collo, mentre il malcapitato sussurra flebilmente: «I can’t breathe», non posso respirare. Dopo 5.53 minuti Floyd smette di respirare. L’agente allora gli tiene così per sicurezza, non si può mai sapere, metti che fosse ancora vivo…-,per altri 2.46 minuti, il ginocchio sul collo. Ma George Floyd è già morto da prima (‘L’Espresso’ giugno 2020).Fine delle trasmissioni.

Il sospetto è stato messo nelle condizioni di non nuocere. Nella civile e democratica America si usa così. Forse questa volta l’agente subirà un processo, perché per centinaia di altri casi da decenni poliziotti bianchi non sono proprio arrivati alle soglie di un tribunale essendo stati assolti. Poi mi aspetto qualche liberale democratico fanatico dei costumi americani che mi spieghi una tale bizzarrìa. Comportamenti usuali che indignerebbero, come in qualsiasi Paese dittatoriale o autoritario dove infatti non ci facciamo caso. Si prega moralisti occidentalisti astenersi… Sì, perché in America c’è libertà di uccidere,soprattutto, dati alla mano, afroamericani ed ispanici, poco i bianchi. I casi della vita… e la chiamano democrazia… Partiamo da qui per cercare di spiegare qualcosa oltre le cortine fumogene delle retoriche e dei formalismi.

Applicarsi da parte della stampa al fenomeno di reazione indignata in America e nel mondo ad un’altra ennesima ‘normale’ uccisione di un nero oscura il dover affrontare il tema centrale, quello più ostico, per i tanti democratici sparsi in ogni dove che per decenni ci hanno narrato di una Nazione accattivante innovativa, vero, multietnica, vero ma a quali condizioni dirò, vale a dire metodi ed una ‘filosofia’ di approccio alle dinamiche del controllo e repressione sociale operata dalle istituzioni e governi americani. Dove, come afferma Noam Chomsky, una delle figure più rilevanti a livello mondiale di politica e società americana, ci sono in America «400 anni di brutale repressione.Dapprima, il più violento sistema di schiavismo della storia, che ha costituito la base della crescita economica e della prosperità degli Stati Uniti (e dell’Inghilterra)… dopodiché è nato un patto tra Nord e Sud che ha di fatto concesso agli Stati ex schiavisti l’autorità di fare ciò che volevano… vale a dire criminalizzare la vita dei neri, istituendo uno schiavismo con un altro nome… fase durata fino alla Seconda Guerra mondiale,quando poi è sorta la necessità di reperire manodopera, cominciando così un periodo di relativa libertà, per quanto ostacolato da leggi razziali così estremiste che persino i nazisti in quel periodo non le presero in considerazione…» (‘il Manifesto’ 2 giugno 2020). Denuncia quanto meno priva di formalismi e paludamenti. Poi, bisogna conoscere un poco quella realtà per inquadrare queste affermazioni in un contesto molto meno placido e tranquillo come si è da sempre raccontato.

Dunque, ci troviamo dinanzi ad un fenomeno razzista plurisecolare su cui la democratica America ha costruito le sue fortune e la sua identità nazionale che tantissimi liberali compunti seriosi ci hanno insegnato ad amare, senza nulla dire su fenomeni che innervano la società ed il costume americano, trattati colpevolmente come fatti residuali. Invocando i grandi princìpi liberali, che pure innervano le istituzioni americane. Con una Costituzione negli Usa che è quella da 200 e passa anni. E nessuno prova a modificarne il senso. Poi, che la Costituzione reale abbia oscurato quella formale, è fenomeno ormai diffusosi in molte diverse parti del globo politico. Difatti, aumentano i casi di cambio strumentale nelle parti funzionali a farsi rieleggere, magari a vita. Come nella terribile Russia di Vladimir Putin, in Bolivia con il grave errore di Evo Morales di tentare di stravolgerla nel 2016, oltre i due mandati, in Nicaragua, dove Daniel Ortega nasce politicamente rivoluzionario, come molti, per divenire oggi un dittatore abbarbicato al potere con il consenso dei militari. Belle traiettorie!

Questo un primo scenario nel quale provare ad inquadrare ed approfondire il tema che ha come centro l’identità di ognuno di noi, le diversità così come le somiglianze.
Allora appare utile ricordare che io sono ‘diverso’: ho la pelle bianca. Il nero è ‘diverso’: ha la pelle nera. L’asiatico è ‘diverso’: ha occhi a mandorla. Tutti, ciascuno a modo loro, sono diversi. Tutti, insieme, siamo simili, parte dell’unica razza che esiste: quella umana. Concetto di razza che regalo con inutile generosità ad ignoranti politici da chiacchiere da bar, fasci o leghisti italiani corteggiati da tanta bella stampa democratica. E dunque perciò sono amichetti di fasci manganelli croci uncinate neonazisti, vero Russiagate leghista che in un
Paese serio avrebbe portato ad una Commissione d’inchiesta? Perché flirtare politicamente con uno come Putin, dittatore neozarista russo che manipola le elezioni politiche di tutti, a cominciare da quelle americane del suo amico ‘fascista alla Casa Bianca’, dovrebbe portare ad un’incriminazione per una pericolosissima deriva in unPaese, il nostro o meglio il loro, ancora con prerogative democratiche. O con la ex ministretta dei fascistelli d’Italia che intrattiene ottimi rapporti e relazioni con gente come Steve Bannon o altri suprematisti ed estremisti di destra.
Circa la razza, i
biologi, vale a dire quelle che strane persone che come troppo pochi di noi in un Paese ignorante hanno studiato e tanto (per non diventare come Giggino pentastallato doc ed alla fine l’ignoranza ha pagato, noi siamo sconfitti), ci ricordano che gli individui di una stessa razza presentano differenze genetiche più rilevanti di quanto non siano le differenze tra razze diverse. Dunque, pertanto, ‘perdindirindina’ con Totò, il concetto di razza è un concetto biologicamente irrilevante.
Mentre viene utilizzato da noi sociologi come profilo per analizzare la storia delle società umane dove vigono fattori che approvano o negano differenze di altro tipo, di ordine morale intellettuale e comportamentale non riconducibili a differenze biologiche. Tema che i prelogici razzisti suprematisti fascisti di varie specie, diverso odio, simile ignoranza, attribuiscono ad insondabili ed inesistenti dati ‘naturali’. Sì da giustificare la propria ignoranza, vale a dire la natura che notoriamente ha un carattere di ricorrenza nell’evoluzione delle specie che nulla ha a che vedere con la contingenza storica prodotta dalla conoscenza dell’uomo posto dinanzi ai dubbi dell’universo, del pianeta Terra e dell’ambiente politico sociale e culturale che costruisce e distrugge, modificandone premesse ed esiti. Fenomeni storici, dunque in quanto tali emendabili in divenire e transeunti verso forme politiche sociali economiche di differente livello. Che con la presunta superiorità non c’entra proprio nulla, salvo confermare l’inferiorità di persone ignoranti manovrate sovente da pifferai molto colti per scopi affaristici od ideologici, od entrambi. Se ne facciano una ragione, è lì il problema per chi non è aduso all’uso di ragione.
Odio, sangue, radici, identità,violenza, sopraffazione,autoritarismo, dittatura, vengono solo dall’irresistibile volontà umana di sopraffazione del proprio simile. Che nulla ha a che fare con la categoria di conflitto sociale, tutt’altra modalità. Un simile che è bene ricordarlo perché ci sfugge spesso, sola prerogativa umana, unico vivente che trae godimento e piacere dal procurare dolore al proprio simile. Gli animali essendo impegnati unicamente a sopravvivere, ovvero a soddisfare l’indispensabile per restare in vita, nel ciclo appunto naturale dell’esistenza. Ma che gli uomini bianchi abbiano sopraffatto quelli neri in Africa 400 e passa anni fa per scopi economici, non dice nulla su un presunto diritto inesistente per cui il primo abbia avuto il diritto di schiavizzare il secondo.

Ciò che è avvenuto in America, oggi democrazia che da 400 cento anni uccide, brucia, discrimina, criminalizza i neri, dopo aver ucciso, bruciato, confinato in riserve come novelli ignobili zoo i nativi indiani, dopo avergli rubato le terre, è che il bianco si è arrogato il diritto arbitrariamente di essere il legittimo proprietario del Paese, colonizzato come noto da galeotti e comunità religiose pie e devote di fanatici religiosi quaccheri, bianchi ovviamente, che hanno poi posto la propria violenta impronta culturale ed antropologica sui nativi.

Un’America raccontata dalla narrazione epica del cinema. Si pensi solo alle bonarie accattivanti figure di intrepidi e coraggiosi cow boys che scortavano mandrie dei poveri indifesi coloni in una terra selvaggia e soprattutto libera, attaccati da pellirossa, sempre torvi scuri di pelle e cattivi, un po’ come i vietcong dell’impensabile guerra persa in Vietnam nel grande affresco capolavoro di Francis Ford Coppola con ‘Apocalipse Now’ e la figura tragica del Colonnello Kurz, marine modello e soldato ammirato che smonta dall’interno la narrazione della santa guerra dei vertici del Pentagono, facendosi un proprio esercito di allucinati indigeni, specchio delle motivazioni altrettanto folli del libero vento democratico americano. Fino al mito di John Wayne, bovari bonari ma fermi, paterni ma risoluti, fino al duro ‘Django di Tarantino, ma a ritroso con il grande Sergio Leone a lungo attaccato in America per ‘C’era una volta il West’ del 1968, che smontava la narrazione dei poveri bianchi nella nuova terra delle opportunità e della corsa all’oro, per non dire dell’altro capolavoro del 1984 ‘C’era una volta in America’ con ‘l’offesa’ di aver ricordato agli americani, peraltro ignari ed ignoranti nel complesso, che il James Woods amico per la pelle di Robert De Niro diviene senatore con qualche aiutino… mafioso non proprio disinteressato, e potrei continuare.
Poi la letteratura, soprattutto del Sud confederato, quelli schiavisti insomma, la poesia, la politica, per non dire dell’amatissimo liberissimo mercato economico di competizione micidiale e di sopraffazione spinta, luogo tanto amato dai liberali ciechi sordi e muti, a libro paga e non, indipendenti o embedded, di casa nostra, vivendo però qui in Italia!, o di ogni altrove, irretiti persuasi obnubilati dal cosiddetto ‘sogno americano’. Insomma i neoliberisti de’ noantri con i soldi di mamma Stato, a cominciare dai grandi liberisti degli imprenditori, fino a tutte le assistenze dello Stato.
Una Nazione, gli Usa, dove, giova proprio ricordarlo, vige la pena di morte (come in Cina), dove se non porti la mano destra al cuore in occasione dell’ascolto dell’inno ti dicono che sei antipatriottico (come in Cina), dove prima vieni sparato e poi identificato (più o meno come in Cina), dove se stai male e devi utilizzare il sistema sanitario anche se sei grave ti chiedono prima se hai un’assicurazione, naturalmente in America, se no puoi morire, non in Cina. (la storia purtroppo continua…).

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.