giovedì, Dicembre 12

America Latina: un’alternativa democratica sindacale

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Tra il 16 e il 20 Aprile scorso si è riunito a Bogotá, in Colombia, il Congresso di Fondazione dell’ ‘Alternativa Democrática Sindical de las Américas (ASD- Alternativa Sindacale Democratica delle Americhe), nonostante l’esplicito dissenso della ‘Confederación Sindical de las Américas’-CSA. L’incontro ha rappresentato, infatti, una scissione della Confederazione Sindacale delle Americhe, dovuta al desiderio di rinnovamento e democratizzazione di tutte quelle organizzazioni sindacali presenti all’appuntamento di Bogotà.

Hanno partecipato più di 400 delegati sindacali del Sud Amerca e dei Caraibi, tra cui la Confederacion General de Trabajo -CGT- dalla Colombia, la Forza Sindacale dal Brasile-FS-; la Revolucionaria de Obreros y Campesinos- CROC- e la Central de Trabajadores -CTM- dal Messico; la Confederación de Trabajadores dal Venezuela; la Central Autónoma de Trabajadores e la Confederación de Trabajadores dal Perú; la Central Nacional de Trabajadores del Paraguay; l’ Unión Nacional de Trabajadores del Chile; la Central General Autónoma dei Trabajadores dal Panamá; la Confederación de Trabajadores dall’Ecuador; la Central Puertorriqueña de Trabajadores dal Porto Rico; la Confederación de Trabajadores dalle Honduras; la Central Autónoma de Trabajadores del Chile; la Federación de Trabajadores dall’ Aruba. Un’occasione per riunite le organizzazioni sindacali di tutto il mondo latinoamericano per spogliarsi della politica di sinistra radicale, ormai obsoleta e inadeguata, e per fornire un’alternativa democratica al mondo sindacale del continente.

La mancanza di indipendenza del CSA dai Governi del Venezuela, Brasile, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, Cile y Argentina, è stata una delle ragioni alla base dell’incontro a Bogotà. Con la ADS si cerca di costituire un’organizzazione democratica e pluralista. Questa nuova creazione funziona in maniera democratica e inclusiva, rendendo così possibile una sua crescita e consolidazione, secondo quanto sostengono i promotori. L’ADS si è inoltre schierata in maniera esplicita riguardo la situazione in Venezuela, ospitando, in occasione dell’incontro in Colombia, il deputato venezuelano dell’opposizione, Luis Florido, condannando il Governo di Maduro, in quanto repressivo e antidemocratico.

A tal proposito l’ ‘AmericaLatinaHoy‘ ha pubblicato l’articolo ‘La dictadura del proletariado y la lucha de clases terminaron con la caída del muro de Berlín‘, con l’intervista ad uno dei rappresentanti storici del sindacalismo in America Latina, nonché Presidente della CAT- Centrale Autonoma dei Lavoratori cileni-, Oscar Olivos. L’intervistato fa parte del Comitato Esecutivo del ADS e ha il compito di occuparsi della parte educativa e di formazione di questa nuova forma di sindacalismo moderno e democratico, e sposa a pieno l’opposizione al premier venezuelano, riconoscendolo come “…una dittatura e noi- ADS-siamo contro ogni forma di dittatura, che sia di destra o di sinistra“.

Olivos è stato un rappresentante studentesco negli anni ’70 ed è stato detenuto nelle carceri cilene durante la dittatura di Augusto Pinochet. Una volta recuperata la libertà, Olivos si è unito clandestinamente al sindacalismo, una parte fondamentale della sua vita negli ultimi 42 anni, durante i quali è stato promotore del coordinamento nazionale sindacale della CUT (Central Unitaria de Trabajadores). In passato si è schierato dalla parte del partito socialista, ma oggi Olivos si è allontanato dal mondo politico, dedicandosi esclusivamente alla tutela dei diritti dei lavoratori. L’intervista realizzata dall’autrice dell’AmericaLatinaHoy, Clara Riveros, fornisce un’ampia visione del movimento sindacalista latinoamericano secondo un’ottica passata, presente e futura.

Il Presidente del CAT ha spiegato alla giornalista Riveros la differenza tra la CUT-Central Unitaria de Trabajadores- e la stessa CAT, sottolineando il carattere estremamente politico della prima, cui appartengono i lavoratori pubblici, mentre la seconda non avrebbe nulla a che vedere con le diverse tendenze politiche e riunirebbe i sindacati degli enti privati (industria, commercio e servizi). Spiega, inoltre, l’intervistato che l’interesse di un partito è la conquista del potere, mentre l’obiettivo di un sindacato è quello di conseguire gli interessi dei lavoratori, aggiungendo che “…l’essenza dell’essere umano è la libertà”.

Poche settimane fa per le strade di Santiago alcuni sindacalisti cileni hanno manifestato il loro supporto alle figure politiche di Kim Jong-un, Bashar al-Assad e a Nicolas Maduro, un evento decisamente insolito che Olivos spiega così “si tratta di sindacalisti di estrema sinistra con un concetto di sindacato ideologico e di partito…L’interesse del CAT risiede esclusivamente nei diritti dei lavoratori“.
La CAT, infatti, non è né a favore, né contro il Governo, spiega Olivos. Il suo compito, in quanto Presidente dell’organizzazione, è quello di trattare con il datore di lavoro e far comprendere sia ai lavoratori che al datore, che è necessario lavorare insieme affinché entrambe vincano. L’imprenditore non rappresenta il nemico, ma è una parte della società con la quale si deve interloquire, negoziare e costruire. Il datore di lavoro deve inoltre capire che l’interesse del lavoratore è vivere ‘decentemente’ e che ha bisogno di condizioni di lavoro degne. Olivos spiega inoltre che “Oggi […] se l’impresa va bene il guadagno è dell’imprenditore, se l’impresa va male si licenziano i lavoratori…“, c’è bisogno di un cambiamento e “…la trasformazione necessiterà molto tempo“.

Ma qual è il trascorso del mondo sindacale in America Latina? Secondo quanto racconta Olivos, ci furono tre centrali mondiali del lavoro. La prima fu la CMT, Confederación Mundial del Trabajo, una federazione sindacale internazionale di orientamento politico social-cristiano, fondata nel 1920 e che si è sciolta nel 2006. L’organizzazione di riferimento della CMT in America Latina era la CLAT (Confederación de Trabajadores de América Latina). La seconda centrale del lavoro fu la CIOSL, Confederación Internacional de Organizaciones Sindicales Libres, la cui tendenza politica era social-democratica. Venne fondata nel 1949 e si disciolse nel 2006. La sua organizzazione latinoamericana di riferimento era la ORIT, Organización Regional Interamericana de Trabajadores. L’ultima fu la FSM, Federación Sindical Mundial, di tendenza politica comunista-marxista-leninista, fondata nel 1945, che risentì fortemente della caduta del muro di Berlino e dell’URSS.

Le prime due centrali, la CMT e la CIOSL nel 2006 si sciolsero e i suoi affiliati si unirono per formare la ‘Confederación Sindical Internacional’ (CSI). Le organizzazioni latinoamericane di riferimento del CIOSL e del CMT, ovvero la CLAT e l’ORIT, fecero lo stesso, si unirono e crearono una nuova centrale, la CSA- ‘Confederación Sindical de Trabajadores/as de las Américas’-, formando l’ente di riferimento del CSI in America Latina. Carla Riveros, ha chiesto al Presidente del CAT se si è trattato di una fusione tra il CLAT e l’ORIT, o se quest’ultimo abbia assorbito la CLAT, e secondo l’intervistato ” ci furono delle tensioni interne dovute a un’asimmetrica gestione del potere. Chi proveniva dalla CLAT- una frazione minoritaria- percepiva di essere alla mercé dell’ORIT-la maggioranza-, la quale impose un controllo egemonico nel CSA, discriminando così gli altri membri. Il caso del Cile illustra a pieno al situazione: due centrali-la CUT e la CAT- partecipavano entrambe al CSA. Che cosa è successo? E’ mancato un equilibrio. La CSA prese le parti della CUT. All’apparenza risultava includere la CAT, ma era solo un formalismo. Nella pratica ordinaria, infatti, questa inclusione non c’è stata…e la situazione si è ripetuta anche negli altri Paesi della regione“.
Come Presidente della CAT, Oscar Olivos ha dichiarato che “ci siamo stancati di questa manipolazione politica, e abbiamo voluto democratizzare la CSA. Abbiamo realizzato degli incontri-in Messico e in Brasile- volti in questa direzione….e siamo stati estromessi da alcuni membri di estrema sinistra del CSI, che ci hanno accusato di essere dei cospiratori e dei golpisti di destra. Non si è raggiunto alcun accordo, né un risultato concreto, con la conseguente uscita dal CSA di 12 centrali del lavoro latinoamericane“.

Secondo Olivos, infatti, c’è bisogno di cambiare i concetti di lotta di classe e di classe operaia, in quanto entrambe fanno parte del passato, “E’ necessario cambiare la mentalità e dare forza ai giovani. C’è bisogno di un cambio generazionale, in cui i giovani dirigenti sindacali…non vivano in funzione del passato“.
Alcuni giovani cileni-o latinoamericani- sindacalisti appoggiano però in maniera decisa i dittatori, credendo che una forma di Governo tale possa garantire loro lo Stato di Diritto. Secondo Olivos, si tratta di giovani che entrano a far parte di partiti politici di sinistra e che vengono ‘ubriacati’ dalle ideologie. Le masse vengono riempite di idee, mentre i dirigenti vivono nel loro mondo borghese. “La classe dirigente all’apparenza si fa fautrice della difesa del proletariato, quando invece vive nell’opulenza” aggiunge l’intervistato, “...Bisogna predicare e praticare. E’ molto facile dire ‘io difendo il proletariato’ , o come fanno i deputati di sinistra che si schierano in difesa dell’educazione pubblica, ma nessuno di loro manda i propri figli nelle Università o nelle scuole pubbliche. Ciò che dicono non corrisponde poi alla realtà“.

Secondo Olivos, è quindi importante la formazione di nuovi dirigenti sindacali, giovani in grado ragionare e di pensare, ancor prima di agire, e non di giovani ‘ubriachi’ di vuote ideologie. La dittatura del proletariato e la lotta delle classi sociali, conclude Olivos, sono svanite con la caduta del muro di Berlino e con il disciogliersi dell’URSS. Appartengono a un’epoca ormai conclusa. La realtà di oggi è completamente differente, non ci sono più gli operai, ma si parla di lavoratori. C’è una classe di lavoratori e una classe politica, ma non c’è più una lotta tra le diverse classi sociali, e tutto questo è stato reso possibile dall’avvento della globalizzazione. Raggiungere un sindacalismo moderno, che rispecchi la realtà sarà un processo molto lungo, al quale oggi Oscar Olivos sta partecipando attivamente, investendo forse nel settore più importante, ovvero nei processi di formazione e di educazione per una nuova classe dirigente dei sindacati.

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