sabato, Maggio 25

America Latina: schierati per la salvaguardia dell’ambiente La sinergia tra ONU e America Latina per preservare le acque del nostro pianeta

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Il 20 Novembre scorso, l’Alleanza Latinoamericana per rafforzare le Aree Protette (‘Alianza Latinoamericana para Fortalecer Áreas Protegidas’-ALFA 2020 secondo l’acronimo), ha posto un altro tassello per la salvaguardia dell’ambiente. Grazie al sostegno della COP14 delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, ora si punta dritto all’attuazione dell’obiettivo 11 di Aichi (la COP del 2014 si era tenuta ad Aichi, in Giappone), che mira a preservare entro il 2020 il 17% di tutte le acque terrestri e continentali e il 10% di tutte le aree marine.

La 14 Conferenza delle parti sulla biodiversità si è tenuta in Egitto, a Sharm El Sheik, dove i 196 governi facenti parte della Convenzione hanno concordato un accordo internazionale per invertire la distruzione globale della natura e la perdita di biodiversità che minaccia tutte le forme di vita sulla terra.

L’Alleanza intende affrontare anche altri importanti temi, come la gestione, la rappresentanza e la connessione tra le parti, tutti relativi alla biodiversità, uno dei beni più preziosi da salvaguardare nel migliore dei modi.

L’America Latina lo ha già capito da tempo: le risorse naturali sono più che preziose, sono parte fondamentale del generale benessere della popolazione, sono un patrimonio inestimabile ed un motore dell’economia. Ed il subcontinente di risorse ne ha davvero tantissime; proprio grazie a questo gli è chiaro che la conservazione dei propri ecosistemi è necessaria per l’intero pianeta e per il mantenimento dei suoi abitanti.

L’Alleanza si impegna attivamente per questo ed ora ha un nuovo alleato. La sua origine è nel Progetto SIP di Redparques per l’Integrazione delle Aree Protette del bioma Amazzonico, in cui confluiscono circa venti paesi latinoamericani. In questo partecipano anche l’ONG messicana Pronatura, la Commissione Mondiale sulle Aree Protette (WCPA), l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) che funge da segreteria tecnica ed il Segretariato della Convenzione sulla Diversità Biologica (SCBD). Alla COP 14, i 19 paesi dell’America latina e dei Caraibi (tutti parte di Redparques), hanno presentato i risultati delle loro attività di conservazione della terra e marittime ed ottenuto un bel risultato.

Collaborano al Progetto anche l’Unione europea stessa, il WWF, la Corporazione tedesca per la cooperazione internazionale (GIZ, in tedesco) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP); la rete incoraggia così la sinergia per raggiungere obiettivi comuni.

Il SIP è incentrato sul territorio degli 8 paesi membri (Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela), tutti accomunati dal bioma amazzonico. Grazie agli sforzi di tutte le organizzazioni coinvolte, durante la Conferenza in Egitto, i paesi membri sono stati in grado di stimare i progressi compiuti nel raggiungimento dell’Obiettivo 11 dal mese di Luglio di quest’anno fino ad ora.

Lo studio presentato ha evidenziato che il subcontinente è perfettamente in grado di raggiungere il proprio fine e di contribuire alla conservazione della terra e delle acque continentali. Per queste ultime si è ottenuto un totale pari al 22%, mentre per le aree marine al 10% manca ancora un po: i dati parlano dell’8,4%.

Secondo quanto dichiara Redparques insieme alle altre altre organizzazioni coinvolte, i risultati dello studio mostrano che tutti i paesi membri devono aumentare gli sforzi ed agire congiuntamente per ottenere una piena ed efficace conservazione delle aree marine. Lavorare più duramente sulla designazione e sull’espansione delle aree denominate protette, nonché, migliorare l’approccio con altre questioni prioritarie aiuterà senz’altro nella conservazione della biodiversità.

«C’è stata una svolta: oggi ci sono 1.033 aree protette ed il 33% dell’Amazzonia è conservata», ha detto José Luis Gómez, coordinatore regionale del Progetto IAPA finanziato dall’Unione Europea, ma nella «governance, in media, abbiamo bisogno di avanzare nel riconoscimento dei diritti, degli aspetti azionari, della partecipazione di genere». L’obiettivo iniziale del 17%, comunque, è stato finanche superato e per quello relativo alle aree marine, si spera il raggiungimento durante il prossimo anno prossimo dovuto ai risultati della conservazione di un’area marina in Perù.

Gli sforzi di conservazione dell’Amazzonia, nonostante la deforestazione e le preoccupazioni che gravitano sul tema, sono stati particolarmente degni di nota per i risultati positivi. Il bioma amazzonico, che rappresenta circa il 6% di tutta l’America Latina, ha più di 1000 aree protette. In altre parole, quel 33% sopra citato è protetto da leggi di conservazione ad hoc.

I contributi forniti dai paesi facenti parte dell’area amazzonica sono dei fattori chiave imprescindibili che hanno permesso a Redparques di raggiungere i propri obiettivi di conservazione. Senza un’azione coordinata, infatti, sarebbe stato impossibile arrivare dove si è ora. Oltre alla conservazione della biodiversità, di fondamentale importanza è anche una corretta rappresentazione di tutti gli ecosistemi del pianeta.

A tal proposito, la relazione sullo stato di avanzamento di Aichi 11 è un notevole contributo capace di fornire dati strategici ai governi che potranno capire quali sono le giuste politiche e intraprendere azioni coerenti con le esigenze dei propri territori e abitanti. Allo stesso tempo, però, proprio queste informazioni necessarie vanno aggiornate affinché possano risultare efficaci; questa sarà la vera sfida, una sfida che, qualora dovesse essere vinta, faciliterà la sostenibilità a lungo termine di queste aree di conservazione.

A sostegno di questi sforzi, Redparques ora potrà operare ancora più forte di un sostegno maggiore.

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