domenica, Novembre 17

America Latina: Maduro uno dei tanti falsi profeti

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Nell’articolo: ‘Latinoamérica,tierra de falsos profetas’, pubblicato da ‘SudAmericaHoy, l’opinionista Cecilia Ponce Rivera identifica nella disuguaglianza, la corruzione e l’impunità i principali ostacoli del processo democratico in America Latina.

La storia latinoamericana ha visto arrivare al potere una lunga lista di dittature militari di destra, basta pensare, secondo quanto riportato dalla Rivera, alle dittature di «…. Porfirio Diaz in Messico, Augusto Pinochet in Cile, Aparicio Mendez in Uruguay, Alfredo Stroessner in Paraguay, Hugo Benzer in Bolivia, Juan Velasco Alvarado in Perù, Humberto Branco in Brasile, Gustavo Rojas Pinilla in Colombia, Marco Perez Jimenez in Venezuela, Guillelmo Rodriguez Lara in Ecuador, Torrijos Herrera y Noriega a Panama, Somoza in Nicaragua, Carias Andino in Honduras, Castillo Armas in Guatemala, Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana, le dittature di Juan Carlos Ongania e della Giunta Militare di Videla, Viola, Galtieri e Bignone in Argentina, senza poi dimenticare la dittatura di fatto peronista demagoga».

La liberazione del popolo, concetto forse costante nelle ideologie di sinistra che si associano al marxismo e al leninismo, sono purtroppo diventate solamente uno strumento utopico che accende i sentimenti popolari in America Latina. Cecilia Rivera fa riferimento nel suo articolo a Alexander von Humboldt che nel 1822 ha pubblicato ‘Ensayo politoco sobre el reino de la Nueva Espana‘, dove l’autore ha intravisto le abissali differenze tra la popolazione delle diverse nazioni americane. Alexander von Humboldt riteneva inoltre che Messico fosse ‘il Paese della disuguaglianza’. Sostiene inoltre l’opinionista del ‘AmericaLatinaHoy‘ che oltre alla disuguaglianza e alla povertà, ci sono altri due i punti comuni a tutti i Paesi latinoamericani. Il primo è la scarsa conoscenza dell’idea di democrazia, mentre il secondo la corruzione dei sistemi politici.

Quest’ultima in America Latina non risparmia nessun settore o tendenza politica, né risulta estranea ai partiti politici destra, o di sinistra. Secondo la Rivera, la corruzione è un parassita dell’ambiente politico latinoamericano, a prescindere dalla sua tendenza, e lo dimostra per esempio la fortuna della figlia di Hugo Chavez, Maria Gabriela, ovvero stimata intorno ai 4.2 milioni di dollari (Diarios de las Americas 2015), o di Fidel Castro, circa 110 miliardi di dollari (Forbes 2016), o lo stesso Pinochet, già processato in termini di democrazia, per evasione fiscale, falsificazione di documenti, dichiarazioni false di beni, falsificazioni di entrate e i suoi conti milionari, occulti specialmente nella banca Riggs.

La lista dei casi di corruzione sembra non avere fine, a tal punto che si potrebbe cadere nella tentazione di affermare che si tratta di un problema di carattere meramente culturale. La direttrice esecutiva di ‘Trasparencia Venezuela’, Mercedes de Freitas, però crede che questa osservazione sia sbagliata: «Ho visto svedesi corrompersi qui, e venezuelani in Norvegia che attuano alla lettera la legge. Non è la gente, ma è il sistema», assicura. Ed è vero, prosegue Cecilia Rivera, non si tratta di un fattore culturale latinoamericano, ma si tratta di un continente fertile per la corruzione, e questa sua fertilità è dovuta, secondo Robert Klitgaard, economista con cattedra all’Università di Claremont (CGU) e autorità mondiale in materia, a tre elementi: monopolio del potere, discrezione e mancanza di responsabilità. L’ultimo è inteso come impunità, o come il falso cameratismo e clientelismo reso sacro. Questi sono dei fattori che portano alla perdita della bussola morale, in cambio di una astuta complicità resa sacra.

Il problema per l’America Latina e per la sua classe politica (che sia di destra, di centro o di sinistra) è quello identificato da David Smilde, ricercatore della ONG Whashington Office on Latin America (WOLA), ovvero l’idea stessa di cambiamento. Secondo i venezuelani, infatti, per combattere la corruzione è necessario mettere le persone adeguate al potere, anziché aumentare le sanzioni e progredire in termini di trasparenza. L’élite arrivata al potere è composta da persone che conquistano l’opinione pubblica con dei discorsi convincenti, ed è per questo che, secondo quanto sostiene l’opinionista del ‘SudAmericaHoy‘, Cecilia Rivera, si corre il rischio di imbattersi nelle figure di ‘..Falsi Profeti’. Secondo lei però, a prescindere da qualsiasi discorso venga proposto, anche se basato su degli ideali relativamente giusti, una volta che viene istallato all’interno di un sistema politico corrotto e mal funzionante, i falsi profeti illudono e deludono ogni aspettativa di cambiamento. L’esempio chiave per capire chi sono i ‘falsi profeti’, secondo la Rivera, è Andres Manuel Lopez, fondatore dirigente del Movimento Nazionale messicano, la cui retorica abbindola e conquista l’opinione pubblica, quando invece scarseggia in termini di riforma strutturale del sistema.

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