venerdì, Novembre 15

America Latina: la grande opportunità per l’Italia Festival della Diplomazia: riscoprire l’IILA e il suo ruolo centrale per un dialogo costruttivo tra America Latina è Italia

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Accostare Italia e America Latina è sempre stato qualcosa di piuttosto semplice. Sarà capitato a tutti noi, infatti, di parlare con un latinoamericano sentendoci così simili a lui o di venire a sapere che abbiamo un nostro parente proprio in quei territori. Così lontani e così vicini, si potrebbe dire.

Ed è proprio così perché l’America Latina è da sempre uno dei luoghi dove l’Italia è presente, fortemente presente. E lo è per tutta una serie di motivi: per il susseguirsi delle migrazioni, per motivi culturali e per il grande flusso di relazioni e contatti alimentato da culture che condividono i suoi tratti fondamentali e che, talvolta, sembrano toccarsi fino ad essere un’unica cosa. Ecco che, alla luce di tutto questo, risulta più agevole comprendere come un rapporto stabile, di profonda collaborazione e dialogo con il continente latinoamericano possa effettivamente essere molto importante per l’Italia. Stessa cosa vale chiaramente anche se invertiamo I soggetti.

Questo lo sapeva bene chi, negli anni 60’, diede l’impulso per creare l’IILA, l’Organizzazione Internazionale Italo Latinoamericana. L’argomento è stato oggetto di uno degli eventi organizzato ieri in occasione della nona edizione del Festival della Diplomazia di Roma.

Nata nel 1967, l’IILA riunisce l’Italia e venti stati dell’America Latina occupandosi di portare avanti una cooperazione su quattro fronti: quello culturale, quello scientifico, economico e quello politico. Dal progetto ne è scaturita una convenzione firmata e ratificata, poi, da tutti i parlamenti nazionali coinvolti. L’impulso per la creazione di quello che poi si è rivelata un’idea fantastica, lo diede l’allora Ministro degli Affari Esteri Amintore Fanfani, esponente di quella corrente democristiana poi attrice in seguito alla svolta a centro-sinistra e la collaborazione governativa con il Partito Socialista Italiano. È proprio in quegli anni che l’America Latina diventa l’enorme centro di interesse della politica estera del nostro Paese.

“È una piccola ‘Nazione’ unita, uno strumento versatile, nuovo ed unico di dialogo e di costruzione comune”, afferma Donato di Santo, Segretario Generale dell’IILA. “Si è trattato di una grande operazione di politica estera, un’operazione di Stato”. Basti pensare che divenne il primo organo, dopo le Nazioni Unite, dove Cuba tornò ufficialmente a sedere nella persona del suo delegato. Nel tempo l’IILA ha svolto con orgoglio e successo la propria missione di collegamento tra le comunità coinvolte usando sempre e solo uno strumento fondamentale: il dialogo.

Ma poi è accaduto qualcosa. 

Si sono alternati, infatti, periodo di effervescenza ad un certo affievolimento. Quel tiepido momento storico sfocia nel golpe militare di Pinochet, evento che pone fine ai sogni della democrazia cilena e che coincide pressappoco con il delitto Moro: ecco che avviene una spiacevole frenata  nel processo di cooperazione. E le cose non sembrano andare meglio: gioca forza in questo indebolimento nelle relazioni anche la crescente presenza dello scomodo vicino, gli Stati Uniti.

Nonostante questa alternanza, però, il legame tra il nostro Paese e il continente latino è rimasto vivo ed ha l’occasione di assumere una nuova veste.

Stiamo assistendo, infatti ad un’evoluzione del rapporto tra Italia e America Latina in un contesto nuovo, quello della politica estera dell’Unione Europea. Il nostro Paese ha una nuova opportunità in Europa, in un contesto in cui potrebbe e dovrebbe riuscire ad essere l’interlocutore chiave con una terra che promette tanto. È questo il futuro su cui puntare perché i tratti di fondo, ricordiamolo, non sono mai cambiati. “In Argentina esistono 1000 associazioni italiane”, spiega Riccardo Merlo, Sottosegretario dell’IILA; “nel sud del Brasile, si parla dialetto italiano.

L’Italia qui ha tanto da fare e da guadagnare. “Il ‘sistema Italia’ all’estero è un sistema di cui approfittare”. L’America Latina, insomma, deve essere vista ancora come una grande opportunità: la crescita economica di alcuni paesi, la ricchezza culturale comune e la religione come tratto di fondamentale contatto. “Ci sono sfide di carattere globale che ci legano all’America Latina e su cui è più facile condividere una soluzione: il narcotraffico, la governance dei flussi migratori, il commercio internazionale”, sottolinea Antonella Cavallari Direttrice del settore America Latina e Caraibi alla Farnesina. “Possono crearsi alleanze ed esperienze comuni, come la formazione personale per le attività investigative, ad esempio”.

Dalla nostra, poi, l’Italia ha un grosso vantaggio rispetto ad altri stati: non abbiamo un passato coloniale. “Questo ha sempre prodotto grandi vantaggi: nei fori internazionali, ad esempio, è facile che si creino cordate italoamericane”. Un sostegno reciproco e duraturo. “Altra cosa da non sottovalutare è che per noi che siamo un Paese esportatore, è importante avere a che fare con stati che sono rivolti verso il libero commercio”, prosegue la Cavallari.

Insomma, le opportunità sono ancora tante, eccome. Ma forse il punto è che l’Italia dovrebbe prestare attenzione agli elementi che hanno portato a quel famoso raffreddamento e considerare alcuni tratti del continente latinoamericano, così da non doversi trovare nella situazione di dire, tra dieci anni, ‘abbiamo perso una grossa opportunità’. Riflettiamoci: l’America Latina viene da un recente decennio di splendido sviluppo sia in termini economici che politici. “C’è stato un rafforzamento della democrazia ed una relativa stabilità che ha accresciuto le speranze” spiega Guido La Tella, già Ambasciatore d’Italia in Argentina. “Poi è arrivata la crisi del 2008 a cui l’area latinoamericana reagisce inizialmente bene, fino, però, al 2010 in cui si inceppa prima l’Argentina e poi il vero motore del subcontinente, il Brasile”.

Nonostante siano passati anni, le vulnerabilità di sempre, restano tuttora. “Primo fra tutti i fattori, la dipendenza dalle economie estere, specie nei prezzi delle materie prime”, continua La Tella; “poi, il dilagante fenomeno della corruzione che ha ramificazioni in Perù, Brasile, Messico e Argentina. Infine, il grande tema della mancanza di sicurezza, della violenza”. Ricordiamo che in Brasile, nello scorso anno, sono stati registrati ben 65.000 omicidi e in Messico, uno degli ultimi dati, mostra il numero dei desaparesidos sempre più in crescita: sarebbero attualmente 36.000. “L’Italia deve, quindi, avere determinazione per cogliere le opportunità, ma anche cautela”.

Cautela, già, perché l’America Latina è luce ed ombra. E cosa dovrebbe iniziare a fare il nostro Paese? Gestire meglio questa risorsa. Agire, ad esempio, su due leggi: quella del voto dei cittadini all’estero e quella sulla cittadinanza italiana. In entrambi i casi capita che le persone che beneficiano di queste leggi non conoscano nulla dell’Italia, della politica italiana e vi dicendo. “Semplicemente non sono interessati”, dice La Tella. “Dovremmo preservare questo legame altrimenti diventa un’italianità di convenienza”. Una risorsa, si, ma da amministrare meglio.

“L’America Latina è sempre stato un sogno a cui l’Italia si è rivolta”, afferma Gianni La Bella, docente di storia contemporanea. “E l’IILA è stato un atto di genialità in un momento storico in cui l’azione della nostra Diplomazia era pressoché nulla. Dobbiamo creare uno spazio autonomo, toglierci quegli occhiali stantii e retorici e capire che dobbiamo fare politica estera in un continente dove possiamo davvero incidere”. Questo deve fare l’Italia. Deve capire dove può avere influenza davvero e comprendere l’anima del continente latinoamericano, le sue fragilità e le sue forze. “Questa deve essere l’area privilegiata della nostra politica estera”.

Rivalorizzare quel rapporto dando nuova luce all’IILA ma tenere presente sempre, allo stesso tempo, che l’America Latina sta vivendo un particolare momento storico. “Occhio a quel demone della violenza”, evidenzia La Bella, “la violenza è capace di scardinare la stabilità e la democrazia”.

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