giovedì, Aprile 25

America Latina: crescita o stasi? America Latina: ecco il quadro economico per quest’ultimo anno e per i prossimi a venire

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Se da un lato è innegabile che l’economia dell’America Latina stia attraversando un periodo di crescita, dall’altro, i dati non nascondono una certa situazione stagnante. Ma quando parliamo di area latinoamericana è nostro dovere diversificare: dire, infatti, che il rallentamento colpisce tutto il subcontinente, non rende giustizia al positivo avanzamento, invece, degno di nota che contraddistingue alcuni paesi. Ne parla l’ultimo report del centro di analisi macroeconomica BBVA Research.

Ci riferiamo, ad esempio, a stati come la Repubblica Dominicana, Panama e la Colombia arrivati a livelli tra il 7 ed il 5% di crescita annua. Nel 2019, lo sviluppo più in rialzo nella regione è previsto per il Paraguay, la cui economia economia pare toccherà il 4,3%, seguito da Perù con il 3,9% e dal Cile con il suo 3,7%.

E se, di fatto, l’economia dell’America Latina crescerà in media solo poco più dell’1% quest’anno è a causa della debole performance di paesi come l’Argentina, il Brasile, il Messico e l’Uruguay; enormi differenze, quindi. «Stiamo anticipando una crescita dello 0,9%, che è una revisione al ribasso rispetto a quella che avevamo tre mesi fa, ma in realtà ciò che queste previsioni inculcano è una forte eterogeneità in America Latina», ha detto l’economista di BBVA Research per il Sud America, Juan Ruiz. Il ribasso della proiezione di crescita regionale, spiegano gli analisti, è dovuto alla crisi dei tassi di cambio in Argentina, all’incertezza politica in Brasile per le elezioni presidenziali e ai dati di scarsa crescita di Messico e Uruguay nel primo semestre dell’anno. Per il previsto ed effettivo recupero, insomma, occorrerà aspettare almeno un anno.

Secondo lo studio della BBVA, la regione «recupererà il suo dinamismo nel 2019», quando si stima che la crescita dell’economia raggiungerà l’1,8% e finalmente nel 2020 il PIL «si avvicinerà al suo potenziale». «La crescita potenziale dell’America Latina, che riteniamo dovrebbe essere compresa tra il 2,5% e il 3%, è in ritardo di un anno», ha affermato Ruiz.

Notizie negative soprattutto per l’Argentina dove si prevede una recessione «significativa». Il prodotto interno lordo si ridurrà del 2,4% quest’anno; le distinzioni arrivano nuovamente. Storia differente, infatti, in Brasile dove il PIL crescerà dell’1,2%, in Messico dell’1,9% e in Uruguay del 2,0%. In termini di crescita del PIL spicca sopra tutti il Paraguay, con un tasso previsto del 4,4% per quest’anno; non di meno il Cile (4,0%), il Perù (3,6%) e la Colombia (2,6%).

In Argentina problematica sarà ancora l’inflazione, i cui tassi rimarranno «ancorati», aderendo agli obiettivi delle banche centrali di ciascun Paese. Per quest’anno il report calcola l’inflazione del 46% in Argentina, ben dieci volte di più del 4,5% previsto per Brasile e Messico. Ancora meno per il Paraguay, dove l’inflazione prevista è del 4,2%, per la Colombia (3,3%), il Cile (2,9%) e il Perù (2,3%).

Un’analisi che evidenzia la stessa lentezza anche dalle Nazioni Unite e dalla Divisione per lo sviluppo economico della Commissione economica per l’America latina e i Caraibi (ECLAC): l’indagine economica 2018 dimostra, infatti, che le economie dell’America Latina e dei Caraibi sono cresciute mediamente dell’1,5% in quest’anno per i consumi privati ​​e l’aumento degli investimenti. Giocano come fattori di instabilità, le incertezze sulle dinamiche di crescita future e i cambiamenti di vario genere che hanno colpito un po’ tutti i paesi dell’America Latina. Elezioni, strategie, politiche economiche differenti.

 

A proposito di cambiamenti, in Cile, ad esempio, il nuovo Presidente eletto lo scorso anno sta trasformando l’economia del Paese. E per il 2019, altri piani all’orizzonte per far crescere ancor più una Nazione che sta già raggiungendo l’interesse di nuovi investitori. La Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC), si dice molto ottimista relativamente a quest’anno. Sono previsti aumenti di flussi grazie ai progetti precedentemente annunciati nel settore delle energie rinnovabili e all’andamento dei prezzi del rame già in positivo dallo scorso anno.

Vento di cambiamento anche in Ecuador, dove la nuova leadership ha portato una ventata di cambiamenti nel regime fiscale. L’alto livello di fiducia per il nuovo Governo dovrebbe contribuire alla crescita, dicono gli esperti.

In Colombia l’economia in Colombia sta crescendo, invece, non solo per opera delle nuove compagnie nazionali e multinazionali, ma anche grazie alle imprese provenienti dal resto del subcontinente. Prezioso, insomma, l’occhio verso l’esterno. Il Governo sta stanziando molti incentivi che stanno contribuendo a portare affari nel Paese e, conseguentemente, a far crescere l’economia: tredici accordi di libero scambio, nuove industrie in cui investire, tra cui spicca quella del software e della tecnologia dell’informazione, la metalmeccanica, l’agro-industria, il turismo, l’industria farmaceutica e diversi fondi di investimento. Tutto questo sta portando sempre più su, uno dei regimi di libero scambio più competitivi nella regione.

Anche il Messico ha un nuovo presidente (Obrador) e questo sembra stare influendo positivamente sulla situazione economica: per ora, il Paese si è posizionato al numero due nel mercato latinoamericano. Grandi incentivi per le nuove imprese e buone relazioni -pare- con le esportazioni negli Stati Uniti potrebbero migliorare ancor più le cose.

Come abbiamo già visto, quindi, ad essere nel trend opposto c’è l’Argentina: l’inflazione e la svalutazione della moneta hanno costretto le aziende a cercare nuovi modi e strategie per ridurre i costi al proprio interno. La situazione non sembra affatto essersi risolta. E il Brasile? Il popolo ha appena eletto il suo nuovo Presidente ed ora occorrerà aspettare qualche mese per capire come andranno le cose. Di certo, una ventata di cambiamento sembra esserci anche qui.

Questa differente America Latina, tra shift vari, ha capito che fattore contributivo di crescita sono  certamente anche gli investimenti. Vi sono opportunità, quindi, per chi intende accedere ad alcune delle economie in più rapida crescita del mondo? Certo. Parecchi se ne sono già accorti. Prediamo, ad esempio, alcune società del Canada che già operano attivamente in nel subcontinente e che si sono concentrate sull’attività mineraria e petrolifera. Certo, la preoccupazione dei rischi legati al cambiamento esistono, ma questo crea ancor più opportunità a quelli investitori che riescono a tollerarlo bene quel famoso rischio.

A tal proposito, il Continental Gold, una società di estrazione dell’oro con sede a Toronto, si sta muovendo in Colombia. Dopo un primo buon momento, le sue azioni hanno perso di colpo il 36%, complice l’attacco nella proprietà nel nord-ovest del Paese dove tre dipendenti sono stati uccisi. Ma da quando la situazione in termini di sicurezza grazie alla smobilitazione del più grande gruppo di guerriglia, le FARC, le cose sono nuovamente cambiate. In meglio.

Il progetto di punta della Continental appare pronto per iniziare la produzione nel 2020. Un’altra opportunità in Colombia è quella presa al volo dalla Gran Tierra Energy che, attraverso una serie di acquisizioni, è diventata una delle produttrici principali di petrolio. Le riserve petrolifere contano 137 milioni di barili, per un valore attuale netto di quasi 11 dollari per azione, ovvero, circa il triplo degli attuali prezzi di mercato. Anche il settore delle infrastrutture diversificate sembra essere un settore di punta per gli investimenti.

Questi sono solo un paio di esempi ma, insomma, le opportunità ci sono eccome.

Se poi prendiamo anche gli ultimi dati messi a disposizione dall’Inter-American Development Bank (IDB), tutto appare ancora più positivo. Nel giro di due anni, si prevede, infatti, che le economie cresceranno ulteriormente dal 2,2% fino ad un incremento del 2,6%. Ma attenzione.

Alla luce di questi dati, la crescita economica appare comunque in ripresa dopo un fiacco 2017 e due anni precedenti di contrazione economica. Ma l’innalzamento dell’asticella di qualche punto percentuale, insieme alla crescita di alcuni paesi specifici, basterà per trascinare in alto l’intero subcontinente?

Ce lo auguriamo.

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