mercoledì, Luglio 24

Amazon rinuncia alla nuova sede di New York Sulla decisione pesano concrete ragioni politiche

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Amazon ha cancellato l’ambizioso piano d’investimenti elaborato nel corso del 2018, il quale prevedeva la costruzione di un mega-ufficio da 25.000 impiegati nel presso Long Island City, nel quartiere del Queens di New York. La decisione era nell’aria, nonostante l’accordo raggiunto nei mesi scorsi tra i vertici della società fondata da Jeff Bezos e i politici locali. Più precisamente, le ragioni alla base della rinuncia di Amazon vanno ricercate proprio in quell’accordo, che impegnava lo Stato e il comune di New York a erogare incentivi pubblici per circa 3 miliardi di dollari per aggiudicarsi l’aspra competizione che aveva preso vita tra le varie città statunitensi accomunate dall’intenzione di attirare il colosso dell’e-commerce.

L’opposizione all’intesa è cresciuta proprio in seno al Partito Democratico, lo stesso di cui fanno parte i principali artefici dell’accordo, vale a dire il governatore Andrew Cuomo e il sindaco Bill De Blasio. I leader della ‘fronda’ sono individuabili nella deputata nazionale Alexandria Ocasio-Cortez, vero e proprio astro nascente nel firmamento politico statunitense capace di garantire notevole risalto mediatico alla battaglia, e, in un ruolo meno appariscente ma ben più rilevante sul piano effettivo. Il senatore statale Michael Gianaris, in qualità di membro del Public Authorities Control Board, cioè l’ente preposto alla valutazione dei progetti da sviluppare su terreni pubblici, quest’ultimo ha infatti avuto buon gioco a portare dalla propria parte la maggioranza dei suoi colleghi di direttivo. I due esponenti democratici manifestano piena specularità di vedute sia in merito alle modalità attraverso cui si è giunti all’accordo, siglato a loro avviso con scarsa trasparenza e in assenza di qualsiasi consultazione preventiva con le comunità locali, sia sull’approccio passivo adottato dai negoziatori con le controparti di Amazon: per la Ocasio-Cortez e Gianaris, Amazon avrebbe scelto di aprire il proprio secondo quartier generale in una città dell’importanza di New York anche senza incentivi.

I due rappresentanti democratici hanno trovato sponda presso le organizzazioni sindacali newyorkesi, fortemente contrarie all’intesa in primo luogo perché implica l’erogazione di incentivi pubblici a una società che da anni è bersaglio di aspre critiche per il modo in cui tratta i suoi dipendenti, per la sua propensione al mobbing e per le pratiche ‘poco ortodosse’ attraverso cui si relaziona con la concorrenza. L’altro argomento tirato in ballo dai rappresentanti dei lavoratori, a partire dalla Retail, Wholesale and Department Store Union, verte sull’impatto, in termini di distruzione di numerosi piccoli negozi locali, che si verrebbe inesorabilmente a determinare con l’ulteriore espansione di Amazon. Trattasi di una piattaforma attraverso cui si acquista praticamente qualsiasi tipo di merce, come testimoniato dal fatto che, attualmente, «il 43% di tutto il commercio online passa attraverso Amazon, che possiede peraltro il 45% del mercato del cloud computingDi ogni due dollari spesi online, quasi uno finisce nei forzieri di Amazon […]. Il raggio operativo di Amazon potrebbe inoltre espandersi nei prossimi anni, dal momento che l’azienda ha già manifestato interesse per entrare nel settore della vendita di automobili e di farmaci con ricetta, del credito e della gestione dei risparmi. E questa è solo la punta dell’iceberg. Con più di 80 milioni di utenti negli Stati Uniti – una cifra che è raddoppiata in soli due anni – Amazon sta silenziosamente attirando l’intero paese all’interno del suo ecosistema […]. [Anche l’acquisizione di una azienda alimentare come Whole Foods] rende Amazon più forte, consolidando la sua presenza nel mondo off-line – procurandole nuovi sistemi per tracciare gli utenti non in linea, ampliando la sua già impressionante rete di distribuzione, e facilitando le consegne sull’ultimo miglio – e potenziando così la sua presenza anche sullo stesso universo on-line».

Secondo l’analista finanziaria Stacy Mitchell, l’obiettivo finale di Bezos sarebbe addirittura quello di «assumere il controllo delle infrastrutture su cui si regge l’economia statunitense». Il che concorrerebbe a spiegare la stretta vicinanza della società alla classe politica statunitense: si parla di investimenti in attività di lobby pari a 10 milioni di dollari nel solo 2017. Il che ha posto Amazon sullo stesso piano di colossi dell’imprenditoria come la potentissima ExxonMobil, e permesso a Bezos di ottenere un ruolo all’interno di un comitato consultivo del Pentagono, grazie ai buoni rapporti instaurati con l’ex segretario alla Difesa James mad dog Mattis.

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