giovedì, Dicembre 12

Altro che larghe intese. Il Rosatellum aiuta la governabilità Tutti parlano di ingovernabilità, ma il Rosatellum tende a dare una maggioranza al Paese. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Pregliasco di Youtrend.

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Il 28 dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le Camere decretando così la fine della Legislatura. È ufficiale, si voterà il 4 marzo 2018. 

Partendo dall’incarico a costituire l’esecutivo affidato ad Enrico Letta dall’ex Presidente Napolitano, fino all’entrata in carica dell’attuale Primo Ministro Paolo Gentiloni, tutti i Governi hanno inserito tra le priorità la riforma elettorale. L’elaborazione di un nuovo sistema si è resa necessaria dopo che la Corte Costituzionale ha tacciato di incostituzionalità la ‘Legge Calderoli’, anche conosciuta come ‘Porcellum’, riguardo l’assegnazione del premio di maggioranza e la composizione delle liste.

In particolare il Governo Renzi ha dimostrato un inedito attivismo proponendo all’approvazione delle Camere il celebreItalicum’, legge elettorale che prevedeva l’elezione della sola Camera dei Deputati perché nei piani del Governo la riforma costituzionale, poi bocciata dal referendum del 4 dicembre, avrebbe dovuto abolire il Senato della Repubblica. Anche questa legge, una volta approvata, subì la censura della Corte Costituzionale. In particolare è stato dichiarato illecito il sistema del ballottaggio tra i due migliori candidati non vincenti al primo turno.

A causa dei veti della Corte, che aveva disapplicato alcune norme, l’Italia era rimasta con due leggi elettorali in vigore, una per la Camera ed una per il Senato, completamente diverse.

Per mesi il dibattito politico si è quindi nuovamente concentrato sulla legge ideale da approvare, tra chi sosteneva che questa dovesse garantire una ferrea rappresentanza degli eletti rispetto ai voti espressi e chi invece prediligeva un sistema che fornisse solide maggioranze. Dopo numerose proposte ed alcuni fallimenti al momento del voto di approvazione, è diventato legge il provvedimento presentato dall’ On. Ettore Rosato, ribattezzato di conseguenza Rosatellum.

I sistemi elettorali, per loro natura, possono essere proporzionali o maggioritari. Un sistema proporzionale, lo dice la parola stessa, garantisce una precisa rappresentanza di tutte le liste. Questo va a scapito, però, della governabilità, perché è molto difficile che una lista o una coalizione arrivino a detenere da sole più del 50% degli eletti.

Diversamente, una legge di tipo maggioritario puro, garantirà sempre una governabilità. Chi ottiene più voti viene sovra-rappresentato e gli vengono assegnati più del 50% degli eletti. Questo è ad esempio il caso dei Sindaci o dei Consigli Regionali. Viene da sé che questi sistemi non garantiscono piena ed equa rappresentanza a tutte le forze politiche.

Dal 1946 fino al 1993 la Repubblica Italiana ha avuto leggi di tipo proporzionale puro. La durata dei governi, vista la composizione poco stabile delle maggioranze era molto limitata. I sistemi che abbiamo visto in seguito, sono invece degli ibridi, dei sistemi misti, che combinano istanze proporzionali con spinte maggioritarie.

In particolare il Rosatellum, legge elettorale con la quale si voterà il prossimo 4 marzo, è un sistema di tipo misto.  Se prendiamo ad esempio la Camera dei Deputati, dei 617 membri che vengono eletti sul suolo nazionale (12 nella circoscrizione estero), 386 vengono attribuiti con sistema proporzionale su base nazionale, mentre i restanti 232 sono assegnati con un sistema maggioritario in collegi uninominali.

Nei collegi uninominali, lo dice la parola stessa, si elegge un solo parlamentare. Le varie coalizioni si sfidano, quella che otterrà la maggioranza relativa, otterrà l’eletto. Le altre rimangono senza seggio. Secondo questo sistema, se un partito totalizza la maggioranza relativa dei consensi ed è distribuito in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, potrebbe addirittura conquistare tutti e 232 i seggi. Ovviamente così non è, anche perché i partiti politici italiani hanno zone di radicamento storico, come sono ad esempio le ‘regioni rosse’ per il Partito Democratico.

Questa legge è stata largamente criticata, accusata di non garantire una maggioranza monocolore di governo, ma bensì di costringere il Parlamento alle larghe intese, favorendo l’inciucio tra oppositori politici.

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