giovedì, Novembre 14

Alta tensione Russia-Ucraina: Kiev chiede la legge marziale Brexit, May: 'Non esiste accordo migliore'. Migranti, Trump: 'Pronti a chiudere confine col Messico se necessario'

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Russia e Ucraina di nuovo ai ferri corti dopo l’incidente sullo stretto di Kerch, fra Mar Nero e Mar d’Azov, avvenuto ieri e che ha portato al sequestro di alcune navi ucraine e al ferimento di alcuni marinai. Si tratta si una delle escalation più gravi fra i due Paesi vicini dopo l’annessione della Crimea alla Russia nel 2014.

Decine di estremisti di destra hanno bruciato pneumatici davanti al consolato russo di Leopoli, in Ucraina occidentale. Mosca invece ha chiesto agli alleati occidentali di Kiev di intervenire e dare una calmata alla autorità ucraine, come ha ribadito il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo cui l’incidente è «una provocazione molto pericolosa da parte di Kiev, che richiede un’attenzione particolare e un’indagine speciale».

Kiev invece parla di un’aggressione non provocata, visto che ha avvertito preventivamente la Russia del passaggio. E il Consiglio nazionale di sicurezza e difesa si è riunito d’urgenza in piena notte, con il presidente Petro Poroshenko, per chiedere al Parlamento di dichiarare la legge marziale. Ma come ha precisato il presidente, questo non significa una dichiarazione di guerra: «L’Ucraina non ha in programma di fare la guerra a nessuno».

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha espresso al presidente ucraino pieno sostegno alla difesa dell’integrità e della sovranità territoriale del Paese, anche per quanto riguarda «il diritto di navigazione nelle sue acque territoriali». Sostegno a Kiev anche dall’Ue, che parla di aggressione verso l’Ucraina che ha generato una «pericolosa escalation».

Mentre l’ambasciatore ucraino a Roma, Yevhen Perelygin, ha lanciato un appello al governo italiano affinché condanni «con fermezza l’aggressione russa contro l’Ucraina e unisca gli sforzi a quelli della comunità internazionale per fermare l’aggressore russo, rafforzare le misure sanzionatorie contro il regime del Cremlino allo scopo di proteggere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina entro i confini internazionalmente riconosciuti». E ha attaccato: «Il regime criminale del Cremlino ha ancora una volta dimostrato che non fermerà la sua politica aggressiva ed è pronto ad ulteriori atti di aggressione nei confronti dello Stato Ucraino».

In Gran Bretagna, la premier Theresa May è tornata a parlare di Brexit e ha ammesso: «Non esiste un accordo migliore disponibile da parte dell’Ue». Illustrando ai Comuni l’intesa con Bruxelles, ha avvertito che in caso di bocciatura della ratifica del Parlamento si «tornerebbe alla casella numero uno». Inoltre ha ribadito che l’accordo è giusto per il Paese e rispetta «la volontà democratica espressa dal popolo» nel referendum del 2016.

Di diverso avviso il commento del leader laburista Jeremy Corbyn, secondo cui «è un atto di autolesionismo nazionale, che non restituirà il controllo al Regno Unito, renderà il Paese meno prospero» e lascia aperte incognite Ulster, Gibilterra e pesca. Per questo ha chiesto alla May di preparare un piano B, che preveda la permanenza nell’unione doganale e «un forte rapporto con il mercato unico».

Andiamo in Francia, perché sono importanti i danni dopo le 8 ore di guerriglia di sabato scorso dei gilet gialli sugli Champs-Elysees. Lo ha detto l vicesindaco di Parigi, Emmanuel Gregoire. «E’ difficile quantificare a questo punto, si sa già che serviranno parecchie centinaia di migliaia di euro poiché abbiamo dovuto mobilitare 200 persone in emergenza, tutto il personale disponibile nella notte e nella giornata di ieri».

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