venerdì, Settembre 18

Alta tensione tra Arabia Saudita e Libano Riad invita i suoi cittadini a lasciare il Paese. Il presidente libanese rifiuta le dimissioni del premier Hariri. Chiesta la mediazione della Francia

0

L’Arabia Saudita ha chiesto ai suoi cittadini che si trovano in Libano di lasciare il Paese «il prima possibile». La raccomandazione, contenuta in un comunicato del ministero degli esteri di Riad che cita in modo vago «la situazione nel Paese» senza ulteriori spiegazioni,  arriva dopo le dimissioni del premier libanese Saad Hariri, annunciate sabato scorso proprio da Riad, sollevando un’ondata di insinuazioni in Libano.
Fonti anche governative di Beirut hanno parlato di «dimissioni imposte» ad Hariri, che è anche cittadino saudita, proprio dalla monarchia dei Sa’ud. Il presidente libanese Michel Aoun ha già annunciato che non accetterà le dimissioni finché non incontrerà Hariri di persona.
Secondo fonti aeroportuali citate dal quotidiano libanese al Joumhouria, l’aereo privato di Hariri proveniente da Riad sarebbe atterrato nella notte nell’aeroporto di Beirut, ma a bordo c’erano solo alcuni collaboratori del premier che non era tra i passeggeri. Il governo libanese sarebbe convinto che Hariri sia ora ‘costretto’ a restare in Arabia Saudita e per questo, sostiene il canale tv Al Mayadeen, sta completando consultazioni con gli ambasciatori libanesi prima di annunciare la prossima settimana una esplicita richiesta di riconsegnare Hariri.
Le autorità libanesi hanno intanto chiesto la mediazione della Francia per fare luce sulla vicenda. Il presidente francese Emmanuel Macron è da ieri negli Emirati Arabi Uniti, dove ha inaugurato il Louvre Abu Dhabi e oggi ha firmato un accordo per una piattaforma di investimenti da un miliardo di dollari.

Nel suo secondo giorno di visita a Pechino, il presidente americano Donald Trump ha invitato la Cina a fare di più sulla crisi nucleare nordcoreana. «la Cina può risolvere questo problema in modo rapido e semplice», invitando i cinesi a tagliare i legami finanziari con Pyongyang e chiedendo alla Russia di aiutarlo. «dobbiamo agire velocemente», ha affermato Trump.
Sul punto la Cina ribadisce di voler lavorare alla denuclearizzazione della penisola coreana. Le sanzioni Onu e il dialogo, ha detto il presidente cinese Xi Jinping nelle dichiarazioni congiunte, «sono le chiavi» per risolvere il problema.
I due presidenti hanno poi annunciato la firma di accordi per oltre 250 miliardi di dollari. Trump ha ribadito che le relazioni commerciali sono «ingiuste e sbilanciate su un solo lato», ma di «non accusare» Pechino, ritenendo tale tendenza, invece, permessa dalle amministrazioni americane precedenti.
Ancora in forse l’atteso incontro tra il presidente Usa e il suo omologo russo Vladimir Putin, previsto per domani a margine del vertice Apec in Vietnam. Nonostante la conferma del consigliere del Cremlino, Iuri Ushakov, in giornata è arrivata la ‘frenata’ del segretario di Stato americano Rex Tillerson, secondo cui «colloqui sono ancora in corso».

Ha preso il via il sesto round di negoziati sulla Brexit fra Ue e Regno Unito. Il governo di Theresa May è in difficoltà alcuni fronti, in primis i diritti dei cittadini. Ieri la ministra per lo Sviluppo internazionale ed esponente pro Brexit del governo, Priti Patel, ha rassegnato le dimissioni per aver avuto incontri con politici israeliani (fra cui il premier Benjamin Netanyahu) dei quali non aveva riferito, in violazione del protocollo diplomatico.

La presidente del parlamento catalano Carme Forcadell, accusata di ‘ribellione’, ‘sedizione’ e malversazione’ dalla procura spagnola è arrivata oggi nella sede del Tribunale Supremo per essere interrogata da un giudice istruttore con altri 5 membri dell’Ufficio di Presidenza. Su tutti incombe il rischio di arresto.
Si è appreso che i separatisti catalani pensavano di affidare temporaneamente la difesa della Catalogna indipendente a un altro Stato europeo. Lo riferisce El Mundo, citando uno dei documenti sequestrati dalla Guardia Civil intitolato “la Sicurezza nella Repubblica catalana“. Secondo il documento, al futuro Stato indipendente sarebbero stati necessari fra i 5 e i 10 anni per addestrare il personale e organizzare l’intero sistema.

In Siria 400mila civili assediati nella Ghouta orientale, alla periferia est di Damasco, stanno affrontando una «catastrofe completa» a causa del blocco della consegna degli aiuti e perché centinaia di persone hanno urgente bisogno di essere evacuate per poter ricevere cure mediche. Lo ha dichiarato a Ginevra il consigliere dell’Onu per gli affari umanitari, Jan Egeland.

«Siamo sicuri che il riconoscimento italiano dello Stato di Palestina sia solo questione di tempo». Lo ha affermato il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese, Riad Malki, nel corso di una conferenza stampa alla Farnesina con il suo omologo italiano, Angelino Alfano.
Rapporti bilaterali, cooperazione allo sviluppo, collaborazione sul piano politico, culturale ed economico, della formazione e della sicurezza: questi fra i temi chiave dei protocolli d’intesa firmati oggi a Roma tra Italia e Anp. Dal 2005 al 2016 – ha ricordato Alfano – «abbiamo avuto un impegno complessivo di oltre 240 milioni di euro e nel 2017 abbiamo previsto interventi ulteriori per 30 milioni di euro in settori delicati come la sanità».

Negli ultimi 20 anni gli eventi climatici estremi hanno provocato la morte nel mondo di almeno 524mila persone e danni per circa 3,16 trilioni di dollari. Lo afferma uno studio realizzato dall’organizzazione tedesca Germanwatch, in concomitanza con il vertice internazionale sui cambiamenti climatici in corso a Bonn. Secondo il rapporto, intitolato ‘Global Climate Risk Index 2018’, nel ventennio 1996-2016 gli eventi climatici estremi sono stati circa 11mila, mentre nel corso del 2016 i Paesi più colpiti sono stati Haiti, lo Zimbabwe e le isole Figi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore