sabato, Dicembre 14

Allerta terrorismo: in Italia si sono svegliate le cellule dormienti Intervista a Enrico Colarossi del Servizio investigativo delle forze di Polizia

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Questa mattina, gli uomini dell’Ucigos – Ufficio Centrale per le Investigazioni Generali e le Operazioni Speciali –  e Digos – Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali – di Roma e Latina, hanno portato avanti l’operazione ‘Mosaico’, con il conseguente arresto di 5 terroristi nella provincia laziale. Tutti erano legati a Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di natale di Berlino del 19 dicembre 2016 – ucciso a Milano nel quartiere Sesto San Giovanni il 23 dicembre dello stesso anno.

Il Tribunale di Roma ha emesso cinque ordinanze  di custodia cautelare in carcere nei confronti dei cinque terroristi. Le accuse sono: addestramento e attività finalizzate al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le forze dell’ordine stanno portando avanti ulteriori perquisizioni nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo. Il blitz di questa mattina conferma il crescente allarme per il terrorismo di matrice jihadista in Italia. Solo ieri, a Torino, è stato arrestato il 23enne Elmahdi Halili, un italo-marocchino accusato di partecipare all’associazione terroristica dello Stato Islamico. Alcuni considerano il giovane mujaheddin l’autore del primo testo di propaganda dell’ISIS in italiano.

Le parole del Ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, non rassicurano affatto, ma gettano luce su di una situazione sempre più allarmante per la sicurezza del Paese. Ha, infatti, dichiarato, a seguito dell’arresto di Halili, che «la minaccia del terrorismo islamico non solo è cogente e costante, ma ci accompagnerà per un periodo non breve. E sottolineo, non breve. Il quadro che abbiamo è cambiato. Da almeno quattro, cinque, mesi in rete è ripresa con forza la propaganda dell’ISIS che invita a guardare a Roma come obiettivo fortemente simbolico della campagna del terrore», aggiungendo poi che «la minaccia non è mai stata così alta».

Le parole del Ministro Minniti confermano che, nonostante la disfatta del Califfato in Siria e in Iraq, l’ISIS continua a rappresentare una delle principali minacce di stampo jihadista per la sicurezza dei Paesi europei, e quindi anche dell’Italia. L’organizzazione, che da ormai 7 anni minaccia più Paesi in Oriente e Occidente, è forse paragonabile a un cerbero da più teste. Una volta annientata militarmente in Siria e in Iraq, l’organizzazione si adatta alla perdita territoriale, cercando di trovare nuove strategie sempre più imprevedibili e pericolose. L’identificazione di individui fedeli al Califfato, come la loro localizzazione, diviene, quindi, sempre più ardua. Ed è ancor più difficile la prevenzione di attacchi sferrati dai così detti ‘lone wolves’ – o lupi solitari –,  la cui imprevedibilità raggiunge livelli sempre più alti. La radicalizzazione, l’estremismo violento e la propaganda sul web, insieme alle scarse politiche di integrazione europee, la questione dei migranti, e i nuovi sbarchi dalla Tunisia che hanno ‘sostituito’ la Libia, secondo quanto sostenuto nel report di Frontex, creano un nuovo quadro. Tale cambiamento deve essere identificato e analizzato dalle autorità, in modo da poter trovare delle contromisure adatte, e nel minor tempo possibile.

L’Italia è un obiettivo sensibile, e l’allerta ha raggiunto livelli mai visti sino ad oggi, crescendo  principalmente negli ultimi 4-5 mesi. Ma perché l’Italia oggi dovrebbe essere un obiettivo più a rischio rispetto a un anno fa? Ne abbiamo parlato con Enrico Colarossi, in servizio presso il reparto investigativo delle forze di Polizia, e analista del fenomeno del terrorismo internazionale per il CRST Italy, Centro Ricerca Terrorismo e Sicurezza.

 

Perchè l’allarme terrorismo è aumentato negli ultimi mesi in Italia?

La minaccia del terrorismo per quanto riguarda l’Italia, l’Europa, ma anche tutti i Paesi occidentali che si trovano a contrastare il così detto Stato islamico, è aumentata. L’ISIS è stato abbattuto militarmente, ma non ideologicamente. Quindi, come ogni bestia ferita spinta all’angolo, l’organizzazione cerca una forma di contrasto più violenta, e che abbia varie direzioni.

Quale sarebbe la forma di contrasto più violenta che l’Isis starebbe organizzando?

Possono essere più forme. Ad esempio, sollecitando e stimolando i lupi solitari, o mediante il rientro di foreign terrorist fighters, ovvero individui che hanno aderito all’ideologia jihadista dello Stato Islamico. Si può, dunque, asserire che la minaccia terroristica è sempre stata molto alta, e che adesso si sta manifestando.

In che modo?

Quando si parla di terrorismo, non si tratta solamente di un jihadismo violento, o un jihadismo terrorista particolare. Lo Stato Islamico, invece, è una forma di jihadismo particolare, dove i principi salafiti vengono visti e presi in considerazione in modo diverso da come ci potremo aspettare. Ci troviamo ad affrontare un jihadismo ‘da tastiera’, ovvero un proselitismo che avviene anche attraverso il web, internet. Oltre ciò, siamo di fronte a un jihadismo, ormai, operativo. Siamo stati abituati ad un jihadismo strutturato e organizzato, come quello di Al-Qaeda, ma lo Stato Islamico è tutt’altra cosa. Fanno parte della rete jihadista ISIS anche dei soggetti senza legami diretti, e operativi, con l’organizzazione centrale. Un esempio palese sono i lupi solitari, individui che vedono la loro ideologia molto vicina a quella dell’ISIS. Questi personaggi giurano fedeltà al Califfo – la così detta ba’hia -,e il giorno dopo sono praticamente soldati miliziani del jihadismo dello Stato Islamico, e quindi capaci di portare avanti determinati obiettivi operativi. Il così detto ‘self-jihad’ risale a qualche tempo fa, quando Abu Muhammad Al-Adnani invitò i seguaci del Califfato a portare il jihad in ogni modo, e dovunque essi si trovassero. Sosteneva, infatti, che non era importante che i suoi seguaci andassero nel ‘dar al-Islam’ – la terra dell’Islam’ – per combattere il jihad, ma potevano benissimo compierlo anche altrove, in quanto la comunità musulmana globale era minacciata, e si trovava sotto attacco. Ed è proprio da qui che il jihad assume varie forme.

Cos’è successo in questi 4 mesi che ha fatto aumentare l‘allerta terrorismo in Italia?

Negli ultimi 4 mesi delle cellule operative – le così dette ‘dormienti’ – sono state attaccate. Ad esempio, proprio questa mattina tra Roma e Latina è stata smantellata la rete di Anis Amri. Quando viene colpita una cellula, non solo vi è la creazione e l’esigenza di crearne tante altre, ma quelle già esistenti, nel timore di essere scovate, passano all’attacco. Un legame tra le varie cellule esiste nel quadro del jihadismo dello Stato Islamico. Molte di esse sono distinte e separate, ma si è certificato un legame anche familiare tra alcune di loro. Quindi, nel timore che una cellula possa essere in qualche modo identificata, passano subito all’attacco.

In che modo passerebbero all’attacco le cellule jihadiste dormienti?

Può essere un attacco semplice, e quindi con delle così dette ‘armi primitive’, o ‘armi bianche’. È possibile, anche, che svolgano attentati, magari inizialmente pianificati in maniera più articolata, più precisa, ma poi semplificati. In questi casi può verificarsi anche un fallimento d’esecuzione dettato dal cambio dei piani, e dalla fretta. Ad esempio, è possibile che, dopo aver pianificato un attentato ben strutturato, nella fretta di compierlo commettano qualche errore.

Quali possono essere gli errori commessi?

Un errore potrebbe essere la presa di contattato tramite le piattaforme social, o gli stessi telefoni. Se così fosse, le intercettazioni sui social e quelle telefoniche risalirebbero a loro.

Ma chi è che fa parte di queste cellule?

Molti di loro sono rientrati dai territori dove hanno acquisito un vero e proprio addestramento militare, o comunque ‘di intelligence’, nel senso che sanno operare nella massima clandestinità. Tanti altri hanno subito un addestramento meno efficace ed efficiente rispetto ad altri. In questo caso, si tratta di soggetti non abbastanza preparati. Molti altri, invece, vengono addestrati su internet.

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