venerdì, Settembre 18

Alleanza USA – Giappone: un matrimonio in salita Tra le conseguenze delle forzate dimissioni di Abe, c’è il futuro degli equilibri nella regione indo-pacifica, alla base dei quali c’è l’alleanza USA-Giappone, che ora, appare quanto meno instabile. Non è detto sia da salvare a tutti i costi

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Shinzo Abe è uscito di scena -il suo partito, il Partito Liberal Democratico (LDP), partito di maggioranza, al governo in coalizione con il Komeito, il 14 settembre voterà e sceglierà, tra i tre candidati in pista (Shigeru Ishiba, Fumio Kishida e Yoshihide Suga), il suo successore, il 16 settembre, poi, ci sarà la votazione sul nome uscito in entrambe le Camere della Dieta.
Tra le conseguenze delle forzate dimissioni di Abe, c’è il futuro degli equilibri nella regione indo-pacifica, alla base dei quali c’è l’alleanza USA-Giappone, che ora, secondo gli analisti, appare quanto meno instabile.

Abe, in questi otto anni -è stato il più longevo Primo Ministro nella storia del Giappone-, per un verso ha implementato l’attivismo giapponese nella regione, dall’altra parte ha rafforzato la sua alleanza con gli Stati Uniti, facendo attenzione, per altro, a mantenere canali aperti con i suoi grandi vicini, Cina e India.

La capacità di leadership ha permesso a Abe di portare avanti una serie di importanti riforme in materia di Difesa e politica estera. H«reinterpretato con successo la Costituzione pacifista del Paese per consentire al Giappone di esercitare il proprio diritto all’autodifesa collettiva, ha aggiornato le linee guida di cooperazione in materia di Difesa e controlli sulle esportazioni di armi, ha redatto la prima strategia di sicurezza nazionale del Giappone e ha istituito un segretariato per la sicurezza nazionale». Abe «ha guidato la regione indo-pacifica nella formazione dell’accordo globale e progressivo per il partenariato trans-pacifico», dando forma al suo concetto di una regione ‘Indo-Pacifico libera e aperta’ ha coinvolto Australia e India, ha riattivato il Quad, il raggruppamento strategico di Stati Uniti, Giappone, Australia e India. Tutto questo ha rafforzato il Giappone come potenza regionale, capace di ‘dialogare’ e cooperare con tutti, e ha rafforzato l’alleanza con gli Stati Unitisottolinea l’American Enterprise Institute, grazie anche alla sua abilità diplomatica che lo ha portato a ‘saper gestire’ Donald Trump e i suoi non pochi nervosismi nei confronti di Tokio.

Il successore di Abe, fino al voto del 2021, dovrà sostanzialmente gestire questa eredità, fin tanto che le prossime elezioni generali, che si dovranno tenere quando il mandato di Abe avrebbe dovuto terminare, decideranno chi sarà chiamato a guidare il Giappone negli anni a venire.

Da subito però, si pone il problema della tenuta del ruolo di Tokio nell’area, la quale molto dipende dall’alleanza Giappone-USA sulla quale molto aveva investito Abe. In ballo ora ci sono i negoziati sull’importo economico che il Giappone contribuisce agli USA per sostenere le forze statunitensi di stanza nel Paese.
Una trattativa che si preannuncia aspra, considerando i toni di Washington, l’ambizione reiterata di Trump di far pagare la parte maggiore dei costi associati all’hosting delle truppe americane ai Paesi ospitanti, Giappone incluso. Tokyo sarà pressata per aumentare in modo significativo il suo contributo finanziario.
Oggi in Giappone ci sono circa 50.000 soldati americani. Secondo l’accordo in vigore, Tokyo paga oggi 1,9 miliardi di dollari. La richiesta di Trumpsarebbe di portare tale esborso a 8 miliardi di dollari all’anno.

Se Trump venisse rieletto, su questo tema si potrebbe prospettare una lunga battaglia politico-diplomatica, nel corso della quale il Giappone si dovrà porre l’urgenza di ripensarela sua sicurezza e le relazioni economiche con gli altri Paesi, anche considerando che Washington diventerà ancor più isolata. Possibile che Trump decida, se il negoziato non dovesse sortire i risultati auspicati, una riduzione del numero dei soldati distaccati in Giappone, ma possibile anche il Giappone si ponga seriamente al lavoro per spostare l’asse delle sue alleanze.
Eppure oggi più che mai l’alleanza USA-Giappone è importante, e lo è per tutte due le parti.

La situazione nell’area è tutt’altro che distesa. Lapreoccupazione maggiore è per lo scontro in atto tra Cina e India. «Nuvole di guerra si profilano,mentre entrambe le Nazioni si preparano a impegnarsi in una guerra su vasta scala che potrebbe essere disastrosa per l’intera regione», afferma ‘Modern Diplomacy’. «Tanto è vero che i giornali britannici l’hanno definita la Terza Guerra Mondiale» con i due più grandi Paesi dell’Asia meridionale impegnati in uno scontro diretto. Dietro rischierebbero di portarsi un bel pezzo di Asia e di Medio Oriente.
Basta scrutare il quadro della situazione nell’areaper capire la gravità e le ripercussioni di un tale potenziale scontro armato. E per quanto riguarda gli Stati Uniti,
con un Trump fedelissimo alleato di Modi, e impegnato in un crescente scontro con la Cina -così come con l’Iran, e Iran e Cina hanno stretto un accordo di partenariato strategico), il Giappone si troverebbe in gravissima difficoltà, considerato la nuova politica di Abe nei confronti di Pechino. Ma anche gli Stati Uniti, già depotenziati dalla politica di disimpegno e di isolazionismo di Trump, e ora indeboliti pesantemente, anche dal punto di vista economico, dalla pandemia, entrerebbero in fibrillazione.

La Cina ha espresso la volontà di mantenere legami amichevoli con Tokyo, particolarmente funzionali considerato il contrasto sempre più infuocato con l’Amministrazione americana di Trump su questioni che vanno ben oltre il commercio Cina-USA, investono direttamente le potenze regionali asiatiche, trattandosi di Hong Kong, Taiwan e Mar Cinese Meridionale. Il ‘Global Times’, il quotidiano in lingua inglese del Partito Comunista cinese, in un editoriale di qualche settimana fa, l’ambizione alle relazioni amichevoli l’aveva espressa chiaramente: «la Cina deve ottenere il sostegno di Paesi come il Giappone»poiché ha «affrontato il contenimento strategico degli Stati Uniti». «Nel quadro dell’alleanza USA-Giappone, mantenere un equilibrio strategico tra Cina e Stati Uniti è conforme agli interessi del Giappone. Per quanto riguarda la Cina, dovrebbe cercare di creare un’atmosfera positiva per legami più stretti tra le due società».
Secondo gli analisti delle vicende politiche cinesi,
Pechino spera che il successore di Abe sia Yoshihide Suga. Suga ha lavorato come capo segretario di gabinetto di Abe dal 2012, conosce molto bene la politica distensiva che Abe ha condotto nei confronti della Cina, in particolare nell’ultimo periodo, si suppone per tanto cheerediterà la politica diplomatica di Abe, per la qualepotrebbe contare sul sostegno del Segretario generale del LDP, Toshihiro Nikai, da sempre vicino a Pechino. Il Center for Strategic and International Studies, ha indicato Nikai come il capo del ‘gruppo pro-Cina dell’LDP’. Suga si sostiene abbia già dichiarato di voler «costruire legami stabili con le nazioni vicine come la Cina», ponendo l’alleanza Giappone-USA come fondamento della diplomazia e della sicurezza di Tokyo, il che è in linea con la posizione di Abe, e contestualmente inviando agli Stati Uniti segnali che il Giappone manterrà una distanza ‘adeguata’ dalla Cina.

Gli Stati Uniti stanno andando al voto, è già questo se non altro congela l’attività dell’alleanza e rimanda le trattative sul contributo economico del Giappone. Ma il problema si porrebbe pesantemente, secondo gli osservatori, se il successore di Abe, fosse pure Suga, non avessel’abilità diplomatica di Abe nel gestire da una parte il rapporto con la Cina in equilibrio con il rapporto con un Trump rieletto, piuttosto che con il nuovo inquilino della Casa Bianca, e contemporaneamente la capacità di far fronte e placare gli ambienti giapponesi contrari all’alleanza con gli USA, piuttosto che al rapporto disteso con Pechino.

«L’ascesa e il comportamento sempre più aggressivo della Cina rappresentano una sfida generazionale per i leader giapponesi e americani. Con le dinamiche regionali in rapido cambiamento, potrebbe essere compito dei leader sia di Tokyo che di Washington approfondire ed espandere l’alleanza. Ma piuttosto che dedicare tutti i loro sforzi alle sfide esterne, la nuova leadership a Tokyo -e forse a Washington dopo le elezioni di novembre- potrebbe finire in una lotta difensiva per proteggere l’alleanza dai critici all’interno dei propri Paesi», afferma Zack Cooper dell’American Enterprise Institute.

Non sarebbe la prima volta che l’alleanza USA-Giappone viene criticata dall’interno, ricorda Cooper. «Per gran parte del primo periodo successivo alla Guerra Fredda, non era chiaro che l’alleanza sarebbe sopravvissuta, tanto meno prosperata. Gli osservatori americani si sono spesso lamentati della mancanza di una leadership stabile e prevedibile a Tokyo. Sotto Abe, il Giappone fondò l’alleanza, anche se la politica americana e la politica estera vacillavano. L’alleanza dell’America con il Giappone è più importante che mai. Ma senza Abe, i leader di entrambi i Paesi potrebbero presto guardare indietro agli ultimi otto anni con invidia».

Il futuro di questa alleanza per ora è incerto, nessuno dei due partner, per altro, ha alcun interesse a una accelerazione sulla via del rafforzamento. Il Giappone in particolare ha tutto l’interesse ad attendere le elezioni americane di novembre, certo, ma anche gli sviluppi dei processi in atto nell’area, a partire dal pericoloso scontro tra Cina e India, e poi le elezioni interne del 2020. Da qui ad alloramolte cose possono cambiare, e non è detto che il matrimonio allora lo si voglia per forza salvare. Nuove potenze stanno nascendo, lo spazio lasciato libero dagli USA si sta occupando, e neanche tanto lentamente.

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