lunedì, Dicembre 16

Alleanza militare pan-araba al palo

0

La Lega Araba ha annunciato che è slittato il previsto vertice in programma oggi al Cairo. Il Segretariato generale della Lega Araba ha, infatti, ricevuto una richiesta da parte del Governo saudita di posticipare il vertice dei ministri della Difesa dei Paesi arabi chiamato a riunirsi per siglare un protocollo di intesa mirato alla creazione di forza militare congiunta con il compito di intervenire nelle aree di crisi e garantire la sicurezza del mondo arabo; decisione che era già stata assunta a marzo durante il vertice della Lega a Sharm El-Sheikh, su proposta del Presidente egiziano, ma evidentemente con la spinta dei sauditi. La richiesta di rinvio è stata appoggiata dai delegati del Bahrain, Qatar, Iraq, Kuwait e dagli Emirati Arabi Uniti. Al momento non è stata fissata una nuova data per la riunione.

Non si sa ancora quali Paesi aderiranno alla forza congiunta, ma è certo che la leadership politica e la guida militare sarà dell’Arabia Saudita. Secondo gli analisti, le radici di questo progetto, affondano nelle ‘primavere arabe’, nel 2011 e si sviluppano nella contingenza dell’intervento saudita-egiziano nello Yemen degli ultimi mesi.
Le primavere iniziavano spazzare via i regimi dell’area, Riyadh intese il pericolo e cercò di affrontarlo assumendo provvedimenti interni -tutti tesi all’aumento delle disponibilità economiche della popolazione- e contestualmente attraverso il Consiglio di Cooperazione del Golfo operò perché sull’area a rischio insurrezioni si riversassero milioni di dollari di sussidi volti a frenare le rivolte e sostenere i regimi dell’area perché questi potessero far fronte alle rivolte.

Con la nuova forza pan-araba, Riyadh ha costruito qualcosa di molto più grande. Non solo per il numero di Stati arabi che potrebbero unirsi, ma anche perché l’Egitto è impegnato a essere un partner centrale.

Il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi avrebbe potenzialmente molto da guadagnare dalla partecipazione alla creazione di questa nuova forza -tanto per cominciare, gli aiuti finanziari sauditi che in questa fase sono essenziali per l’Egitto, oltre a gratificare gli ambienti militari e rinvigorire il Paese quale potenza militare dell’area-, ma avrebbe anche molto da perdere se, per esempio, dovesse vedersi costretto a partecipare più massicciamente di quanto stia accadendo al momento agli interventi sauditi nello Yemen -gli storici ricordano i precedenti, a partire dalla campagna fallimentare di Gamal Abdel Nasser, nel 1960 nello Yemen. Nello Yemen i sauditi non vogliono restare soli, né militarmente, né, tanto meno, politicamente. Da qui la spinta a creare la task force militare regionale. E però lo Yemen, nei timori e nelle strategie saudite, rappresenta solo la contingenza, il problema è ben più ampio, è quello della competizione strategica con l’Iran, non il potenziale militare, o nucleare di Teheran, bensì l’espansione della sua influenza politica nei Paesi arabi in grado di mettere in discussione i regimi che sono sotto l’influenza di Riyadh e poi la tenuta del regime all’interno dei suoi stessi confini.
Il post-primavere, gli ‘Stati falliti’, il settarismo, stanno arricchendo le fila degli estremisti islamici, i quali sempre più identificano tra i propri obiettivi primari le monarchie del Golfo, prima ancora che l’Occidente. Se il grande nemico di al-Qaida era l’Occidente   -cosa che più che turbare nel Golfo faceva gioco- il nemico primo dell’ISIS sono le monarchie del Golfo; lo Stato Islamico agisce nel cortile di casa di Riyadh, e ha la capacità di logorare il regime da dentro, facendo molti più danni di qualsiasi altro nemico potenziale. Quando l’Arabia Saudita ha capito questo, ha iniziato pigiare il piede sull’acceleratore delle difese, e tra queste rientra, appunto, la forza pan-araba.

Da parte egiziana, l’urgenza è la Libia, è su questo terreno che Il Cairo vorrebbe poter mettere in pista la nuova forza   -è di pochi giorni fa la notizia che Il Cairo sta cercando il sostegno dell’Algeria per colpire lo Stato islamico in Libia, altresì la Lega araba, per quanto in maniera soft, si è espressa sulla necessità di rispondere «in modo pronto ed efficace» all’appello dei rappresentanti libici del Governo di Tobruk per cacciare l’ISIS e ripristinare la sicurezza nel Paese.

Una task force militare regionale, dunque, che prima di essere un progetto militare è unoggettopolitico, in nuce molto più forte di quanto lo sia al momento la Lega, che da tempo ha perso credibilità sullo scenario internazionale. Da non sottovalutare, l’impatto psicologico della struttura sull’opinione pubblica araba e internazionale, il segno che gli arabi intendono tornare a prendere in mano il proprio destino, occidentali a parte.

Secondo alcuni analisti, l’alleanza militare potrebbe inaugurare nuove crisi regionali e intensificare quelli già esistenti, affilare le differenze settarie tra sunniti e sciiti, e complicare conflitti nazionali già aggrovigliati. La prova è sotto gli occhi: il coinvolgimento militare diretto saudita ha reso il conflitto nello Yemen più apertamente settario – gli Houthi, seguaci della setta sciita propaggine Zaidi, sono allineati con l’Iran sciita, principale rivale dei sauditi per l’influenza regionale.

Il rinvio del vertice previsto per oggi della Lega, nel contesto del quale si sarebbe dovuto finalizzare l’istituzione di questa forza, probabilmente è dovuto a scogli politici tra i Paesi che ne dovrebbero far parte, perché proprio le differenze politiche tra i diversi Paesi membri della Lega sono alla base delle difficoltà di creazione di questa forza. L’incontro di ieri tra il Presidente russo Valdimir Putin e al-Sisi è possibile che abbia un qualche ruolo costruzione dei supporti politici internazionali alla forza pan-araba. Nell’incontro si è parlato di lotta contro l’ISIS, della necessità di formare una larga coalizione per la lotta al terrorismo che comprenda anche la Siria di Assad.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore