giovedì, Dicembre 12

All’Iran sta mancando benzina nel motore del potere Le manifestazioni in Iraq e Libano dimostrano che Teheran non riesce più a controllare quella rete di influenze e di potere che lo hanno portato alla guida del Medio Oriente sciita. Le finanze che sostenevano il potere stanno venendo meno

0

L’Iran ha qualche problema. Il primo è il controllo del petrolio, il secondo il controllo delle popolazioni di Libano e Iraq. L’ordine dei problemi è intercambiabile, e i problemi sono interconnessi. Ridotto ai minimi termini, l’Iran, preso a pugni in faccia da troppo tempo dalla comunità internazionale, ha il problema di fondo di mantenere il controllo di quella rete di influenze e di potere che lo hanno portato alla guida del Medio Oriente sciita, la sua grande ricchezza, il petrolio, non lo sta aiutando e non lo aiuterà, si prevede, per tutto il prossimo 2020. La rete di protezione per impedire la caduta dell’Iran, già strangolato dalle sanzioni e connessa crisi economica e provato dal malessere sociale, sta venendo meno.

 Secondo alcuni osservatori,  il sistema iraniano di esercizio dell’influenza nella regione è fallito. A dimostrarlo ci sarebbero le rivolte in Iraq e Libano. Detto brutalmente ma molto efficacemente: «Teheran e i suoi delegati», leggasi Hezbollah,  il partito degli sciiti filo-iraniano «non sono riusciti a tradurre le vittorie militari e politiche in una visione socioeconomica; in poche parole, la narrativa della resistenza iraniana non ha messo cibo sul tavolo», per altro alla fine non lo ha messo, almeno non in abbondanza, neanche in Iran. 

Sin dall’inizio della rivoluzione islamica, sostengono gli analisti di ‘Foreign Policy’, l’Iran ha adottato «una politica chiara, a lungo termine volta esportare la sua rivoluzione nella regione, principalmente nei Paesi con una sostanziale maggioranza sciita. L’Iran è stato molto paziente e resiliente nell’attuare la sua politica, accettando piccole sconfitte con gli occhi sull’obiettivo principale: l’egemonia su Iraq, Libano, Siria e Yemen».
In modi e con risultati diversi ha raggiunto l’obiettivo in tutti i quattro Paesi. E’ riuscito infiltrare le istituzioni di suoi rappresentanti, ai quali ha garantito finanziamenti e armi. Non solo, fino a non poco tempo fa l’Iran era considerato molto attrattivo e forte.  Ma ora si trova davanti al problema della tenuta, l’Iran non riesce a tenere il potere conquistato.
Il motivo, secondo  ‘Foreign Policy’, è  che ha «trascurato un punto importante: una visione socioeconomica per mantenere la sua base di supporto», così come Hezbollah si è concentrato troppo sulla potenza militare,  mentre i suoi uomini in loco «invece di proteggere e servire il popolo, devono proteggere e servire gli interessi iraniani».  
Lo si è visto chiaramente durante le proteste libanesi: il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha deciso di schierarsi con le autorità contro la gente nelle strade. Errore fatale, secondo alcuni osservatori, per una forza che ha fatto della protezione dei deboli e dell’abbattimento delle ingiustizie sociali la sua bandiera. Non bastasse,  ci sono stati gli attacchi in strada contro i manifestanti da parte di uomini che si è sostenuto essere appartenenti a Hezbollah. Ieri  le milizie di Hezbollah e sostenitori del movimento Amal hanno distrutto e abbattuto l’accampamento di tende messe in piedi dai manifestanti a Riad Solh Square e a piazza dei Martiri, nel centro della capitale libanese. 

All’opposto, sempre ieri, in Iraq, l’influente leader sciita iracheno Moqtada Sadr ha raggiunto le migliaia di manifestanti antigovernativi a Najaf, città santa sciita a Sud di Bagdad. Poco prima, fonti all’aeroporto di Najaf avevano annunciato che l’ex capo della milizia in prima fila nelle manifestazioni anticorruzione, era atterrato dall’Iran a Najaf, dove risiede. Dall’inizio del mese, Moqtada Sadr aveva lanciato l’appello alle dimissioni del Governo in Iraq, teatro di violente contestazioni che hanno provocato quasi 250 morti. A Baghdad  e non solo, le cronache restituiscono milizie appoggiate dall’Iran che schierano cecchini sui tetti di Baghdad per uccidere deliberatamente i manifestanti. A  Kerbala, città santa per gli sciiti, dove la Polizia ha sparato sulla folla, sono stati i manifestanti a schierarsi contro l’Iran, infatti hanno bruciato i manifesti affissi lungo le strade che ritraevano Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran
Questi fatti, che coinvolgono i vertici religiosi, così come il ‘popolo’,  potrebbe indicare che la fedeltà sciita all’Iran nell’area sta venendo meno, che gli sciiti libanesi si stanno ribellando, loro che  sono sempre stati la spina dorsale del potere nazionale e regionale di Hezbollah, loro che, in molti,  ricevono salari e servizi offerti in abbondanza dall’Iran e da Hezbollah. Prebende in parte venute a mancare causa i costi che  Hezbollah ha dovuto sostenere nel suo intervento nella guerra siriana, e questo sarebbe uno dei motivi scatenanti la protesta. Il voltafaccia sarebbe disastroso per l’Iran, per quanto sembri presto per dirlo con certezza. 

Certo, l’Iran è nervoso, lo è anche  Hezbollah, perché gli attacchi ai manifestanti sicuramente non saranno dimenticati presto dai libanesi. Oggi Ali Khamenei, è intervenuto per la prima volta sulle proteste che stanno attraversando Libano e Iraq e ha invitato i manifestanti di entrambi i Paesi ad agire «nel quadro della legge»

Ora l’attenzione si concentra su cosa farà l’Iran, attraverso  Hezbollah e le milizie di riferimento. Si sostiene da parte di alcuni osservatori della creazione di movimenti contro-rivoluzionari messi in piedi da Hezbollah ma esterni al partito di Dio. Le recenti proteste mostrano che il potere dell’Iran è più fragile di quanto il mondo percepisca, sostengono gli analisti. 

Fragilità causata anche dalla situazione economica.
L’economia iraniana si è contratta del 4,8 per cento l’anno scorso e quest’anno la recessione è in peggioramento, l’economia si contrarrà del 9,5 per cento, mentre per il 2020 vedrà una crescita pari a zero, è quanto sostiene  il Fondo Monetario Internazionale (FMI).  «Le principali esportazioni iraniane, il petrolio, sono fortemente limitate e le importazioni sono crollate. Nel 2020 è prevista una certa stabilità nel livello della produzione, che culminerà in una crescita pressoché nulla», ha affermato l’FMI nel suo ultimo rapporto.

Causa lo scontro in atto con gli USA, la produzione di grezzo di Teheran è costantemente diminuita negli ultimi tre anni. La produzione, secondo i dati del FMI, dovrebbe passare da 3,49 milioni di barili al giorno nel 2018 a 2,29 milioni di barili al giorno quest’anno e 2,11 milioni di barili al giorno nel 2020.  Sempre secondo l’FMI, il Paese sarebbe in grado di pareggiare il bilancio solo se il prezzo al barile salisse a 194.60 dollari USA nel  2020, mentre nel 2019 avrebbe pareggiato se il barile fosse arrivato a 155,60  dollari. Gli analisti del settore parlano naturalmente di ‘impresa impossibile’, malgrado il Paese stia cercando di reagire soprattutto sulla raffinazione

La recessione non solo determinerà ulteriori tensioni all’interno, soprattutto ridurrà ulteriormente la possibilità per il Paese di sostenere finanziariamente il potere sulla sua area di influenza. Insomma: all’Iran sta mancando sempre più benzina nel motore del potere. Questi numeri spiegano bene il problema dell’Iran: il suo potere è più fragile di quanto a prima vista possa apparire.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore