giovedì, Ottobre 29

Alitalia ITA: quando un nome non è una garanzia, anzi Gli esperti internazionali del settore dell'industria aeronautica esprimono molte perplessità sul futuro della compagnia erede di Alitalia e pongono molte domande alle quali il governo italiano non ha ancora risposto

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Come sarà la nuova Alitalia e, soprattutto, quale futuro avrà? Se lo chiedono in molti, e dagli osservatori esteri i commenti non sono certo entusiasti. L’ultimo dei quali è giunto oggi, è quello di il quale osserva Linus Bauer, consulente dell’industria aeronautica e Visiting Lecturer presso la City University of London, il quale seccamente afferma che «cambiare nome non è sufficiente a prendere le distanze da una reputazione di inaffidabilità», non bastasse la bocciatura in tronco dell’antenata di ITA, Bauer aggiunge che «Il rilancio arriva in un momento sbagliato».

Il 9 ottobre il Governo ha firmato un decreto sul trasporto aereo per la creazione della nuova compagnia di bandiera italiana che dovrebbe nascere dalle ceneri di Alitalia -dopo mesi di lungaggini e dopo che Giuseppe Leogrande, Commissario unico di Alitalia ha chiesto al governo di affrettarsi a nazionalizzare il vettore, in quanto il fallimento era dietro l’angolo. La nuova Alitalia sarà battezzata con il nome di ITA (Italia Trasporto Aereo), avrà un suo logo, e, dice il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli che si pone «in netta discontinuità con il passato».
Proprio su questa ‘netta discontinuità’ si appuntano gli scetticismi degli addetti ai lavori oltre frontiera: che significa ‘discontinuità’ e come si opererà per raggiungere tale ‘discontinuità’?

Nome e logo a parte, la ‘carne’, si sostiene, sarà rappresentata da circa 6.500 dipendenti e quasi un centinaio di aeromobili, e, soprattutto, una dotazione finanziaria di 3 miliardi di euro e nessun fardello lasciato in eredità dall’antenata.

Tra 30 giorni la decisione sarà al vaglio delParlamento e poi alla Corte dei Conti, procedura che poi permetterà l’atto costitutivo di ITA. Ma attenzione: la Commissione europea dovrà poiapprovare il piano, visto che l’operazione ha tutta l’aria di una nazionalizzazione.
Se non ci saranno difficoltà, gli aerei della newco potrebbero entrare in funzione già all’inizio del 2021.

Due giorni prima del decreto di Roma, il 7 ottobre, le agenzie avevano informato che Margrethe Vestager, Commissario per la concorrenza dell’Unione europea, ha dichiarato che la Commissione europea deciderà presto se Alitalia dovrà rimborsare milioni di aiuti di Stato.Bruxelles sta indagando su un prestito ponte di 900 milioni di euro che l’Italia ha concesso ad Alitalia nel 2017 -quandoquando Etihad, che possedeva una partecipazione del 49% in Alitalia, si è sfilata, e il governo italiano ha iniziato a sostenere la compagnia aerea, mentre cercava di trovare un investitore privato, operazione poi fallita-, che non è stato rimborsato, e altri 400 milioni di euro all’inizio di quest’anno. Il 29 gennaio il Senato ha approvato quest’ultimo prestito, che doveva essere rimborsato con gli interessi entro sei mesi dall’erogazione. Secondo fonti ‘Reuters’, una decisione non dovrebbe tardare.

Il decreto firmato da diversi ministri– ha fissato anche il Consiglio di Amministrazione di ITA: oltre all’Amministratore Delegato Fabio Lazzerini e ilPresidente Francesco Caio, altri 7 consiglieri.
Caio ha una lunga esperienza internazionale come amministratore delegato e direttore generale di gruppi industriali e di servizi ed è stato consulente dei governi inglese e italiano per lo sviluppo della rete a banda larga, nonché commissario del governo nel 2013 per l’implementazione dell’Agenda digitale. Lazzerini è ex direttore generale di Emirates.

Il Ministro dell’Economia Gualtieri ha spiegato che l’obiettivo della newco è quello di porre «le basi per il rilancio del trasporto aereo italiano, attraverso la scelta di manager di alto livello e grandi competenze in grado di sviluppare e attuare un business plan solido e sostenibile», mettere in pista «un vettore di qualità in grado di competere sul mercato internazionale». E anche i propositi di Gualtieri fanno alzare il ciglio in segno interrogativo e stupito: ‘un business plan solido e sostenibile’, con l’obiettivo dunque di rendere competitiva ITA sul mercato europeo e internazionale, non pare esattamente una avventura da poco, soprattutto avendo presenti i fallimenti Alitalia e guardano alla crisi profonda che il mercato sta attraversando. Ancor di più se si considera che il CDA, per quanto abbia al suo interno professionalità di altissimo livello, è comunque espressione di una spartizione tra i partiti di governo perfettamente in linea con le ‘abitudini’ italiane.

La realtà è che al momento ci sono pochissimi dettagli su come sarà la nuova compagnia aerea nazionale italiana, affermano gli esperti del settore, l’unico punto chiaro è che la compagnia non sarà una low cost. Così le domande degli analisti del settore si fanno stringenti. In che misura verranno trasferiti aerei e personale da Alitalia a ITA? La compagnia aerea ha in programma di acquistare nuovi aerei? dato che di recente si è discusso di un possibile interesse per Alitalia nei 787? Alitalia continua a volare, quindi quando cesserà l’attività Alitalia? Fino ad allora quanti altri soldi il governo sarà disposto versare? Come si aggancia questo piano della newco con quanto in precedenza sostenuto circa il fatto che la nuova compagnia avrebbe rilevato il 100% degli asset di Alitalia? E, si chiedono i commentatori americani più pungenti: ‘Come farà tutta questa faccenda a non essere un disastro come lo è stata Alitalia, dal momento che le probabilità di successo per una compagnia aerea italiana di proprietà del governo sembrano piuttosto minime?

Linus Bauer, consulente dell’industria aeronautica, non è meno spiccio nel rispondere a questi interrogativi.

La nuova Alitalia si chiamerà ITA. Cambiare nome è una strategia efficace in termini di immagine?

Il nuovo nome e la nuova identità della neonata compagnia aerea rappresentano la volontà di rimarcare una netta discontinuità rispetto alla travagliata storia di Alitalia, tuttavia sembra complicato prendere le distanze dalla sua inaffidabile reputazione. Il nuovo cda avrà il suo da fare per trasformare questo piano di rilancio in un successo commerciale. Anche perché  da quando, dopo il fallimento, Alitalia ha subito l’intervento del governo, la sua storia è stata piena di investitori speranzosi e di crolli improvvisi.

L’epidemia di coronavirus ha colpito duramente il settore aereo…

L’attuale mancanza di domanda, a livello globale, significa per il successore di Alitalia, un debutto difficile in un contesto sfavorevole visto lo stato attuale dell’industria aeronautica. Il momento attuale non è l’ideale per rilanciare una compagnia aerea full service – soprattutto in un mercato, quello nazionale italiano, dove la consapevolezza dei prezzi da parte dei clienti è molto alta rispetto ad altri paesi europei come la Svizzera e la Germania. L’Italia è infatti uno dei più grandi mercati low-cost in Europa (con compagnie come Ryanair, EasyJet, Vueling). Negli ultimi anni, la crescente presenza di vettori low-cost sul mercato italiano ha portato ad una concorrenza spietata sul mercato nazionale di Alitalia. Oltre all’attuale mancanza di domanda e alla crescente complessità delle reti globali, il settore del lungo raggio è destinato a riprendersi più lentamente rispetto a quello domestico e di medio raggio.

 

Come riuscire ad essere competitivi nonostante i low-cost?

Ogni crisi è un’opportunità di migliorarsi. Gli errori del passato possono essere corretti. Per poter svolgere un ruolo di primo piano sul mercato europeo e internazionale come compagnia aerea sostenibile e competitiva di nuova formazione, l’attenzione di ITA dovrebbe focalizzarsi sulle principali rotte europee e sui mercati a lungo raggio. Una partnership con uno dei vettori low-cost, come ad esempio EasyJet per il mercato italiano, potrebbe essere fattibile (ad esempio: traffico aereo di raccordo tramite loro hub di Roma).”

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