sabato, Dicembre 14

Alitalia: dalla padella alla brace Rimettere a posto i conti e rilevare nuovi aerei per migliorare la veicolazione della compagnia non sarà facile

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Ennio Flaiano una volta disse: «la situazione politica in Italia è grave ma non è seria». Il suo aforisma sarebbe valido per ogni stagione, diciamolo, ma se poi andiamo a scorrere gli ultimi lanci delle agenzie su Alitalia, non possiamo che dar tanta ragione al giornalista pescarese scomparso negli anni Settanta.
Non è che in questo momento abbiamo voglia di randellare il nostro Esecutivo. Se ne danno tante e di santa ragione tra loro che insistere sarebbe più sgradevole che sparare a un piccione appena schiusosi nel nido. Per cui, proviamo sia pur con un po’ di fatica a mantenerci sui fatti.

Ieri mattina, come il nostro super Ministro Luigi Di Maio aveva ordinato di non voler più sentir parlare di rinvii, alla scadenza del termine ultimo e inderogabile per la chiusura della costituzione del consorzio per rilevare la compagnia aerea un tempo nazionale, sono state presentate le carte richieste. Non è stata l’offerta vincolante fatta alle Ferrovie dello Stato, che sarà la parte principale dell’impresa, ma sono stati formalizzati i nomi dei nuovi aspiranti attori che sarebbero stati pronti a far parte della nuova compagnia che, secondo le volontà governative, sbaraglierà la concorrenza e porterà il dovuto lustro al nostro Paese.

Già, non è difficile crederlo, perché peggio di quello che ha fatto il triunvirato pagato fior di euro, è difficile immaginarlo. E l’operazione ha seguito il suo protocollo, con la presentazione all’advisor di FS, Mediobanca di tutta la documentazione necessaria. L’impero fondato da Enrico Cuccia ha preteso le carte corredate da apposite garanzie per imprimere una svolta alla compagnia, che ricordiamo, è commissariata da più di due anni e che nella migliore delle soluzioni dovrà liberarsi di 740 dipendenti e 15 aeroplani in flotta.

E dunque le lettere sono arrivate: ha vinto Atlantia, sbaragliando il gruppo Toto, Claudio Lotito e German Efromovich, un imprenditore di origine polacca appena scacciato dalla guida della compagnia aerea boliviana Avianca. Lo ha deliberato il consiglio di amministrazione di FS, che ha individuato nel gruppo che fa capo ai Benetton, il partner da affiancare a Delta Air Lines e al Ministero dell’Economia e delle Finanze che, secondo legge, in base alla conversione degli interessi sul prestito ponte, non avrà una partecipazione superiore al 15%. E una percentuale simile dovrebbe andare a Delta Air Lines, che non ha però escluso di salire ulteriormente in una seconda fase, magari fino al 20%. FS dovrebbe detenere il 35%.

Atlantia S.p.A. è una società per azioni italiana. Oggi è la principale azienda nel mondo attiva nel settore delle infrastrutture autostradali con 14.000 km. di vie a pedaggio e la gestione degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino in Italia e anche dello scalo di Nizza Costa Azzurra in Francia, per un totale di circa 60 milioni di passeggeri in transito all’anno. Tra i principali azionisti si annoverano: Sintonia, contenitore di Edizione, holding operativa facente capo alla famiglia di Treviso, GIC Pte Ltd, Fondazione CRT, Lazard Asset Management, HSBC Holdings.

Nella nota diramata dai ferrovieri si legge che il nuovo gruppo inizierà a lavorare quanto prima con i partners individuati per condividere un piano industriale e gli altri elementi dell’eventuale offerta. La scelta del consiglio di amministrazione di Piazza della Croce Rossa esclude le altre tre offerte pervenute sempre ieri. La scelta a molti è sembrata scontata.

Ora, non è che andiamo sempre a cercare il pelo nell’uovo.
Ma dopo la gestione degli ultimi tempi di Daniele Discepolo, in sostituzione di Luigi Gubitosi, con Stefano Paleari e Enrico Laghi evidentemente non si è potuto fare di più. I risultati in un contesto del gigantismo mondiale sono stati positivi ma sicuramente senza entusiasmo. I ricavi da traffico passeggeri di questo giugno hanno registrato un incremento del 4,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e il numero di passeggeri trasportati è cresciuto del 2,2%. I voli di lungo raggio, i più remunerativi, sono cresciuti del 5.3%. Numeri che però, confrontati con le altre aziende di trasporto aereo, fanno sorridere.

Di Maio ha parlato di un successo che dimostra la bontà dell’operazione di mercato. E dobbiamo crederlo, anche se qualche perplessità non ci manca, perché poi, quando le cose non vanno per il verso dovuto, restano sempre i cittadini a dover ripianare i bilanci con le proprie tasse e non ci sembra che il modello ferroviario sia un grande esempio, visto che, a parte la tratta ad alta velocità Roma Milano, il resto dei collegamenti –chi fa uso dei treni regionali lo sa- sono indecenti.
Cosa accadrà ancora? Chi conduce la rete ferrata, sarà in grado, con i suoi burocrati, di mantenere il passo di una compagnia aerea, già disastrata di suo, con la gestione di scali internazionali e problematiche così distanti dalle sue mission? La mobilità è profondamente diversa e le pratiche di un vettore aereo sono diseguali. A che esperienza si potrà far riferimento?

Siamo onestamente perplessi. L’idea del vicepremier resta quella di una compagnia in grado di volare sul lungo raggio; e questo è possibile, basta che si ripristini la flotta degli aerei transatlantici, ma dati i costi, bisognerà che qualcuno finanzi l’operazione, che non è cosa semplice.

Occorre dimensionare la compagnia, questo è certo. E chiamare l’ex patron di Air One a Di Maio doveva esser sembrata la scelta giusta, anche se alla fine Toto non era stato capace di far sopravvivere gli aerei con l’airone blu sul pennone. Ma allora perché c’era tanto entusiasmo di riportare il costruttore nella compagnia aerea?

Chi ha un pizzico di memoria non avrà dimenticato che il vincitore di ieri sera è titolare delle concessioni autostradali italiane, compresa di quella che scorreva sul viadotto Polcevera che è collassato lo scorso agosto a Genova. Della scarsa conservazione è convinto il leader grillino, che ha addirittura ha postato un video, ripreso anche dal Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in cui parlando dell’opera di Riccardo Morandi, in definiva una tragedia annunciata, mettendo sotto accusa la scarsa manutenzione: «Noi andiamo avanti, i Benetton non ci fanno paura», aggiungendo come la revoca della concessione sia «un dovere non solo politico ma morale».
Non è un po’ strano tutto quanto sta accadendo? O meglio, buffo. Forse no, dal momento che Atlantia è assai ben vista dalla Lega, perché sono dell’area che rappresenta il bacino elettorale tra i più consistenti dell’altro vice premier. Quindi, una soluzione di compromesso, paradossalmente parallela a quella che avviene attualmente nel Governo italiano. E onestamente non ci sembra così efficace.

L’offerta vincolante avverrà a settembre.
Ma l’operazione è stata compiuta e questi nuovi capitani coraggiosi che vengono dal tessile ma che hanno fatto tanta strada, dovranno rimettere a posto i conti e rilevare nuovi aerei per migliorare la veicolazione della compagnia, che torna ad essere nazionale, a cui sarà chiesto di fare seriamente il proprio lavoro.

Nel voler portare turisti in Italia da ogni parte del mondo a testa alta, ci auguriamo che non si tratti di un’illusione che ancora nessun santo è capace di trasformare in miracolo. Con l’aria di sovranismo che tira in questo momento nel nostro Paese, non sono molti gli stranieri disposti a sentirsi insultati a casa nostra.

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