domenica, Ottobre 25

Alibaba 'nel pallone' Il colosso dell'e-commerce cinese compra il 50% del Guangzhou Evergrande

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Pare che tutto sia nato davanti a un drink nella vicina Hong Kong. Il matrimonio tra il Guangzhou Evergrande e Alibaba è stato suggellato da una firma tra il magnate del real estate Xu Jiayin e Jack Ma, fondatore e presidente della società di shopping online. Appena 15 minuti e il colosso dell’e-commerce si è aggiudicato il 50% delle azioni del principale club calcistico cinese, con base a Canton, per 1,2 miliardi di yuan (192 milioni di dollari). «E’ veramente economico. Non avevo idea di quanto potesse valere una squadra di calcio», ha dichiarato Ma in conferenza stampa. Eppure, stando a quanto riportato dal ‘South China Morning Post’, lo scorso mese il papà di Alibaba aveva rifiutato un’offerta simile per l’acquisto dell‘Hangzhou Greentown, altra squadra della CSL (la Chinese Super League, massima serie calcistica cinese), che al momento appartiene per il 96% delle sue quote a Song Weiping, boss di Greentown China, tra i principali promotori immobiliari del Paese.

L’accordo arriva in coda ad una serie di acquisizioni di alto profilo e in attesa del debutto in Borsa con cui Alibaba punta a raccogliere almeno 15 miliardi di dollari, segnando una svolta rispetto al core business perseguito fino ad oggi. Ai più scettici Ma risponde così: «Non importa che io non capisca niente di football. Non ne sapevo nulla nemmeno di vendite, e-commerce o di internet, ma questo comunque non mi ha impedito di andare avanti». Poi, motivando la mossa, ha scandito: «Il calcio è qualcosa che infonde felicità tra le persone, ed è proprio al felicità che mi ha persuaso a investire».

Nel 2012, con oltre 130 miliardi di euro, l’azienda dello shopping online ha fatturato più di eBay e Amazon messi insieme. Virare verso l’entertainment potrebbe servire ad assicurare ai propri siti mobile di e-commerce un flusso stabile di utenti. Sopratutto dopo che l’esplosione degli smartphone ha messo a dura prova il tradizionale sistema dello shopping online via pc, costringendo la società ad ampliare lo spettro delle proprie attività per non perdere clienti. Il processo di trasformazione ha preso il via alcuni mesi fa. A gennaio l’azienda ha cominciato a offrire videogiochi per dispositivi mobile attraverso la sua app di mobile e-commerce;  assunto il controllo del ChinaVision Media Group, a marzo ha istituito una società cinematografica a Hong Kong, mentre ad aprile ha acquistato una partecipazione del 16,5 % in Youku Tudou Inc., specie di Youtube in salsa di soia. Fino ad estendere i propri rami nel Sud-est asiatico, con l’acquisto del 10% del ‘Singapore Post’, lo scorso mese. Si stima che dall’inizio dell’anno la creatura di Jack Ma abbia già speso 6 miliardi di dollari in servizi finanziari, sanitari e d’intrattenimento.

Ora l’acquisto della capolista Guangzhou Evergrade potrebbe perfino accrescere l’appeal del colosso di Hangzhou, giacché il calcio -anche in Cina- costituisce tra i principali strumenti di marketing per via del numero di spettatori che inchioda davanti alla tv; più di qualsiasi altro sport. Nel 2013, la metà degli incontri sportivi trasmessi dalla China Central Television erano partite di calcio.

Con un patrimonio di 7,7 miliardi di dollari, Xu, leader di un impero tentacolare che va dallo sport al real estate, passando per l’acqua imbottigliata, ricopre la decima posizione nella classifica dei ‘paperoni’ stilata nel 2013 da Hurun, il Forbes cinese. Ma il business, si sa, in Cina più che altrove va a braccetto con la politica, e non stupisce, quindi, che il tycoon sia anche membro della Conferenza Politica Consultiva del Popolo, massima istituzione cinese con funzioni consultive. Più stretto ancora il nodo che lega il mondo del calcio alle alte sfere comuniste. I media di Stato raccontano che gli uffici presidenziali siano guarniti dalla foto di Xi Jinping mentre calcia un pallone sul tappeto verde del Croke Park di Dublino, nel 2012. D’altronde, il numero uno di Pechino non ha mai nascosto il desiderio di poter vedere la Cina ospitare e vincere i Mondiali, ai quali la nazionale cinese ha partecipato un’unica volta nel 2002, venendo eliminata al primo turno senza segnare nemmeno un goal. 

Lo scorso febbraio Greenlanad, il maggior sviluppatore immobiliare di Shanghai, si è trovato costretto a comprare l’utraindebitata Shanghai Shenhua proprio su pressione del Governo locale. Lo stesso Xu Jiayin, nel 2010, comprò la squadra di Canton dal Guangzhou Pharmaceutical Group per 100 milioni di yuan, dopo che il club era stato travolto in pieno da uno scandalo relativo alle partite truccate. Ora la raggiunta intesa tra Ma e Xu potrebbe avviare un nuovo periodo di ristrutturazioni per i club calcistici cinesi in affanno a causa del calo degli introiti registrato lo scorso anno. Nonostante le decine di migliaia di spettatori che affollano gli stadi, nel 2013, 14 dei 16 team della Chinese Super League sono risultati in perdita, mentre -secondo calcoli degli analisti sportivi- ogni sei yuan di investimenti, una squadra di calcio in media guadagna un solo yuan in vendite. Dati i tempi, l’acquisizione del Guangzhou Evergrande non sembrerebbe essere poi un grande affare. Almeno non in termini di business in senso stretto.

«L’Evergrande era in cerca di qualcuno con cui dividere la propria miseria e Alibaba ha accettato per ragioni di pubblicità e pubbliche relazioni», spiega alla ‘Reuters’ Doug Young, professore di giornalismo presso la Fudan University di Shanghai. Non è un caso che tre dei dieci più ricchi di Cina abbiano deciso di investire nel calcio. «C’è dell’ego dietro tutto questo, e un fattore di business», commenta Rupert Hoogewerf, editore di Hurun China Rich List. Nel 2013 l’Evergrande Real Estate ha riportato ricavi pubblicitari per 363 milioni di yuan (58 milioni di dollari) attraverso le sue squadre di calcio e pallavolo, mettendo a segno una crescita del 23% su base annua. Eppure, si stima che il nuovo accordo con Alibaba, nel giro di quattro anni, potrebbe fruttare a Xu un ritorno pari a 23 volte quanto speso nel 2010 per l’acquisto del Guangzhou Evergrande.

Negli ultimi anni, il football ha attratto soprattutto sviluppatori immobiliari propensi a sfruttare i club calcistici come veicoli promozionali per rilanciare le vendite delle case. Ben nove società della CSL sono dirette da magnati del real estate -compresi Greentown China, Guizhou Renhe, Greenland- mentre altri cinque team hanno ricevuto sovvenzioni da parte di gruppi strettamente legati al settore edile. E non hanno badato a spese. L’Evergrande Real Estate ha sborsato 1,2 miliardi di yuan per metter su una rosa da sogno, che lo scorso anno ha permesso al Guangzhou Evergrande -da due anni allenato da Marcello Lippi– di portarsi a casa l’AFC Champions League per la prima volta dal 1990.

Il trionfo della squadra di Canton ha ispirato società concorrenti, come lo Shanghai Luneng e il Beijing Guoan, entrambe costrette a strappare assegni da centinai di milioni di reminbi per assicurasi allenatori e giocatori di alto livello in grado di competere con il team del mister viareggino. «Il calcio cinese si è surriscaldato», spiega Liu Jingdon, consulente calcistico di huanhuba.com, «è prevedibile che, nei prossimi anni, nessuno dei club sarà più in grado di sostenere investimenti tanto massicci».

Ma c’è dell’altro. L’approdo di Alibaba al gioco più bello del mondo attesta che non sono soltanto i gruppi calcistici a essere a corto di liquidità. Proprio in virtù del cordone ombelicale che collega il football al mattone, l’accordo tra Jack Ma e Xu Jiayin la dice lunga sull’attuale andamento del real estate cinese. Gli ultimi mesi sono stati contraddistinti da vendite in calo e prezzi stabili. Dall’inizio dell’anno voci autorevoli quali Nomura, UBS, CIMB e George Soros hanno lanciato avvertimenti circa la tenuta del mercato immobiliare, definendolo il principale fattore di rischio per l’economia del gigante siatico. Nel primo trimestre del 2014, gli investimenti nel real estate sono crollati in quattro delle 26 province cinesi con un trend che non fa sperare nulla di buono per il futuro. Come riporta il ‘Wall Street Journal’, mentre gli addetti ai lavori paragonano la Cina al Titanic poco prima della rovinosa collisione contro l’iceberg, la vendita del Guangzhou Evergrande ha sollevato un’ondata di ottimismo tra gli investitori; appena diffusa la notizia del gemellaggio con Alibaba, le azioni della società sono lievitate del 3,3% alla Borsa di Hong Kong.

 

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