domenica, Novembre 17

Algeria: Bouteflika è andato via, ma i lupi sono ancora al potere La decisione di Bouteflika si spiega nel bisogno di sopravvivenza politica del FNL. Partito e generali hanno compreso che Bouteflika era indifendibile e il FNL rischiava di andare a picco assieme al leader. Progetto politico supportato dall’Occidente

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La ‘rivoluzione algerina’, iniziata 6 settimane fa, dopo l’annuncio del Presidente Abdelaziz Bouteflika  di voler accedere all’ennesimo mandato nonostante le sue critiche condizioni di salute, in queste ore ha conosciuto una prima vittoria. Dinnanzi alla impossibilità di reprimere la rivolta popolare, Boutejika ha presentato le sue dimissioni dalla Presidenza, chiedendo scusa per gli eventuali errori commessi.
Nelle strade di Algeri e in tutte le altre città algerine sono scoppiate manifestazioni di gioia che non si vedevano dal 5 luglio 1962, data della liberazione dell’Algeria dal giogo coloniale francese grazie al Front de Libération Nationale (FLN), che riuscì a vincere la ‘Guerre d’Algerie’, nonostante tutti gli sforzi bellici e crimini contro l’umanità commessi dalle truppe francesi e dalla Legione Straniera per non perdere l’importante colonia d’Oltremare.

Abdelaziz Bouteflika, nato a Oujda (Marocco), il 2 marzo 1937, si unì in giovane età al movimento rivoluzionario FNL, abbandonando gli studi. Durante la sua militanza e guerriglia nel FNL, Bouteklika riesce ad entrare nel potente ‘clan di Oujda’ (storia avvincente), che controlla il FNL. Alcuni membri del clan sono nomi famosi: Houari Boumédiène e Ahmed Ben Bella. Entrambi accederanno alla carica di Presidente. Dopo l’indipendenza,Bouteflika divine deputato nell’Assemblea Costituente e Ministro per la Gioventù e lo Sport sotto il Governo di Beb Bella.

Nel 1979 Bouteflika si aspettava di succedere a Boumédiène alla Presidenza, ma l’Esercito scelse un altro famoso leader FNL ed eroe rivoluzionario, Chadli Bendjedid. Bouteflika fu progressivamente messo ai margini.
Nel 1981 lasciò la politica e nel 1983 l’Algeria per stabilirsi negli Emirati Arabi, successivamente in Francia ed infine in Svizzera.
Nel 1989 rientrò in Patria e fu riammesso nella elite del FNL. Nello stesso anno, l’Esercito fece un colpo di Stato per impedire la vittoria del FIS (Fronte Islamico di Salvezza) nelle elezioni amministrative, dando inizio alla guerra civile scatenata dalle milizie terroriste islamiche che durò dieci anni.

In questo periodo, Bouteflika mantenne un basso profilo e nel gennaio del 1994 rifiutò l’offerta da parte dell’esercito di succedere al Presidente assassinato Mohamed Boudiaf, presumibilmente per evitare di chiedere il supporto dei partiti politici. Al suo posto, diventò Presidente il generale Liamine Zéroual.
Nel 1999 si candidò alle elezioni presidenziali come candidato indipendente sostenuto dai militari. Fu eletto con il 74% dei suffragi, secondo le fonti ufficiali. Tutti gli altri candidati si erano ritirati dall’elezione, denunciando sospetti brogli. Bouteflika successivamente organizzò un referendum sulle sue politiche per ripristinare la pace e la sicurezza in Algeria e per testare il consenso tra i connazionali dopo le discusse elezioni e vinse con l’81% dei voti, ma anche questo dato è contestato dagli avversari.

L’8 aprile 2004 fu rieletto con l’85% dei voti in un’elezione che i pochi osservatori dell’OSCE presenti sul campo descrissero come esempio di democrazia nel mondo arabo,  nonostante le contestazioni del rivale ed ex Capo di Gabinetto Ali Benflis. Alcuni avversari sostennero che l’elezione fosse stata truccata e sottolinearono il forte controllo statale sui mezzi di comunicazione.
Il 6 settembre 2007 fallì un attentato ai danni di Bouteflika. Nel centro cittadino di Batna, località  430 km a sud est di Algeri, un attentatore suicida si è fatto esplodere provocando quindici morti e centoquattordici feriti.

Vinti i terroristi islamici, Bouteflika si concentra a contenere la primavera araba giunta anche in Algeria. Un misto tra repressione e decreti economici per alzare un minimo il tenore di vita della popolazione affinché abbandonassero le idee rivoluzionarie.

È in questo periodo molto difficile che Bouteflika deve lottare anche contro un oscuro male divenuto segreto di Stato. Tra il 2005 e il 2019 Bouteflika è stato riceverato 8 volte in Val de Grace, Francia a Grenoble e a Ginevra.

Le proteste sono tornate scoppiare sei settimane fa, portandolo alle dimissioni. L’atto imprevisto di Bouteflika si spiega nel bisogno di sopravvivenza politica del FNL. I quadri di partito e i generali (che spesso sono gli stessi personaggi, come succede in Uganda, Rwanda, Egitto e altri Paesi africani), hanno compreso che Bouteflika era indifendibile e il FNL rischiava di andare a picco assieme al leader per lo più gravemente malato e prossimo alla morte. Bouteflika era l’ovvio sacrificio che il regime del FNL poteva offrire al popolo con l’obiettivo di sedare la rivoluzione e continuare a gestire il potere senza Bouteflika.
Un progetto politico supportato dall’Occidente, terrorizzato che l’Algeria piombi nel caos e diventi terra di miriadi di gruppi terroristici islamici.
Non è la prima volta che i dirigenti del FNL e dell’Esercito cercano di liquidare Bouteflika. Nel 2011 il Ministro degli Esteri Mourada Medelci evocò la necessità di un rinnovamento al vertice dello Stato. Nel maggio 2012, dopo aver sedato la rivolta interna al FNL, Bouteflika pronuncia il suo ultimo discorso pubblico.

La popolazione si è accorta di questa mossa, degna del Gattopardo, e, pur manifestando estrema gioia per le dimissioni di Bouteflika, è consapevole che i lupi sono ancora al potere.

Il partito di opposizione Rassemblement pour la Culture e la Démocratie (RCD) ha dichiarato che sono solo i cittadini a poter garantire una vera transizione democratica in Algeria. «Oggi abbiamo vinto una grande battaglia grazie alla mobilizzazione popolare. La lotta pacifica e determinata è la sola via per recuperare la dignità e la sovranità perdute e essere autori del nostro futuro. I cittadini che si sono mobilitati nelle strade ogni venerdì sono i soli a poter garantire una vera transizione democratica che sia una rottura con il sistema politico attuale, i suoi simboli, le sue pratiche e i suoi personaggi. I militanti della RCD continueranno la mobilitazione al fianco del popolo algerino fin quando la transizione sarà completata distruggendo l’attuale sistema», ha dichiarato il leader Mohcine Belabbas.

Anche il PT Parti des Travailleurs (Partito dei Lavoratori), in un comunicato stampa, ha sottolineato che le dimissioni del Presidente rispecchiano la volontà popolare ma tutti i responsabili che hanno partecipato attivamente nella repressione delle libertà democratiche devono andarsene. «Questa è l’unica condizione per una reale ricostruzione politica e istituzionale basata sulla sovranità del popolo».
Il PT avverte che il regime ha liquidato Bouteflika per fermare la rivoluzione in corso per mantenere intatto l’attuale sistema di potere. «Per queste ragioni il PT combatterà tutti i tentativi di fermare il movimento rivoluzionario e sottolinea che l’attuale sistema è un pericolo per il popolo e la Nazione. Un Governo di transizione controllato dal FNL è l’emanazione della volontà di potere del regime totalmente contrario alla democrazia».

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres fa da eco alle dichiarazione dell’opposizione algerina, affermando che la transizione in Algeria sia pacifica e democratica dopo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, elgiando la calama e la maturità dimostrate dal popolo algerino nella loro espressione di richiesta di cambiamento democratico. Secondo Guterres l’Algeria necessita di una transizione pacifica e democratica che rifletta il desiderio del popolo.

Timori e preoccupazioni sono fondati. Le dimissioni di Bouteflika sono opera del capo dell’Esercito algerino Gaid Salah, considerato come uno dei membri del circolo ristretto di potere del Presidente. Il generale Salah ha di fatto governato l’Algeria per conto di Bouteflika ammalato negli ultimi quattro anni. L’idea di Salah è stata appoggiata dalla maggioranza dei quadri di partito del FNL e degli ufficiali di Esercito e Polizia, oltre che dal sindacato algerino ufficiale UGTA (Union Générale des Travailleurs Algériens).

Secondo la costituzione algerina, alle dimissioni del Presidente il suo incarico viene assunto dal Presidente del Consiglio della Nazione, la camera alta del Parlamento, ed entro 90 giorni devono tenersi le nuove elezioni. Domenica sera, le televisioni di Stato avevano annunciato che Bouteflika e il Primo Ministro avevano nominato un nuovo Governo, che rimarrà in carica nel periodo di transizione. Questo Governo dai contorni non chiari sarebbe strettamente controllato dal Fronte di Liberazione Nazionale.

Le dimissioni di Bouteflika hanno rappresentato per la rivoluzione algerina una importante battaglia vinta, ma non la vittoria finale. La strada per la democrazia è ancora lunga e irta di ostacoli. I rivoluzionari non si devono attendere gran appoggi politici dall’Unione Africana, composta anche da Capi di Stato che si trovano nelle stesse condizioni di Bouteflika, come il sudanese Omar Al Bashir o il congolese Jospeh Kabila. La parziale vittoria della rivoluzione preoccupa molti regimi africani, compreso quello del Marocco in quanto le rivoluzioni sono contagiose soprattutto se vittoriose.

L’Algeria del dopo Bouteflika sembra avere tre soli scenari. Il regime riesce a soffocare la rivoluzione, instaurando un potere molto simile a quello del generale al-Sisi in Egitto. Scoppia la guerra civile creando uno scenario libico o siriano con forti infiltrazioni del terrorismo islamico. La rivoluzione democratica e pacifica riesce ad imporsi, a terminare il suo mandato politico, garantendo una vera democrazia in Algeria. Secondo molti esperti africani il primo scenario è quello più probabile.

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