domenica, Settembre 20

Alfano a Sarraj: ‘No a soluzione militare per risolvere la crisi in Libia’ Isis: pubblicato nuovo audio di al-Baghdadi. Catalogna: sindaco di Barcellona chiede intervento della UE

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«Bilancio dopo circa un anno di governo in Libia: più sicurezza, meno migranti. Ora puntare su crescita»: questo il tweet del ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha incontrato a Tripoli il presidente libico Fayez al Sarraj. Il ministro è andato in Libia per rinnovare l’impegno dell’Italia a sostegno dell’azione del Rappresentante Speciale Onu Salamé, al fine di favorire il dialogo politico tra parti libiche.

«Per l’Italia non vi è spazio per soluzioni militari alla crisi libica; al contrario, l’anniversario dei due anni dalla firma degli Accordi di Skhirat deve rappresentare l’occasione per rinnovare l’impegno collettivo a favore di una soluzione condivisa», ha ribadito Alfano al presidente Serraj, «Anche l’accoglienza che il Governo italiano ha riservato al generale Haftar a Roma, martedì scorso, si inquadra nello sforzo italiano di vedere unita la Libia».

Il ministro poi ha ribadito: «La cooperazione tra Italia e Libia è positiva, non solo con riferimento alla gestione dei flussi migratori. Permetterà di ristabilire gradualmente quelle condizioni di completa sicurezza che consentiranno lo sviluppo socio-economico e la crescita del vostro Paese». In mattinata alla Camera poi aveva aggiunto: «Ho avviato una discussione con le nostre Ong interessate a operare in Libia. Intendiamo sviluppare nuove iniziative nel settore della protezione dei migranti e dei rifugiati e favorire lo sviluppo delle comunità più colpite dal fenomeno e l’emergere di un diverso tipo di economia, fondata sulla legalità. Vogliamo fare la nostra parte per migliorare le condizioni dei migranti e dei rifugiati nei centri in Libia, anche nella prospettiva del superamento di queste strutture. Vogliamo che le ong italiane, con esperienza nel settore e in grado di operare nelle aree di crisi, diano un importante contributo, in coordinamento con le autorità libiche e tenendo conto delle prioritarie esigenze di sicurezza degli operatori».

«Nessuna delle nostre attività in Libia è condotta in forma unilaterale o contro la volontà del libici. Al contrario, tutte si svolgono su precisa richiesta dei libici stessi ed in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite», ha invece affermato la ministra della Difesa Roberta Pinotti. «Riconosciamo pienamente l’autorità del Consiglio presidenziale libico presieduto da al Sarraj ma riteniamo che ogni parte sia importante e necessaria per arrivare alla ricomposizione del quadro politico libico. Questa è la ragione per la quale il Governo ha ricevuto in questi ultimi giorni anche il generale Haftar». E ha confermato: «L’ Italia sta studiando, insieme alla Francia ed alla Germania, le soluzioni più efficaci per rafforzare le capacità dei Paesi della regione del Sahel, ovviamente nell’ assoluto rispetto della loro sovranità e autonomia. Qualora emergesse la necessità di avviare anche una missione a carattere militare o di polizia, il Governo la sottoporrebbe una specifica delibera al Parlamento».

L’Isis ha diffuso un nuovo discorso del suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi. Lo riferisce il Site, rilevando che si tratta della prima volta dopo le numerose voci sulla sua morte. L’ultimo messaggio audio era stato diffuso il 2 novembre dello scorso anno. A giugno la Russia aveva detto che Baghdadi era stato ‘probabilmente’ ucciso in un raid compiuto dall’aviazione di Mosca a Raqqa, considerata la ‘capitale’ dell’autoproclamato Stato islamico in Siria. Ma all’inizio di settembre il generale americano Stephen Townsend, comandante della Coalizione internazionale a guida Usa, aveva affermato che il ‘Califfo’ era probabilmente ancora vivo.

Andiamo in Catalogna, dove si apprende che il premier spagnolo Mariano Rajoy non è partito per il vertice informale Ue sul digitale a Tallinn per seguire da vicino il referendum sull’indipendenza. Ad appoggiare il referendum anche il Parlamento basco in un documento approvato con i voti del partito nazionalista moderato Pnv del premier Inigo Urkullu e degli indipendentisti di Bildu, nel quale il parlamento basco si oppone a qualsiasi misura repressiva dello Stato spagnolo per impedire lo svolgimento del voto.

Nel frattempo in una lettera ai colleghi delle 27 capitali Ue il sindaco di Barcellona Ada Colau ha chiesto una mediazione della Commissione Europea nella crisi catalana. La Colau parla di un conflitto che deve essere affrontato nella sua dimensione europea.

Alta tensione in Israele. Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, afferma di aver sventato dieci giorni fa un attentato armato che due arabi cittadini di Israele progettavano di compiere nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Secondo lo Shin Bet, si tratta di fiancheggiatori dello Stato islamico.

In Siria invece scontri nella regione di Dayr az Zor, tra miliziani dell’Isis e forze governative, sostenute da soldati russi e iraniani. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), secondo cui gli scontri avvengono nella città contesa, in parte controllata dai governativi siriani e in parte dall’Isis. Nell’area ci sono importanti giacimenti petroliferi e di gas.

Si stringe il cerchio intorno a Pyongyang. La Cina ha ordinato alle compagnie nordcoreane e alle joint venture miste sino-nordcoreane operative nel Paese di chiudere le attività nei 120 giorni dal via libera alle sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 12 settembre.

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