domenica, Marzo 24

Alex Zanotelli: giornalisti italiani ‘rompete il silenzio sull’Africa!’ L’appello per una corretta informazione sull'Africa per contrastare la propaganda della destra europea che sta producendo la paranoia dell'invasione e la xenofobia noi lo abbiamo raccolto da anni

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Padre Alex Zanotelli, missionario italiano in Africa della comunità dei Comboniani è un profondo conoscitore del continente, impegnato nel sostegno dei poveri che vivono nelle dure realtà degli slums di Nairobi, Kenya e direttore della rivista ‘Mosaici di Pace’, dove non si risparmia nelle denunce sociali che riguardano anche le malefatte del Governo italiano in Africa. La scorsa settimana Padre Zanotelli ha lanciato un appello ai giornalisti italiani affinché offrano una corretta informazione sull’Africa per contrastare  la propaganda della destra europea che sta producendo la paranoia dell’invasione e la xenofobia, con il chiaro intento di provocare una guerra tra poveri e distogliere i cittadini europei dai reali problemi creati dalla dittatura della Finanza, principale fattore del fallimento del ‘sogno di una Europa Unita dei Popoli’. Zanotelli individua il fenomeno dei flussi migratori non come una emergenza, ma come un problema strutturale dell’attuale sistema economico finanziario, che ha trasformato il Mare Nostrum in un ‘Cimiterum Nostrum’, dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e «con loro sta naufragando l’Europa come patria dei diritti».

 

Dinnanzi a questo crimine contro l’umanità e le responsabilità dell’Occidente che «i nostri nipoti ci diranno quello che noi oggi diciamo dei nazisti»,  Padre Zanotelli si rivolge ai giornalisti italiani invitandoli a rompere il vergognoso silenzio stampa sull’Africa, forzando i media italiani a offrire una corretta informazione sul continente e spezzare la subdola quanto pericolosa propaganda elargita all’opinione pubblica che dipinge l’Africa non come una terra di futuro e speranza per l’umanità, ma come una minaccia dalla quale difendersi innalzando muri e «aiutandoli a casa loro».

L’Indro’ da anni si impegna a far conoscere al pubblico italiano i drammi e le potenzialità del continente africano grazie al lavoro di giornalisti che non raccolgono veline di agenzie stampa, bensì raccontano i fatti di cui sono testimoni diretti, consapevoli dei rischi che corrono, ma sorretti dal dovere morale di raccontare cosa realmente succede in Africa. Giornalisti consapevoli del dovere di raccontare la realtà che i potenti vogliono che rimanga nascosta, consapevoli che in assenza di una libera informazione esiste solo propaganda. Giornalisti che qualcuno definisce «discussi e discutibili», in realtà testimoni del tempo che vivono. Giornalisti che per codice morale non trasformano l’informazione in opportunità di lavoro o di lucro, in quanto sorretti dalla convinzione che l’informazione non è merce da contrabbandare. Giornalisti amanti della libera informazione e grati a ‘mamma Africa’ che li ha accolti senza farli sentire stranieri. Giornalisti che rispondono solo ad un credo: «A voi l’informazione a noi il saldo delle conseguenze di quello che raccontiamo».

La nostra testata in questi anni si è caratterizzata come uno dei rari quotidiani italiani che segue costantemente le vicende africane, rompendo con gli schemi classici dell’informazione eurocentrica sull’Africa, facendo parlare i protagonisti del continente, e attingendo le proprie fonti dalla gente comune, dagli attivisti della società civile,  dagli esperti, dalle vittime delle ingiustizie, dai giovani che stanno costruendo a fatica un futuro diverso, migliore. Tutti rigorosamente africani. L’informazione che offre ‘L’Indro’ sul continente è informazione non sull’Africa, ma proveniente dall’Africa, rivolta all’Occidente e in particolare all’Italia. Informazione a volte scomoda, in quanto mette in discussione, con dati di fatto alla mano, il concetto eurocentrico del continente e svela le malefatte di potentati occidentali, italiani compresi, che compiono i loro crimini in quella terra, sicuri di essere protetti dal muro di silenzio e di omertà che la maggioranza dei media occidentali ha eretto riguardo al cosa succede realmente in Africa. Così ‘L’Indro’ è inconsapevolmente diventato una delle rare fonti di informazione per i popoli africani soggiogati da orrende dittature. In Burundi, per esempio, il nostro quotidiano è una fonte libera di informazione e i suoi articoli sulla crisi che attanaglia da tre anni il Paese, vengono tradotti e fatti circolare clandestinamente in quanto il sito è stato bloccato dalla censura di regime.

In effetti ‘L’Indro’ è stato l’unico quotidiano italiano che ha seguito ogni settimana la caotica e drammatica crisi nel Burundi, iniziata nell’aprile 2015, rivelando le pesanti responsabilità occidentali, i traffici di armi e i sostegni occulti al partito razial-nazista del dittatore Pierre Nkurunziza. Il primo quotidiano italiano a denunciare i rischi di genocidio in Burundi, prima che questo rischio fosse riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2017.

Altre crisi sono costantemente seguite, come la guerra civile in Sud Sudan, o la resistenza morale e politica della Chiesa cattolica dinnanzi allo strapotere della dittatura del Presidente Joseph Kabila nella Repubblica Democratica del Congo. Resistenza per la quale la Chiesa cattolica sta pagando un duro prezzo di sangue. Nel raccontare le crisi africane si pone sempre l’accento sui reali motivi di esse, spesso legati alla logica di rapina delle risorse naturali e ostentata volontà occidentale di mantenere il controllo politico economico sul continente.

L’informazione sull’Africa proposta da ‘L’Indro’ non si ferma ai drammi. Particolare attenzione è rivolta alle potenzialità del continente, considerato dai più illustri esperti il futuro polo economico mondiale, attraverso attente analisi economiche e osservazioni critiche sulle emergenti potenze mondiali (Russia, Cina, India, Brasile) e la loro interazione con il continente africano. Il nostro giornale si avvale di giornalisti italiani che vivono in Africa, ma anche di giornalisti africani che, rispetto ai primi, hanno il pregio di raccontare gli avvenimenti da un punto di vista strettamente africano e, nei loro articoli, evidenziano una realtà nuova che l’Occidente si rifiuta di accettare: l’Africa si sta evolvendo, consapevole di essere destinata a diventare il centro nevralgico della economia mondiale.

Di seguito pubblichiamo l’appello di Padre Zanotelli ai giornalisti italiani, nella sua versione integrale orgogliosi di contribuire alla corretta informazione sull’Africa, unica arma per contrastare l’ignoranza, il razzismo e la xenofobia dilaganti nella vecchia e stanca Europa, restia ad accettare la sua realtà di declino fine impero e terrorizzata dalla necessità di dover mettere in discussione i propri valori e condividere dei nuovi originati da popoli e culture fino ad ora considerate “Barbare’ e non sviluppate.

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. 

Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. 

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. 

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa».

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