mercoledì, Ottobre 28

Alesix Tsipras, un faraone greco travestito da Mosè L'uomo che i greci avevano scambiato per il 'Salvatore' punta al 'governatorato' della colonia tedesca

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Recita un adagio egiziano: «Potresti pensare che sia Mosè, ma in realtà è il Faraone». Attraverso il Mediterraneo, da una grande civiltà a un’altra, quel detto risuona ad Atene, oggi, e poi domenica, quando i greci si recheranno alle elezioni politiche anticipate.

Alesix Tsipras è giovane ma non è nuovo alla politica. Ha portato al potere Syriza, il partito greco di sinistra radicale, promettendo da vero democratico di porre fine alla tirannia della Troika e di contrastare i poteri stranieri che stavano lacerando la società greca, riducendone la fiducia in un futuro migliore a una condizione di premorienza al cardiopalmo indotta dall’istinto di sopravvivenza, e distruggendo così la democrazia greca. Per un popolo che la democrazia l’ha inventata, quella tirannia era un’offesa imperdonabile.

Da decenni, nessun altro Paese in Europa aveva conosciuto una situazione economica tanto insostenibile quanto quella greca: la devastazione tipica di una guerra, non di una recessione. Ma non era solo questo a premere. L’umiliazione subita dai greci alle dichiarazioni dei tecnocrati europei (gente che quando sente il nome ‘Socrate’ pensa a un calciatore brasiliano) era senza precedenti   -dal Presidente del FMI Christine Lagarde, che invitava i greci a pagare le tasse quando lei stessa non le paga, all’umiliante retorica paternalistica di una Germania che non aveva ancora esorcizzato la propria anima dai demoni di un passato fin troppo importante per gli europei per essere dimenticato.
Una retorica che non era mera espressione di una posizione governativa intransigente, poiché proveniva in egual misura dai leader di Berlino e dalla stampa tedesca, che diffondeva atroci menzogne e stereotipi deplorevoli sui greci e sulla loro situazione.
Ciò avveniva sotto lo sguardo di un’Europa che si era stretta attorno a Berlino e a un sistema bancario guidato da avvoltoi affamati e insaziabili. Gli stessi avvoltoi che avevano contribuito a mettere la Grecia in quella situazione, con un debito che ben sapevano non si sarebbe potuta permettere. Il popolo greco, già oppresso da un sistema vicino all’usura, ha fatto tanto per ripagare quel debito, pur se lasciato inerme a lanciarsi dal paracadute; un circolo vizioso che nessun Paese potrebbe sostenere. Oltre al danno la beffa: le sventure della Grecia hanno fatto guadagnare, seppure indirettamente, 100 miliardi di euro alla Germania, facendo scendere i costi delle operazioni di prestito per Berlino, a causa della moltitudine di investitori nei bond tedeschi e il conseguente calo dei loro tassi d’interesse.

Per salvarsi da un destino tanto tragico, i greci hanno fatto appello a tutta la loro democrazia, la loro storia e la loro cultura. Il centro destra e il centro sinistra avevano concesso quasi tutto alla Troika e a Berlino, senza tenere conto del prezzo da pagare per il popolo greco. E strazianti erano le storie di miseria causate dalla piaga dell’austerità che ha contaminato la Grecia. Ne sono derivati povertà, nuovi casi di depressione, suicidi, violenza e, quel che è peggio, una totale perdita di speranza in tutta la società greca.

Quelle catene dovevano essere spezzate. E così i greci hanno optato per Syriza e per il suo leader, l’affascinante Alexis Tsipras. Hanno compiuto l’ultimo disperato tentativo, esercitando la democrazia con la competenza e la libertà che soltanto i suoi inventori potevano dimostrare.
E, dal canto suo, Tsipras è stato geniale: ha atteso pazientemente e ha galvanizzato le sue truppe, ha fatto sentire la sua voce, esprimendo quello che così tanti greci avevano bisogno di dire. In questo modo, Syriza si è fatto strada e ha preso slancio, mentre il centro-destra e il centro-sinistra ripiegavano ai margini del potere, a causa degli effetti devastanti delle loro politiche di totale abbandono alla Troika.

A gennaio uno stallo al Vouli, il Parlamento greco, era venuto a causare immediate nuove elezioni. Tsipras promise che se fosse divenuto il Primo Ministro del Paese avrebbe messo fine alla Troika e avrebbe stabilito con l’Europa un rapporto alla pari. I greci votarono, dando la maggior parte dei seggi al suo partito, che dovette far ricorso soltanto a una coalizione di minoranza, il partito nazionalista Anel.
Quella delle elezioni, il 25 gennaio, fu una notte d’euforia per i greci. Tsipras si rivolse loro con un significativo ‘Ateniesi’, rinnovò le sue promesse, inviò un messaggio forte a Berlino e alla Troika. E camminò orgoglioso, senza cravatta, tra i suoi concittadini.

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