giovedì, Ottobre 29

Al-Sisi ha finanziato la campagna elettorale di Trump? Secondo una esclusiva della ‘CNN’, è quello che ipotizzava una complessa e segretissima indagine durata più di tre anni e conclusasi con un nulla di fatto

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La ‘Cnn’ ha rivelato oggi, in un servizio in esclusiva, l’esistenza di un’indagine durata più di tre anni, prima e dopo l’indagine del super-procuratore Robert Mueller, e rimasta segreta sui flussi di denaro di una banca statale egiziana con cui sarebbe stata finanziata la donazione di milioni di dollari di Donald Trump alla sua campagna elettorale del 2016. Il reato su cui hanno indagato gli uomini di Muller era quello di finanziamento illecito dall’estero.
La legge sul finanziamento delle campagne elettorali proibisce i contributi politici stranieri alle campagne per cariche pubbliche. Un legame finanziario tra un Presidente in carica e un Paese straniero potrebbe avere conseguenze esplosive per la sicurezza nazionale.

Pare che Trump in privato (e neanche tanto) definisse il Presidente Abdel Fattah al-Sisi il mio dittatore preferito’, e al-Sisi era stato, per altro, il primo presidente a congratularsi con lui per la vittoria nel 2016. Ora la politica dell’Amministrazione Trump nei confronti dell’Egitto potrebbe essere passata al setaccio.

L’inchiesta è stata tenuta così segreta che fu bloccato un intero piano di un tribunale federale a Washington per consentire procedimenti a porte chiuse davanti al Gran Giuri’ nel tentativo di ottenere i registri della banca.

L’inchiesta è stata una parte significativa dell’attività di Mueller e si è chiusa quest’estate con il rigetto della Corte Suprema ad aprire un processo, ma non è mai stata resa nota al pubblico. Gli inquirenti non sono mai riusciti a dimostrare il collegamento fra la banca egiziana, di cui la ‘Cnn’ non fa il nome, e la campagna di Trump 2016.

La ‘Cnn’ è venuta a conoscenza dell’indagine egiziana da una decina di fonti, oltre che attraverso indizi nei registri pubblici, compresi i documenti del tribunale appena rilasciati e i sommari delle interviste ai testimoni di Mueller, chiamati ‘i 302’, che ‘Cnn’ e ‘Buzzfeed’ hanno ottenuto ricorrendo alle vie legali (il Freedom of Information Act).

Il Dipartimento di Giustizia ha confermato che quando l’ufficio dell’avvocato speciale ha chiuso nel 2019, Mueller ha trasferito ai procuratori di Washington un’indagine in corso sui contributi alla campagna elettorale estera. Alcune fonti della ‘Cnn’ hanno confermato che il caso, che Mueller aveva chiamato ‘indagine sul contributo estero alla campagna elettorale’, era in realtà l’indagine sull’Egitto.

L’esistenza dell’indagine è stata confermata in settimana da un alto funzionario del Dipartimento di Giustizia che ha risposto alle richieste della ‘Cnn’: «Il caso è stato esaminato prima dagli investigatori del Consiglio Speciale che non sono riusciti a portare un caso, e poi è stato esaminato dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti, e dai procuratori della sezione di sicurezza nazionale, che non sono stati in grado di costruire un caso. Sulla base delle raccomandazioni sia dell’FBI che di quei procuratori, Michael Sherwin, il procuratore Usa in carica, ha formalmente chiuso il caso a luglio».

L’indagine era nata da notizie, anche da parte di un informatore, secondo le quali potrebbero esserci stati soldi da una banca egiziana che ha finito per sostenere l’iniezione dell’ultimo minuto di 10 milioni di dollari di Trump nella sua campagna del 2016, secondo due delle fonti del network tv.

Trump era stato ben lontano dallo spendere i 100 milioni di dollari dei propri soldi per la sua campagna, come aveva inizialmente promesso. Meno di due settimane prima del giorno delle elezioni, Trump ha staccato alla sua campagna un assegno da 10 milioni di dollari, definendolo pubblicamente un prestito. I registri finanziari della campagna lo hanno mostrato come il suo singolo più grande contributo politico, e, secondo la testata che ha firmato l’esclusiva, tali fondi non sono mai stati rimborsati. Da qui l’ipotesi che quei 10 milioni di dollari arrivassero da Il Cairo.

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