sabato, Agosto 8

Al-Qaeda: l’araba fenice rinasce, dalle ceneri ISIS L' intervista a Silvia Carenzi, ricercatrice del programma 'Radicalizzazione e terrorismo internazionale' dell' ISPI

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Come vanno letti questi cambiamenti?

Inizialmente, si pensava che si trattasse di mere operazioni di “riverniciatura”, essenzialmente superficiali e concordate in anticipo con la leadership. Recentemente, invece, sono emersi altri aspetti: questa frattura potrebbe essere ben più profonda di quanto non appaia a primo acchito. Rimproveri e critiche sono giunti da Ayman al-Zawahiri, leader di al-Qaeda , e anche da ideologi di punta come Abu Muhammad al-Maqdisi; varie figure fedeli alla leadership qaedista, poi, hanno abbandonato HTS. Parallelamente, sono sorti nuovi, piccoli gruppi, “lealisti”, composti prevalentemente da disertori di HTS, e che intendono proporsi come i veri seguaci di al-Qaeda in Siria. Uno di questi è “Tanzim Hurras al-Din”, gruppo che si è ufficialmente formato lo scorso febbraio. Come osserva Tore Hamming, forse al-Qaeda  – intesa come organizzazione, nel suo insieme – non è più “organicamente” presente nel teatro siriano tramite HTS. Piuttosto, potrebbe essere meglio parlare di una presenza “informale”, data da individui e nuclei lealisti. Sarà necessario osservare l’evoluzione dei rapporti tra il coreqaedista, HTS e i nuclei lealisti in Siria.

I media sostengono che ora, con la caduta dell’ISIS, al-Qaeda  rappresenta la più grande minaccia jihadista su scala globale. È vero che, con la caduta del Califfato, al-Qaeda  dunque ne è uscita rinforzata? Perché? Quali sono le dinamiche che hanno portato a questa equazione? 

In realtà trarre delle valutazioni conclusive sulla maggiore o minore “pericolosità” di al-Qaeda  rispetto allo Stato Islamico risulta difficile. In primis perché la pericolosità non è definibile in modo univoco. In secondo luogo, poiché ad elementi di rischio si affiancano elementi di incertezza – e poiché le dinamiche interne alla galassia jihadista sono caratterizzate da una certa fluidità. Infine, poiché la situazione può variare a seconda del quadrante regionale. Concentrandosi sullo scenario siriano, l’adozione di una strategia di lungo termine – più pragmatica – ha rappresentato un punto di forza per al-Qaeda. Le successive dinamiche di frammentazione interna e gli attriti con HTS – come visto – sono una significativa sfida per il gruppo. Negli ultimi anni, sembra che al-Qaeda  abbia privilegiato una strategia imperniata sulla dimensione locale. Tuttavia, nei suoi proclami, al-Zawahiri non ha esitato a far riferimento al cosiddetto “nemico lontano”. Pertanto, bisognerà anche vedere come il gruppo cercherà di bilanciare focus locale e ambizioni globali.

 Da dove provengono i finanziamenti ad al-Qaeda? Che tipo di fondi sono? Le armi invece? Quali armi possiedono e da dove arriverebbero?

I fondi cui ha avuto accesso HTS hanno diversa provenienza: donazioni da parte di privati, riscatti per gli ostaggi rapiti, proventi derivanti dalla vendita di idrocarburi, dalla tassazione della popolazione locale, dall’estorsione di denaro, ecc. Vi è poi l’acquisizione dei beni e delle armi degli oppositori sconfitti (in primis il regime), nonché tramite la fusione con altre formazioni. 

 Di quanti miliziani stiamo parlando? E di questi, si sa quanti provengono dalle fila dell’ISIS?

È difficile offrire stime precise. Ad ogni modo, se parliamo della presenza di al-Qaeda  stricto sensu in Siria – ovvero dei “lealisti” che hanno defezionato da HTS –, probabilmente si tratta di 2.000-3.000 miliziani. Se viceversa, ci si riferisce all’“ex” al-Qaeda  in Siria, cioè HTS, allora le cifre sono più elevate: secondo un recente report del CSIS, circa 10.000-14.000 combattenti. Per quanto riguarda le singole defezioni da ISIS a al-Qaeda  , non sono disponibili cifre.

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