sabato, Agosto 8

Al Qaeda vs Stato Islamico

0
1 2


Qualcuno si era persino dimenticato che esisteva eppure in questi ultimi due anni, oscurata dall’ombra del crescente Califfato, Al Qaeda ha continuato a crescere incessantemente.
Sotto il profilo internazionale le due organizzazioni – IS (Stato Islamico, già ISIS) e Al Qaeda – si mal sopportano a vicenda, e i motivi di tale astio sono innumerevoli. Ad un occhio poco allenato i due network del terrore potrebbero avere intenzioni uguali e sarebbe ipotizzabile una fusione in chiave anti-occidentale per meglio sfruttare risorse e competenze. Non è così, Stato Islamico e Al Qaeda si prefiggono scopi diversi, il primo vuole creare ex novo un Califfato basato sul più rigido dettame islamico, la seconda desidera liberare i luoghi di culto dell’Islam dall’invasione occidentale. Partendo da questi obbiettivi – diversi -, si possono evidenziare le innumerevoli sfaccettature che diversificano l’operato delle due fazioni, modus operandi in prima linea.

Lo Stato Islamico ha un metodo di reclutamento a tutto tondo, che coinvolge social network, reti informali di conoscenze e propaganda tramite video e comizi virtuali. I soggetti che aderiscono all’organizzazione sono giovani, con un profondo e distorto senso della religione, in cerca di un riscatto sociale e che trovano nell’Islam più radicale una copertura e una protezione. Questi giovani militanti spesso sono immigrati di seconda generazione che non hanno trovato posto né nella società occidentale né in quella di origine, il senso di perenne inadeguatezza li avvicina ad un gruppo sociale che li include e tende a farli sentire parte di qualcosa di importante. Il sottile gioco psicologico dell’IS è un aspetto magistrale nella conduzione della jihad di Abu Bakr al-Baghdadi che ha fatto breccia nell’unica cosa che l’Europa e il mondo non possono controllare: l’integrazione.

I giovani che si avvicinano a questo mondo sono usati, in senso letterale, per diversi scopi i più importanti dei quali sono la propaganda, la ricerca di nuovi adepti e gli attentanti. Quest’ultimo aspetto è quello che noi meglio conosciamo perché ci riguarda da vicino e tende a modificare il nostro stile di vita anche inconsciamente. Ma come può il metodo di reclutamento influire sulla messa in opera di un attentato? Essendo ragazzi per lo più molto giovani, con capacità economiche limitate e considerati i sempre maggiori controlli verso quelle zone del mondo come Siria, Iraq ed Afghanistan, le milizie addestrano le reclute tramite messaggi preconfezionati su internet.

E’ ormai cosa risaputa che gli jihadisti utilizzano il deep web per scambiarsi informazioni e nozioni sulla fabbricazione di ordigni e su come condurre attentanti, ma quello che manca a questi commando è la pratica. Imbracciare un fucile sembra un’operazione facile, tutti lo possono fare, ma tra l’imbracciarlo e il saperlo usare c’è di mezzo il mare della competenza. Guardare qualche video su internet e scambiare messaggi con qualche sedicente guerrigliero non potrà preparare nemmeno lontanamente l’attentatore agli effetti fisici e psicologici dell’uso di un’arma vera in un contesto particolare come luoghi pubblici e affollati. L’attentato di Parigi del 13 Novembre scorso ne è l’esempio. Nonostante gli uomini armati siano stati capaci di coordinarsi grossolanamente, l’operazione terroristica è stata condotta in modo sommario, con nozioni militari minime e una componente emotiva che ha inciso al ribasso sul numero di vittime.

Lo scopo di mietere vittime è stato raggiunto, è anche quello di diffondere un terrore dilagante, ma quello che davvero si deve evidenziare è come lo Stato Islamico sia per certi versi un’organizzazione terroristica ancora giovane ed inespertaQuello che guida i commando non è uno scopo politico o ideologico, bensì, più che altro, una parvenza di vendetta verso quelle società occidentali e non che li hanno traditi, che non li hanno compresi, emarginandoli.

Viste le misure di sicurezza messe in piedi dalle Cancellerie di mezzo mondo difficilmente si potrà tornare ad un modello di addestramento vecchio stampo, con miliziani che viaggiano per il Medioriente per acquisire le capacità necessarie a diffondere il terrore. I nuovi metodi di addestramento saranno sempre più legati alle connessioni internet, sempre più impersonali e meno precise possibile con un vantaggio in termini economici e di versatilità. Non avendo grandi risorse a disposizione, gli jihadisti europei punteranno su metodi di attacco più elementari ed efficaci da cui sarà sempre più complesso difendere le nostre città.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore