lunedì, Agosto 10

Al mercato dei fagioli di Bruxelles: Recovery fund OK, Europa K.O. Sono venuti al pettine tutti i nodi tradizionali di una Europa iniziata e mai portata avanti, con il ritorno pieno e travolgente dei nazionalismi che sono l’esatto opposto dell’Unione e che al massimo possono portare ad una qualche cooperazione economica

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Pochi minuti prima che terminassi questo quotidiano intervento, il Consiglio europeo più lungo della storia è finalmente finito. Non oso guardare, e non guardo, i titoli delle agenzie e dei quotidiani (quelli on line, perché gli altri sono già in edicola). Dopo una bella dormita ci penserò (e leggerò per bene le Conclusioni -visto che il diavolo si nasconde nei dettagli, ricordiamocelo bene).
Il Consiglio è finito, esattamente come davo per assodato da ieri sera e mentre scrivevo queste prossime righe. Il Recovery fund, o, come preferisco, il fondo di ricostruzione, lo abbiamo portato a casa, l’Europa ce la siamo persa, e, temo definitivamente, in queste quattro giornate e mezze di mercato dei fagioli di Bruxelles.

«Da Copenaghen a Roma, da Parigi a Praga, assistiamo, per ora senza speranze, al crescere di una marea di sentimenti neotribali ingigantita e gonfiata dagli allarmi e dalle paure sul ‘nemico alle porte’ e sulla ‘quinta colonna’, e all’emergere di uno ‘spirito da fortezza assediata’ che si traduce nella crescente popolarità delle politiche che propugnano frontiere ermeticamente chiuse e delle porte saldamente serrate». Questa frase di Zygmunt Bauman (sociologo, badate, polacco) sembra scritta oggi, anzi stanotte.
Basta sostituire il nemico alle porte -con riferimento alla Russia peraltro ancora oggi lo spauracchio della signora Merkel e anche di Bauman che però fu dipendente dei servizi segreti (!)- con il COVID19 per ritrovarci nella stessa situazione. Più precisamente per definire anche oggi la situazione politica di una Europa, che, mai come oggi, rischia di mostrare di non esistere. Anche se, curiosamente ma non troppo, sono proprio i Paesi meno europeisti quelli che la difendono, contro (apparentemente, contro) quelli più tipicamente e classicamente europei. Ma, lo vedremo, la difendono in una chiave che è il contrario dell’‘Europa’ vera: fonte di sussidi e aiuti al commercio e sonnolenta sulle violazioni dei diritti dell’uomo.

Ieri qualche giornale titolava degli ‘amici’ della signora Angela Merkel che la tradiscono. Lo ripeto ancora, non credo che sia esattamente così: stanno solo venendo al pettine tutti i nodi tradizionali di una Europa iniziata e mai portata avanti, per la prevalenza non, sia chiaro, degli interessi nazionali (che sono evidentemente quelli ad una Europa unitissima!), ma dei revanscismi (oggi diremmo sovranismi) nazionali: rigurgiti egoistici tanto stupidi quanto deleteri, ma specialmente una miopia spaventosa, che fa riaffiorare il marcio e l’ambiguo che c’erano e ora si vede meglio che mai.
E sia ben chiaro -così il Lettore se crede abbandona subito questo articolo- i Paesi mediterranei non sono da meno, già solo perché tutti accomunati artificiosamente in un mucchio che non ha alcuna forma di omologazione, e, tra essi, l’Italia in particolare -mosca nera, anzi, visto che piace tanto ai sovranisti, ‘cigno nero’ tra gli stessi Paesi mediterranei – tesa e contorta, sull’orlo dello spezzarsi, tra il levantinismo disgustoso e inconcludente della nostra tradizionale politichetta (basterebbe un nome: Matteo Renzi) oggi ormai solo da cortile (e, tanto per essere chiari, Giuseppe Conte e il suo Casalino, per non parlare dell’orrido Giggino eccetera, fino a Grillo, Dibba, Gelmini, Tajani, fino a Berlusconi, ecc.), rumorosa, buffonesca e incompetente, e ilsovranismod’accatto, non solo di Matteo Salvini (troppo al di sotto della parte che crede di giocare) o di Giorgia Meloni (inesistente, al limite del comico) ma di chi ‘gli sta dietro’, quelli sì pericolosi: gruppi di potere da pochi soldi, legati all’oggi e subito, al Paese, alla provincia al massimo, Confindustria in testa, ma anche certi sindacati … ne parlavo ieri, e certa magistratura o chi la corteggia.

Ma vediamo un po’ più a fondo, anche sulla scorta di quella frase, dove la parola che campeggia è ‘neotribali’ … perché ‘neo’? Tribali e basta. Basta guardare alla discussione di questi quattro giorni.
Due cose, anzi tre, emergono con chiarezza assoluta.
Primo, il tema della discussione consiste sostanzialmente nel cercare di ridurre al massimo possibile gli impegni finanziari, sulla base di un clima di sfiducia, anzi, diciamolo bene, di disprezzo per il modo sciupone e incoerente, parassitario insomma, con cui in passato i finanziamenti sono stati utilizzati: insomma ‘per dispetto’.
Secondo, l’(auto)elezione a contestatore principale di Mark Rutte del nostro inconcludente sedicentepremier’: la cosa più stupida che si potesse fare, ma inevitabile in uno che, complice l’innominabile Casalino, concepisce sé stesso in termini solo di apparenza, di presenza, ma mai di contenuti (e la vicenda Autostrade è stata simbolica), anche perché non saprebbe quali siano: è addirittura banale (chiunque abbia fatto politica lo sa) che mettersi a fare il gladiatore che espone il suo petto al nemico Rutte, significa solo prendersi botte in testa e trasformare una discussione che avrebbe dovuto avere un alto contenuto politico e di prospettiva in uno scontro tra galletti. Dove tra i due litiganti è sempre il terzo che gode sempre che i due sopravvivano: sarà difficile, lo confesso, togliermi dalla testa che questo è il vero capolavoro della signora Merkel … e quante volte lo ho scritto! Che poi pochette pensi che ciò gli giovi politicamente in Italia, affari suoi, a mio modesto parere ha solo dimostrato che non c’è.
Terzo, il punto centrale, la completa e, temo, definitiva trasformazione dell’UE in una banale (e suicida) assemblea di Stati, intesa alla prevalenza dell’uno sugli altri, cioè ad ottenere il massimo per sé, che, oggi, coincide con il minimo per gli altri … e poi chi vivrà vedrà, tutta fondata sull’obsoleto principio di sovranità, che sono pronto a scommettere nessuno di quei 27 ha idea di cosa sia in realtà, e che, comunque, oggi è semplicemente stupido, nemmeno suicida.

Quest’ultimo, secondo me, è il punto centrale.
I trattati stabiliscono che è alla Commissione che spetta di fare proposte anche di bilancio, che poi vanno approvate dal Consiglio e dal Parlamento, non dal Consiglio di quei ventisette disperati, che fanno le ore piccole a litigare e a bere in lussuosi alberghi il bicchiere della staffa in favore di telecamera … casalinica. La logica del sistema era tanto semplice quanto innovativa, sorprendentemente innovativa, per non dire rivoluzionaria, visto che veniva proposta dal Paese più sciovinista d’Europa al Paese più autoritario, per superare proprio gli autoritarismi di entrambi. Il progetto di Robert Schuman e Jean Monnet, aveva certamente una basa nazionale, ma cercava di superarla attraverso un meccanismo, per così dire, amministrativo. L’idea, in fondo, era che la forza della effettiva amministrazione comune, portasse al superamento dei nazionalismi e dei conflitti nati dalle pretese nazionalistiche a dominare l’economia europea: perché il problema era già allora quello di avere una economia di dimensione e spessore europeo.

Ciò che oggi sfugge a quei 26 -perché la signora Angela Merkel (il 27°), mi pare, è l’unica che lo abbia compreso e lo pratichi come può in chiave (e vorrei vedere!) pantedesca- lo avevano compreso Altiero Spinelli e i suoi amici Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, che per il loro linguaggio raffinato non erano comprensibili per Schuman e Monnet, ma in fondo dicevano la stessa cosa quando sottolineavano (nel ‘Manifesto di Ventotene‘ che è del 1944, quindi a guerra ancora in corso, questa è la politica!) che laNazione’ «è invece divenuta un’entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possano risentirne» e, dato che si trattava di pensatori politici non certo di seconda scelta, intuivano già allora che la «volontà di dominio dell’una Nazione sull’altra non potrebbe acquietarsi che nella egemonia dello Stato più forte su tutti gli altri asserviti», il 27°? … «Il punto sul quale esse cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello Stato nazionale», per concludere (con un linguaggio superato, certo, ma lucidissimo «La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari» cade «lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionalee quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale».
In termini più concretamente operativi, il progetto europeo (fatto da governanti, non da filosofi) cercava di superare i nazionalismi attraverso, inizialmente, una gestione comune della economia e poi, progressivamente del resto.

Ciò che sta accadendo da quando la Francia e, guarda caso, l’Olanda hanno fatto cadere il progetto (peraltro convulso e insulso) di Costituzione europea, è il ritorno pieno e travolgente dei nazionalismi (oggi chiamati sovranismi) che sono l’esatto opposto dell’Unione, ma che al massimo (e, appunto, dopo trattative da mercato dei fagioli) possono portare ad una qualche cooperazione economica, che veda (questa è l’evidente intenzione olandese, ma non solo) alcuni Stati prevalere sugli altri, per imporre scelte nell’interesse dei più forti, per certi versi perfino razziste … gli olandesi ne sanno qualcosa!

Il progetto della signora Merkel, sia chiaro, non è teoreticamente diverso, solo molto, ma molto più sofisticato e intelligente, molto più di quanto non solo e non tanto Rutte (che agisce come testa di turco per conto della Germania … i presunti ‘sbuffi’ della signora Merkel sono puramente strumentali) possa capire, ma nulla assolutamente e nemmeno lontanamente possano capire non solo Conte-pochette (che si lascia stupidamente mandare in campo a fare il gladiatore, mentre gli altri negoziano) ma l’intero ceto politico italiota, levantino, qualunquista, incolto e privo di cultura, ma specialmente di progetti.

L’Italia (lo sto dicendo da mesi, me ne darete atto) avrebbe potuto e dovuto avere un ruolo centrale e determinante, anche capace di integrare (non rompere, solo uno stupido potrebbe volerlo) il presuntoassefranco-tedesco, con proposte politiche innovative, unitarie, progredite e magari anche progressiste. Se solo si fosse saputa presentare con un progetto e una … prova d’amore. Sì, come i fidanzati, una prova d’amore: mostrare di volere cambiare la propria politichetta approfittatrice dei soldi altrui, truffaldina, incapace. Sarebbe bastato presentarsi a Bruxelles con una nuova e vera politica fiscale e qualche segno di capacità (non volontà, quella non serve) ad esempio di riformare il processo specialmente civile. Forse -dico ‘forse’ sei volte- lo ha capito Gualtieri che insiste tetragono sulle scadenze fiscali: ieri e tutte. Ma vedrà i sorci verdi!

E invece. Siamo lì con pochette che ci inonda di tweet e interviste più o meno ‘stanche’ e autoreferenziali per magnificare i propri (inesistenti) muscoli, mentre all’interno si affannano a farsi vedere e sentire, Giggino, il comico, la signora Chirico, Renzi, Bonafede, Azzolina, ecc. … ah già, Azzolina, che ora ne inventa una nuova: fare insegnare alle elementari (cioè nella scuola più importante e difficile perché ‘timbra’ i nostri figli per sempre) gli studenti universitari per ‘imparare’ il mestiere (i soliti tirocini!) sulla pelle dei nostri figli, come sulla nostra si accingono a fare i laureati in medicina, abilitati in seduta di laurea, con o senza bacio accademico … in tempi di coronavirus!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.