giovedì, Aprile 2

Al Baghdadi è stato ucciso? Ecco l’ISIS cosà farà

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La cautela di Biffani è condivisa da molti, e in qualche modo trova una risposta da parte di Viktor Baranez che ad ‘Askanews’ aveva detto: «La certezza della morte ci può essere soltanto in due casi: quando viene mostrata la salma, o in seguito ad un annuncio dell’Isis stesso», per questo il Ministero parla di morte presunta, «ma se è stato annunciato, vuol dire che come minimo il Ministero ha 3 fonti coincidenti. Sottolineo: almeno», continua Baranez, «già in precedenza la Difesa russa aveva dichiarato di considerare reali dei dati solo in base alla regola del ‘buon giornalismo’ ossia le tre fonti, che in questo caso possono essere di tre tipi: russe, siriane o di infiltrati. La certezza assoluta tuttavia potrebbe essere lontana. Stiamo parlando di qualcuno che era in una prigione Usa ed è già scappato sotto il naso degli americani».

Per quanto riguarda invece le possibili mosse future di Daesh, Vidino ritiene “probabili, anche se nulla è certo, vendette da parte di elementi isolati già presenti in territorio occidentale”. Vidino, inoltre in un report, del Programma Radicalizzazione e Terrorismo Internazionale ISPI, di cui è responsabile, aveva anticipato che, anche se è estremamente difficile fare previsioni sugli scenari futuri, l’ideologia Jihadista dell’IS non finirà con la sua sconfitta territoriale.  Anche secondo Lombardi “l’ipotesi che la morte di Al Baghdadi possa dinamizzare qualche radicale in più non è da escludere. Non ci sarebbe da aspettarsi però delle vendette coordinate, sistematizzate. Nel mondo plurale, che conduce e promuove il radicalismo, qualche ragione in più per qualche solitario ci sarà. Però l’attacco di elementi isolati non è mai prevedibile”

Biffani, in questo quadro aggiunge: “Daesh ha dimostrato nel tempo di essere una organizzazione in grado di sopravvivere ai suoi capi, proprio perché caratterizzata da una forte componente individualistica, da una attività di arruolamento ed azione basate su una sorta di franchising e su una estrema autonomia di iniziativa dei suoi affiliati. Bisognerà poi distinguere la perdita di capacità di performance attuabili in Siria ed in Nord Iraq, ovvero nei territori in cui Isis si era data una connotazione in termini di organizzazione statuale, da quello che potrebbe essere l’impatto sulle sue unità operative dislocate in Europa e pronte a colpire nel Vecchio Continente. Per quanto attiene poi alle capacità di difendere le loro roccaforti di Raqqa e Mosul, malgrado le difficoltà incontrate dalla coalizione, tale azione sembrerebbe già avviata verso l’esito della sconfitta di Daesh, quindi l’eventuale conferma dell’uccisione del Califfo non potrebbe che peggiorare ulteriormente lo stato di organizzazione ed efficienza nel quale versa ad oggi il dominio di al Baghdadi. Attenzione però: guai a darsi per trionfatori nello scontro con una organizzazione così fluida, disarticolata e pericolosa come è Daesh”.

Invece, per quanto riguarda il rischio di vendette da parte di lupi solitari l’esperto crede che: “La loro fortissima volontà è sempre stata quella di ribadire colpo su colpo agli attacchi subiti, cercando di trasmettere di loro stessi una immagine di imbattibilità e di efficienza. Credo sia lecito attendersi rappresaglie ed azioni tese a farceli percepire come ancora capaci di sostenere qualsiasi sconfitta e di rispondere con il fuoco ed il terrore ai colpi ricevuti. Negli ultimi anni hanno sempre cercato di farsi percepire, anche con mezzi di circostanza ed azioni isolate dall’impatto fortunatamente dannoso più in termini di comunicazione che per numero di vittime o feriti arrecati, come una forza capace di replicare, appunto, colpo su colpo. Bisognerà tenere la guardia altissima ancora a lungo e considerare che il percorso che ci porta al superamento di questo tipo di minaccia è lungi dall’essere finito ed è ancora pieno di insidie”.

Per concludere, al di là che questa notizia venga confermata o meno, sembrerebbe che il pericolo jihadista sia sempre all’agguato dietro la porta, e che l’uccisione del leader, malgrado possa rappresentare un colpo molto severo anche psicologicamente per struttura del Califfato, tale colpo sarebbe in stretta correlazione alla fine dell’entità statuale che il gruppo terrorista era riuscito a darsi, ma non segna sicuramente la morte della sua ideologia e della sua propaganda, già organizzata su altri fronti.

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