giovedì, Novembre 14

Al Baghdadi è stato ucciso? Ecco l’ISIS cosà farà

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Il leader del Califfato Abu Bakr al Baghdadi potrebbe essere stato ucciso in un raid russo che ha colpito la periferia di Raqqa, nel nord della Siria il 28 maggio scorso. La notizia è stata diffusa, stamattina, dal Ministero della Difesa di Mosca. Anche se al momento ci sono approfondimenti in corso, la morte dell’uomo più ricercato al mondo sembrerebbe sempre molto probabile.

Poche sono le notizie certe su al-Baghdadi: si ritiene sia nato a Samarra, a nord di Baghdad, nel 1971. Fra febbraio e dicembre 2004, è catturato a Falluja ed è stato prigioniero degli americani in Iraq per dieci mesi, fatto che ha fatto montare il suo odio per gli Stati Uniti e l’Occidente. Nell’estate 2014, poche settimane dopo che Daesh aveva preso il controllo della città di Mosul, Al Baghdadi apparve in un video mentre si trovava nella moschea Al-Nouri, pronunciando un sermone in cui ordinava ai fedeli musulmani riuniti, di giurargli fedeltà e si autonominava Califfo del territorio che va dalla Siria all’Iraq, o meglio dalla provincia di Aleppo fino a quella di Diyala. Il Califfato ha fatto, nel corso degli anni, di Mosul e Raqqa le sue roccaforti, usate come sede del Governo, ma soprattutto come centri di reclutamento e pianificazione di attentati contro il nemico occidentale.

Le offensive militari portate avanti sia dalla Russia, che dagli Stati Uniti, hanno fatto registrare una notevole perdita di territorio a Daesh, con il conseguente rientro di foreign fighters, e l’utilizzo sempre maggiore di internet per fare propaganda e pianificare attacchi, di elementi autonomi e autogestiti già presenti in Occidente.

Malgrado non sia possibile confermare o smentire per il momento la notizia dell’uccisione, la domanda da porsi è : l’eventuale morte del leader che ripercussioni avrà sul futuro dello Stato Islamico?

 

Secondo Lorenzo Vidino, direttore del Programma su l’Estremismo della George Washington University, questa morte con cambia sostanzialmente niente. Della stessa opinione Claudio Bertolotti, analista strategico di ITSTIME ed opinionista de ‘L’Indro’, che ci dice: “Lo Stato Islamico ha da tempo avviato un processo di trasformazione interno che, tenendo in considerazione l’eventualità di una sconfitta militare e la morte della sua stessa leadership, fosse in grado di garantire la sopravvivenza dello stesso Stato Islamico, ma in altra forma. Da realtà territoriale, con struttura proto-statale, geograficamente definita e basata sul volontarismo, a fenomeno sociale, anazionale, simbolico e su base individuale, è quello che ho definito ‘fenomeno Stato Islamico’. Dal 2015 ad oggi (da londra a Parigi, bruxelles, nizza e berlino), abbiamo assistito alla realizzazione di questo progetto avvenuto attraverso un’evoluzione tattico-operativa figlia di una scelta politica e strategica di ampio respiro: seminare il germe dell’IS sul piano sociale, sfruttando elementi già presenti all’interno delle aree-obiettivo da colpire: sono le ‘armi di prossimità’ dell’IS in grado di colpire ovunque e chiunque attraverso tecniche e azioni relativamente semplici, quasi amatoriali con l’utilizzo di oggetti di uso comune e facilmente reperibili quali coltelli e autoveicoli”.

 

Il Professor Marco Lombardi, docente presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica, analista ITSTIME, sostiene, invece: “la morte di un leader è sempre estremamente importante, il Califfo ha una leadrship carismatica, istituzionale e religiosa; quindi uccidere un leader è importante. Lo abbiamo visto con Osama Bin Laden, con Gheddafi, con Saddam: in tutte le società in cui leader è mancato, queste sono implose. Quindi la morte di Al Baghdadi è importante, anche se non significa la fine dello IS”.

In un’intervista ad ‘Askanews’, Vicktor Baranez, esperto militare ‘Komsomolskaja Pragda’ quotidiano russo vicino al Cremlino:  «L’uccisione del Califfo avrà come conseguenza l’ulteriore indebolimento dello Stato Islamico, che al momento, è paragonabile al mercurio di un termometro rotto. Si divide in una serie di piccoli pallini che scappano da tutte le parti. In Arabia Saudita, in Turchia, ovunque. E il problema non può essere risolvibile con un potente aspirapolvere di un grande Esercito. «E non si può escludere che i pallini si riuniscano in una grande massa, pericolosa con o senza al Baghdadi».

Lombardi poi aggiunge “Il fatto che Al Baghdadi muoia, darà un colpo simbolico e anche organizzativo forte ai circa 58 gruppi di origine al qaedista che nel tempo hanno giurato fedeltà allo IS, che torneranno ad essere gruppi islamisti, radicali e terroristi a livello locale, con la necessità di riorganizzarsi a livello globale. Per dire cosa accadrà nell’immediato, è necessario vedere come subiranno il colpo. Non dimentichiamoci che c’è già Al Qaeda pronta, che non è morta, ed è pronta a riprendere la supremazia nel mondo jihadista, nonostante le strategie portate avanti dagli americani in Siria. Vedremo come il terrorismo islamista di al Qaeda sfrutterà l’occasione. Per cui dobbiamo distinguere, da una parte, una svolta simbolica che metterà in difficoltà tanti, dall’altra la presenza già radicata di altri gruppi estremisti nel territorio, ed il ruolo di al-Qaeda”. 

Carlo Biffani, direttore generale del Security Consultant Group, esperto di sicurezza e terrorismo, autore del libro ‘Difendersi da un attacco terroristico’, alla domanda sulle conseguenze della morte di Al Baghdadi per l’IS, ci ha detto: “La notizia ha quanto mai bisogno di conferme ufficiali, aspetto questo di complessa attuazione visto che, perché un terrorista di questo livello e di questo spessore sia davvero da considerarsi come eliminato, c’è bisogno di riscontri sul campo, di dati raccolti sul terreno e possiamo essere certi del fatto che l’organizzazione che al-Baghdadi ha costituito, abbia tutto l’interesse a mantenere viva la sua figura e ad alimentare la sua leggenda, quindi senza foto del cadavere o tangibili riscontri oggettivi, rischiamo di assistere alla terza dipartita del Califfo in meno di tre anni. Vorrei poter spiegare che in genere l’ottenimento della prova incontrovertibile si ottiene attraverso l’acquisizione di DNA, di foto dettagliate e di riscontri che solo uomini sul terreno, siano essi operatori delle Forze Speciali, od infiltrati nella organizzazione, riescono ad ottenere. Un filmato preso da un drone che inquadra un convoglio che viene fatto oggetto di una azione a fuoco, non è sufficiente”.

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