martedì, Ottobre 20

Aiutiamo Matteo Renzi a casa sua

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La scorsa settimana ci eravamo soffermati su quella che sembra essere l’origine di molti dei problemi che attanagliano la Chiesa cattolica, ossia i criteri di selezione del personale religioso, che affonderebbero qualsiasi impresa costruita su presupposti normali. Potremmo estendere la medesima logica, senza toccare una virgola, sulla situazione della politica italiana e sugli attori che la popolano, per lo più degli inadatti a caccia di improbabili compensazioni, con l’aggravante che frequentano poco l’intelligenza ma adorano la furbizia. Se non fosse così, Matteo Renzi sarebbe un avvocato di paese in cerca di clienti, basta vedere il disastro causato da lui medesimo nelle relazioni a sinistra, cioè il recinto di cui dovrebbe essere il leader invece che l’infezione costante.

Ma il problema è degli elettori, che ripetono sempre gli stessi errori, perché dimenticano in fretta. Ad esempio non ricordano più i danni enormi inflitti all’immagine (e alle casse) del Paese da Silvio Berlusconi e dalla sua ineffabile compagnia, la stessa che emetteva provvedimenti moralistici contro la prostituzione e poi chiudeva gli occhi su colui che la guidava, definito dal suo stesso avvocato ‘utente finale’ (di gentili signorine).
In quella fase disgraziata almeno un paio di persone si sono suicidate per la vergogna, essendo state fermate dalla Polizia, in flagranza di reato. Non una parola sul proprio capo, nemmeno dalla ministra di allora, colei che quelle norme le aveva volute. Si tratta della stessa destra che oggi fa melina su una legge di notevole valore civile, pensata per proteggere i figli delle vittime dei femminicidi.
Su troppi argomenti la destra non riesce proprio a fare il salto nella civiltà.
È questa la ragione per la quale in Italia ogni vittoria della destra diventa un vero problema, è per questo che le nostre elezioni sembrano sempre decisive, ed ancora per questo che il capo del progressismo italiano non dovrebbe essere un capriccioso bauscia ma una persona responsabile, capace di rappresentare il cuore di questa tradizione, ovvero il solidarismo, qualcosa che non dovrebbe mai spingerlo a inseguire il consenso rinnegando tale valore, perché è come dire che la sinistra non esiste. Dunque, in certi casi sarebbe meglio tacere, cosa impossibile per uno che fonda tutto il suo genio politico sulla chiacchiera e sui social.
La destra italiana è un incubatore di populismi e di cripto fascismi, tenuti a bada, ironia della sorte, proprio da un uomo che già fatica a tenere insieme una corporeità che gli scappa da tutte le parti, per la gioia di chirurghi estetici e specialisti del benessere.

Ma gli inadatti, questa si che è democrazia, sono equi-distribuiti, anche lo schieramento progressista ne produce a profusione, ponendoli anch’esso al vertice. L’ultimo di questa colonna quasi manzoniana è proprio l’attuale leader del Pd, assediato nel suo fortino da dove, come Bettino Craxi, vede il mondo come glielo rappresentano i cortigiani, così le sconfitte (sonore) diventano, come al cinema, solo fastidiose turbolenze ‘nella forza’.
Domenica avevo letto un estratto del suo libro, lanciato con delle frasi infelici da qualcuno dei Rigoletto che lo attorniano, ma non campate per aria perché il diretto interessato le avrebbe confermate con dichiarazioni successive. Una pena infinita constatare in che mani è planato il partito che avrebbe dovuto fondere le tradizioni cattoliche e socialiste. In buona sostanza i pilastri della nostra democrazia, messi in mano ad una persona inadatta.
È deludente leggere quelle poche pagine, che però fanno intuire molto, di una specie di De Bello Gallico in cui Cesare parla delle guerre relative come di una scampagnata, dimenticando di dire che si trattò di uno spaventoso genocidio, tenendo presente, ovviamente, che il segretario del Pd a Cesare poteva giusto sellare il cavallo.
Di incredibile puerilità e presunzione, la narrazione del gioco di sguardi tra lui e Angela Merkel, la quale, secondo Narciso, lo stava studiando attentamente, mentre lui stava preparando la ribellione. Patetico. Magari la signora stava pensando alla sua prossima vacanza a Ischia, invece che al nostro ex concorrente della ruota della fortuna.

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