martedì, Novembre 12

Agricoltura biologica al 100%, un’alternativa al cambiamento climatico Dopo il ‘Friday for Future’, dalla kermesse di ‘FirenzeBio’ un altro segnale positivo attraverso la scelta del bio, "che coinvolge" – afferma Alberto Bencistà – "20 milioni di persone in Italia"

0

“Che bella coincidenza, inaugurare ‘FirenzeBio’ proprio il giorno in cui i ragazzi del mondo sono scesi nelle piazze sull’esempio di Greta per salvare il pianeta!” Con il consueto entusiasmo che lo contraddistingue Alberto Bencistà, per lunghi anni Sindaco di Greve in Chianti e ora alla Direzione eventi, saluta  la coincidenza dei due momenti che sono strettamente collegati. “Perché la salvezza del pianeta” – aggiunge – “passa attraverso esperienze  economiche e di vita come queste, l’agricoltura biologica è uno dei  rimedi contro i mutamenti climatici. E qui, in Toscana, l’abbiamo capito da tempo. Usare prodotti biologici esenti da pesticidi e sostanze chimiche, maturati naturalmente, è la giusta modalità per mangiare sano e bene e per salvaguardare la salute e l’ambiente e  la biodiversità. Non è un caso che in piazza, fra i tanti ragazzi che chiedono a noi grandi di intervenire subito e bene con scelte politiche ed economiche giuste, vi fossero vari agricoltori, quelli che si battono per un’agricoltura sana, oggi seriamente minacciata dai mutamenti climatici”.  

E’ vero,  nelle nostre piazze, fra tanti giovanissimi volti allegri del ‘Climate Strike,  sorridenti ma determinati ad esigere immediati ed adeguati interventi contro l’inquinamento atmosferico, dovuto alla crescente combustione di fonti fossili, alla deforestazione, all’agricoltura industrializzata, all’estensione dell’allevamento di bestiame, a tutto ciò che provoca l’immissione nell’atmosfera di CO2 , CH4 e di altri gas, e quindi l’effetto serra, abbiamo incontrato pastori, allevatori, agricoltori, apicoltori  allarmati per gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. “Basti pensare” – ci diceva un apicoltore – “che la scomparsa delle stagioni si riflette sulle piante e di conseguenza sulle api, di solito un’ape si posa su 700 fiori al giorno ma se questi vengono a mancare …le api muoiono o se ne vanno”…Ma sentiamo ancora Bencistà.

 

Qual è la riposta che a queste problematiche viene da Firenze Bio?

“E’ una risposta che ci dice che l’obiettivo di un’agricoltura biologica al 100% è una delle strade giuste da percorrere per porre rimedio ai cambiamenti climatici e  che è sempre più condivisa, lo dimostrano l’alta partecipazione dei cittadini – fra i 23 mila e i 25 mila visitatori, intere famiglie e molti giovani – e la partecipazione di 150 aziende presenti non solo toscane ma dalla Sicilia al Nord Italia. E’ dal segnalare che i prodotti biologici e biodinamici entrano nelle case di quasi 20 milioni di italiani. Una crescita continua, inarrestabile, che nasce dalla consapevolezza che nel mangiare bio conta prima di tutto la salute, poi viene la qualità. La gente si rende conto che mangiar bene e sano riduce i costi del sistema sanitario. I dati ci dicono che si sta assistendo ad una crescita di aziende a produzione biologica e di ettari coltivati. E noi della Sicrea, una piccola società di promozione ( mi preme sottolineare l’impegno degli altri soci  Piero Vannucci e Maurizio Izzo)  cerchiamo di favorire questi processi, che trovano nella Regione e nel Comune di Firenze,  un convinto sostegno. E’ importante che qui alla Fortezza da Basso di Firenze fosse presente tutto il mondo  bioagricolo, dalla Confagricoltura alla Coldiretti”.

Parlando di crescita del biologico puoi fornirmi qualche dato?

“Secondo dati della Commission e Europea sull’ agricoltura biologica,   Italia e Spagna si confermano i paesi con le superfici coltivate a biologico più estese,  con un incremento del 70% tra il 2009 e il 2017 e di conseguenza del volume di affari, mentre  le vendite al dettaglio raggiungono i 34,3 miliardi di euro. Il che porterà ad un incremento della produzione interna  e delle esportazioni. Ora anche la grande distribuzione dà sempre maggior spazio al biologico, ma accanto a questo dato positivo, v’è il rischio di un’offerta al ribasso ai produttori, che invece vanno tutelati”

La Toscana è una delle regioni ove l’agricoltura biologica  ha una sua tradizione, ma altrove com’è la situazione?

“Sì, qui c’è una tradizione che viene da lontano, che affonda le sue radici nella consapevolezza di dover tutelare  un territorio e un paesaggio consegnatoci dal lavoro e dalla intelligenza dei secoli passati, da alcune esperienze di sensibilizzazione come Terra Futura ( che per mancanza di risorse dovette cessare la propria attività), anche da una consapevolezza istituzionale, sia della Regione che crede nel biologico e dei Comuni. Significativo è il fatto che in quello di Firenze, ad esempio, il 90% delle mense d’asilo si avvalga di prodotti dell’agricoltura biologica, la cui adozione è stata discussa e concordata dal vicesindaco Cristina Giachi, con le maestre e le famiglie dei piccoli.   E’ questa una buona pratica da seguire. E’ significativo il fatto che alla presidenza di un importante Consorzio del vino,  sia stato eletto un viticoltore biologico come Giovanni Manetti. Ma per rispondere alla tua domanda  che l’agricoltura biologica vede  come numero di aziende al primo posto la Sicilia, seguita da Calabria Puglia e Toscana”.

A Firenze bio ogni azienda ha presentato i propri prodotti, alcuni dei quali distribuiti gratuitamente come da Unicoop o a prezzi promozionali come quelli della Mukki della Centrale del Latte, consistenti in un nuovissimo prodotto ad alta digeribilità senza lattosio e naturalmente biologico. Comunque, un successo di pubblico e di vendite. Segno che il biologico conquista sempre  maggior pubblico. E tuttavia ci sono ancora ostacoli da superare per arrivare ad un 100% della produzione agroalimentare.   

Mi risulta  che una resistenza al consumo di prodotti biologici risieda nei costi più alti degli altri prodotti. Possiamo ridurli?

“No, l’agricoltura biologica non se lo può permettere,  essendo più alti i costi di produzione, ma le persone devono rendersi conto che i vantaggi risiedono non solo nel mangiar bene e sano, ma negli effetti di questo: che sono  la riduzione degli sprechi, la salvaguardia dell’ambiente e del territorio e della salute. Deve essere chiaro che l’agricoltura convenzionale ha effetti estremamente negativi: tra i quali l’uso di pesticidi e diserbanti, quindi di veleni che assorbiamo con i cibi e che ritroviamo nelle acque residue, nel cibo spazzatura, cose  che fanno impennare le spese sanitarie. Insomma la chimica è servita ogni giorno sulle nostre tavole: assieme a verdure, carni, frutta, cereali, ingeriamo con l’agricoltura convenzionale piccole dosi di anticrittogramici, insetticidi e diserbanti. Con effetti preoccupanti per la nostra salute”.

Quali i prossimi passi?   

“Da parte della Regione il varo della legge sui bio-distretti, il primo dei quali fui io stesso a promuovere  anni addietro, da parte l’approvazione da parte del Senato della legge sul marchio italiano ( oltre a quello europeo) dei nostri prodotti . Già sono stati stanziati 10 milioni di euro per introdurre il biologico nelle mense scolastiche. E poi avviare una politica che consenta di raggiungere il 100%  dell’agricoltura Bio come rimedio al cambiamento climatico”.

E intanto nell’ambito della kermesse FirenzeBio la Coldiretti ha presentato  i 20 “Sigilli” di Campagna Amica, che comprendono il Carciofo Sanmiatese, la Ciliegia di Lari, il Fagiolino Zolfino, il Marrone di Caprese Michelangelo, la Patata Bianca del Melo, il Pecorino a Latte Crudo Abbucciato, la Pesca Regina di Londa, il Pomodoro Pisanello, la Cinta Senese e molti altri, vale a dire “la più grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina mai realizzata in Italia, una mappa del tesoro a portata di tutti.”  

A questo punto il discorso ci riconduce ai temi del Friday for future, e di quanti si battono per porre rimedio da subito con politiche adeguate al surriscaldamento della terra, di cui si è parlato anche a Firenze Bio.

“Sì, su questi temi si è tenuto il Festival di Terra Nuova, che ha registrato grande partecipazione agli incontri con gli specialisti del clima, della sostenibilità ambientale, del mangiar sano, del benessere e delle  corrette politiche climatiche e ambientali. Del Festival me ne sono occupato personalmente, il risultato è stato straordinario per partecipazione di pubblico e di personalità di rilievo nei diversi campi. Gli incontri del Festival hanno posto al centro, con i necessari approfondimenti, quelle tematiche  sulla salvaguardia del pianeta che erano – e saranno ancora – al centro del movimento green di questi esaltanti giorni. Del resto, Terra Nuova, è una rivista di carattere nazionale edita proprio a Firenze. E proprio questa casa editrice ha pubblicato il Manifesto Food for Health (Cibo per la salute), il documento redatto da una Commissione Internazionale sul Futuro del Cibo e dell’Agricoltura coordinata dalla scienziata Vandana Shiva, che è un atto di denunzia del  modello industriale che, sotto la spinta delle grandi multinazionali, sta soffocando la libera agricoltura su piccola scala e uccidendo la biodiversità, fornendo cibi deprivati dei loro nutrienti. Ma indica anche la strada da percorrere da parte di tutti e, in particolare, delle forze politiche e delle istituzioni”.

Vogliamo vedere alcuni punti di questo Manifesto, riassunti da Vandana Shiva la scienziata che da anni sta conducendo una grande lotta a difesa della biodiversità e del pianeta?    

Ecco quanto ha dichiarato ad illustrazione del Food For Health: “E’ importante” – ha spiegato la scienziata fondatrice di Navdanya International – “trovare alternative utili sia per il pianeta che per le persone. La salute del pianeta e la salute delle persone sono una cosa sola. Le alternative esistono e si basano sul rigenerare la salute della terra,  tramite l’agroecologia, la salvaguardia della biodiversità, la promozione della filiera corta e di sistemi alimentari a km 0. La salute, a partire da quella del suolo, fino a quella delle piante, degli animali e degli  umani deve essere il principio organizzatore nonché il fine dell’agricoltura, del commercio, della scienza, della nostra vita e dei commerci internazionali”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore