mercoledì, Maggio 22

Agli Uffizi il Codice Leicester di Leonardo   Anteprima top del celebre manoscritto sull’acqua e la natura concesso in prestito da Bill Gates  

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«Quando il fiume minore versa le  sue acque nel maggiore, il quale maggiore corra dall’opposta riva, allora il corso del fiume minore piegherà il suo corso inverso l’avvenimento del fiume maggiore…» questa è una delle tante annotazioni  scritte di suo pugno in una delle 72 facciate  del Codice Leicester, che Leonardo da Vinci  dedicò allo studio delle acque, della luce e   dell’astronomia, ma  in larga parte agli studi sulle acque, corredati da illustrazioni di correnti, balzi e vortici d’acque.

L’esposizione di questo eccezionale manoscritto sarà l’anteprima delle manifestazioni con le quali si celebreranno  in tutto il mondo i 500 anni della scomparsa del  genio vinciano, avvenuta ad Amboise il 2 maggio del 1519. La sua città, Firenze, gioca dunque d’anticipo e dal 29 ottobre 2018  al 20 gennaio 2019, nell’aula  magliabechiana degli Uffizi, si terrà questa Mostra, dal titolo Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci. L’Acqua Microscopio della Natura, realizzata dalle Gallerie degli Uffizi e dal Museo Galileo col contributo della  Fondazione Cassa di Risparmio di  Firenze. “Un evento eccezionale”, afferma  il Direttore degli Uffizi Eike Schmidt, “che consentirà di vedere una delle opere più importanti del maestro con le conoscenze e le sensibilità che oggi abbiamo maturato verso i temi dell’acqua e dell’ambiente che sono il filo rosso che lega le 72 pagine del manoscritto”. 

Il Codice Leicester dal 1994  appartiene al padre della Microsoft Cirporation Bill Gates, che lo acquistò  per 30,8  milioni di dollari dal petroliere americano Armand Hammer. La sua storia nelle prime fasi è ancora un po’ incerta.Non sembra che figurasse nell’elenco dei manoscritti e disegni lasciati in eredità all’allievo ed erede Francesco Melzi.  L’unica nota che contiene è di mano dello scultore cinquecentesco Guglielmo della Porta, che risulta esserne stato il primo proprietario. Un secolo dopo la sua morte (avvenuta a Roma nel 1577), il pittore Giuseppe Ghezzi ebbe notizia di  una cassa di libri e carte appartenuti a Guglielmo, tra cui il manoscritto di Leonardo che lui acquistò, disse, ‘con la gran forza dell’oro’. Poi nel 1717, lo vendette a Thomas Coke, Conte  di Leicester,  in occasione di un suo viaggio in Italia. Per alcuni  mesi lo lasciò a Firenze affinchè  venisse copiato. Secondo Carlo Pedretti, uno dei massimi studiosi al mondo di Leonardo, le copie rimaste in Italia, furono lette da vari studiosi (da Goethe a Leopardi),  e Leonardo si conquistò un posto nella storia dell’astronomia, per la spiegazione del lumen cinereum della  Luna nuova, un secolo prima di Galileo,Keplero e Moestlin. Poi, dopo 265 anni, cambiò di proprietà passando ad Hammer. E ora appartiene a Gates, il quale  lo ha concesso  in prestito perché possa essere esposto a Firenze, la città in cui crebbe e si formò l’artista, uno dei più alti simboli del Rinascimento,  e nella quale scrisse larga parte del manoscritto che sarà esposto in maniera del tutto nuova.

Per il Codice Leicester si tratta del secondo ‘viaggio’ a Firenze in quanto la prima volta fu esposto nel 1982 (ma allora era ancora denominato Codice Hammer) nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio. “Fu quella  la prima grande esposizione“, ci ricorda il prof.Paolo Galluzzi, curatore della  prossima  Mostra sul Codice e Direttore del Museo Galileo, “che ottenne uno straordinario successo di pubblico (oltre 400.000 visitatori in poco più di tre mesi), la quale  aprì la stagione delle grandi Mostre a Firenz”e. Una stagione che prosegue tutt’ora, dato che è di questi giorni l’indagine  del Sole 24 ore che indica Firenze al primo posto fra tutte le città  italiane per l’offerta culturale, davanti a Roma.

Quella Mostra sul Codice vinciano, che allora apparteneva al petroliere americano Armand Hammer, fu voluta dal Sindaco di allora Elio Gabbuggiani e dal prof. Carlo Pedretti, che già avevano promosso (1979) una Mostra  dedicata ai Disegni anatomici di Leonardo  custoditi nel Castello di Windsor, poiché appartengono alla Regina d’Inghilterra. Addirittura il Comune, prima che Hammer lo acquistasse, aveva segnalato allo Stato italiano l’opportunità di concorrere  all’asta della Christie’s di Londra, per acquisire il Codice, ma un evento calamitoso assorbì tutte le risorse disponibili. In quell’occasione, il celebre manoscritto, smontato con cura, potè essere esposto e reso visibile al pubblico.

Da allora sono passati molti anni e le tecniche espositive  si sono evolute. Il Codice che vedremo da ottobre del prossimo anno,  si avvale di un  innovativo sussidio multimediale, il Codescope: il visitatore potrà sfogliare i singoli fogli su schermi digitali, accedere alla trascrizione dei testi e ricevere molteplici informazioni sui temi trattati. Saranno esposti anche alcuni spettacolari disegni originali di Leonardo, prestati da prestigiose istituzioni italiane e straniere, realizzati in quegli stessi anni. “Anni che segnarono una stagione davvero ‘magica’ della storia di Firenze”, sottolinea Galluzzi, “che vide la presenza contemporanea nel perimetro delle proprie mura di grandissimi personaggi delle lettere, delle arti ( Leonardo, Michelangelo  Raffaello)  delle scienze e del pensiero politico (Machiavelli) tutti nello stesso periodo. Non a caso, Benvenuto Cellini definì quell’eccezionale stagione fiorentina ‘La Scuola del Mondo’”.

A questi manoscritti Leonardo lavorò dal 1504 al 1508, una volta ritornato a Firenze, dopo i 18 anni trascorsi  a Milano alla corte di  Ludovico il Moro, e dopo varie peregrinazioni a Venezia, Mantova, Roma, Tivoli, Urbino. In quel periodo l’artista stava lavorando alla celebre quanto sfortunata Battaglia di Anghiari, che doveva celebrare la libertas repubblicana, commissionatagli dal  gonfaloniere a vita Pier Soderini   dal 1502 subentrato alla guida della città dopo la cacciata dei Medici.  L’altro grande affresco,  la Battaglia di Cascina era stata commissionata al più giovane ‘rivale’ Michelangelo. Ma questo non vide proprio la realizzazione. All’epoca Leonardo aveva da poco superato i 50 anni ed era nel pieno fervore creativo che si esplicava in tutte le direzioni. “Era il periodo (tra il 1504 e il1 508)”, ricorda Paolo Galluzzi, “nel quale  Leonardo effettuava gli studi di anatomia nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, cercava di far volare l’uomo, era impegnato nell’impresa, poi non condotta a termine, della pittura murale raffigurante la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio e studiava soluzioni avveniristiche per rendere l’Arno navigabile”.

Al prof.Paolo Galluzzi, chiedo quale rilevanza abbiano questi studi scientifici di Leonardo rispetto al  presunto primato della pittura.

Il Codice Leicester rivela l’ormai acquisita maturità di un artista raffinatissimo, penetrante osservatore della natura, ingegnere capace di concepire progetti di straordinario ardimento e interprete originale dei fenomeni più significativi del macrocosmo e del microcosmo, una mente protesa a raccogliere le sfide più complesse e a mettere in discussione le conclusioni stabilite dagli autori più accreditati della tradizione. Per la prima volta analizza il fenomeno dell’acqua, le sue relazioni con l’aria, si interroga e si dà delle risposte ai tanti problemi sollevati. Prendiamo ad esempio quello dei fossili marini trovati in cima alle montagne.

Già, in uno dei fogli che compongono il Codice  Leonardo si chiede:  perché son trovate l’ossa de gran  pesci    e le ostriche e coralli e altri diversi nichi e chiocciole sopra l’alte cime de’ monti marittimi, nel medesimo modo che si trovan ne’ bassi mari?

La spiegazione che a quel tempo veniva data era tratta dalle sacre scritture e veniva attribuita agli effetti del  Diluvio universale.   Leonardo coraggiosamente rovescia quella interpretazione e individua quel fenomeno nella trasformazione continua della terra, che è una storia di cambiamenti, e scopre che quelle montagne stavano un tempo in fondo al mare e poi sono emerse. Straordinarie intuizioni le sue.

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