giovedì, Luglio 18

Agli italiani la Ue non piace proprio Khashoggi sarebbe stato torturato e fatto a pezzi dentro il consolato saudita a Istanbul mentre era ancora vivo

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Italiani i meno europeisti in Europa. Ebbene sì, a certificarlo l’ultimo sondaggio Eurobarometro condotto tra l’8 e il 26 settembre 2018 da Kantar Public in tutti e 28 gli Stati membri. Il 65% degli italiani si dichiara favorevole all’euro, ma gli intervistati in Italia sono i meno convinti dei benefici dell’appartenenza all’Unione europea (43%). Il 68% degli europei invece ritiene che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’Ue e il 61% degli intervistati considera positivamente la moneta unica.

Italia dunque fanalino di coda. E non finisce qui: in caso di referendum nel proprio Paese sulla falsariga di quello della Brexit, solo il 44% degli italiani voterebbe per restare nell’Ue contro il 66% a livello europeo. E’ il dato peggiore dei 28, anche a fronte dei britannici dove oggi il 53% è per il ‘remain’.

In Gran BretagnaTheresa May insiste sull’obiettivo di un accordo di divorzio dall’Ue, ma anche sui suoi paletti sul dossier dell’Irlanda del Nord: «Vogliamo un accordo che attui il mandato popolare sulla Brexit e porti benefici a tutto il popolo del Regno Unito». In merito alla Brexit, è tornata a parlare anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo cui la ‘chance’ di arrivare a un accordo buono per entrambe le parti è ancora sul tavolo. Ma avverte: «Ci dobbiamo preparare a ogni scenario, anche alla possibilità che la Gran Bretagna esca senza un accordo. Io auspico che anche dopo la Brexit la Gran Bretagna resti un partner stretto e affidabile per l’Europa».

Il giornalista saudita Jamal Khashoggi sarebbe stato torturato e fatto a pezzi dentro il consolato saudita a Istanbul mentre era ancora vivo. A rivelare i presunti drammatici dettagli è il quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak, che cita una supposta registrazione audio di quei momenti da cui risulterebbe anche la presenza del console Mohammed al-Otaibi. Il giornalista sarebbe morto in 7 minuti, secondo quanto riferito al Middle East Eye da un’altra fonte che avrebbe ascoltato l’audio. A fare a pezzi il corpo mentre il reporter era vivo sarebbe stato il capo dell’unità forense di Riad, il dottor Salah Mohammed al-Tubaigy.

Per il Washington Post, sarebbero 12 i sauditi legati ai servizi di sicurezza di Riad che avrebbero fatto parte della squadra di 15 persone sospettate di aver ucciso il giornalista. Tra le figure di spicco Khalid Aedh Aloitaibi, identificato come membro della guardia reale saudita e fotografato in varie occasioni accanto al principe ereditario Mohammed bin Salman. Intanto Donald Trump in una intervista alla Associated Press ha parlato del caso Khashoggi e assolve il principe ereditario saudita: «Ci siamo di nuovo. Sei colpevole finché non viene provato che sei innocente», facendo riferimento così ad un’altro caso, ossia quello del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh.

Amnesty International denuncia violazioni sistematiche dei diritti di rifugiati e migranti al confine franco-italiano, in seguito a una missione di osservazione realizzata i 12 e 13 ottobre, nella zona di Briancon, nelle Alpi francesi, non lontano dal villaggio italiano Clavière. «Il Governo francese la smetta di fare orecchie da mercante», scrive Amnesty in un documento pubblicato sul suo sito.

Nuova tensione in Israele dopo che nella notte due razzi sono stati sparati dalla striscia di Gaza dei quali uno e caduto in mare vicino a Tel Aviv e un secondo ha colpito una casa a Beer Sheba (Neghev), senza causare feriti. Ieri centinaia di palestinesi si erano lanciati contro la barriera di confine fra Gaza ed Israele ed avevano fatto saltare con l’esplosivo un cancello in prossimità del kibbutz israeliano di Kissufim, aprendo così una breccia. Intanto aerei da combattimento israeliani hanno replicato attaccando ‘obiettivi terroristici’ a Gaza. Duro il premier Benyamin Netanyahu: «Guardiamo con grande severità agli attacchi alla frontiera, nell’area adiacente alla Striscia, a Beer Sheba, ovunque. Ripeto che se gli attacchi non finiranno, gli metteremo noi fine».

L’inviato speciale dell’Onu in Siria, Staffan de Mistura, terminerà il suo mandato alla fine di novembre. Lo ha annunciato durante una riunione del Consiglio di Sicurezza, spiegando che utilizzerà il suo ultimo mese per verificare attivamente se le Nazioni Unite sono in grado di convocare una commissione costituzionale credibile e inclusiva. Una decisione dettata da ‘pure ragioni personali’. Tra i papabili alla sua successione ci sarebbero l’ex ministro degli esteri algerino Ramtane Lamamra, il coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, e l’inviato speciale in Iraq, Jan Kubis.

Un candidato alle elezioni parlamentari in Afghanistan, Abdul Jabar Qahraman, è stato ucciso con una bomba fatta esplodere nel suo ufficio nella provincia meridionale di Helmand. L’esplosione ha causato inoltre il ferimento di altre sette persone. Nei giorni scorsi i talebani hanno tentato di intimidire insegnati e studenti affinché non partecipino alle elezioni e non consentano che le scuole vengano usate come seggi elettorali.

Paura in Crimea, dove almeno 18 persone sono morte e altre 40 sono rimaste ferite in una esplosione avvenuta questa mattina nella mensa del Politecnico di Kerch. All’inizio si è parlato di atto terroristico, ma il racconto di uno studente ha cambiato ipotesi. Infatti il giovane ha parlato di «un viso familiare che ha iniziato a sparare agli studenti, sembra sia uno dei nostri compagni».

Torniamo negli Usa, perché il vicepresidente Mike Pence ha telefonato ieri sera al presidente del Guatemala, Jimmy Morales, chiedendogli di fermare la carovana di migranti honduregni in cammino verso gli Stati Uniti perché se questo non avverrà, saranno sospesi tutti gli aiuti.

In Grecia, il ministro degli Esteri Nikos Kotzias ha rassegnato le dimissioni all’indomani di uno scontro in consiglio dei ministri con il titolare della Difesa Panos Kammenos sull’accordo raggiunto con la Macedonia sull’annoso problema del nome della repubblica ex jugoslava. Nel mirino il mancato sostegno del premier Alexis Tsipras dopo gli attacchi di Kammenos, da sempre contrario all’intesa raggiunta.

Chiudiamo con il Canada, dove alla mezzanotte locale, nell’isola di Terranova, è stato fatto il primo acquisto legale di cannabis per uso ricreativo, in un centro dove si era formata una coda di centinaia di persone in attesa di fare altrettanto. La legge per il consumo ricreativo di marijuana è stata approvata la scorso giugno dal Parlamento canadese.

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