sabato, Dicembre 14

Agenzia spaziale: lo spazio strappato … ovvero, l’occupazione dei gialloverdi E’ un bisogno estremo di poggiare le terga su scranni luccicanti quello che spinge allo stillicidio senza fine, oppure allo Stato italiano non frega più niente di costruire lanciatori, satelliti, sonde spaziali, stazioni di terra e quant’altro fa dei detentori della capacità spaziale una grande potenza?

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«Non discuto chi un Ministro voglia tenere nel gabinetto però quando si tratta di partecipate di Stato e Agenzie spaziali, lì come forze politiche abbiamo il dovere di incidere su queste scelte e soprattutto se le persone è opportuno se vadano in alcuni ruoli o no». È quanto riporta in un suo blog Cesare Albanesi, un attento osservatore di cose dello spazio, che ha riferito fedelmente le parole del Ministro per lo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, a margine del Consiglio dei Ministri n. 53 del 4 aprile scorso. Giorno, noi de ‘L’Indrosiamo stati i primi a dare la notizia, in cui a Palazzo Chigi si sarebbe dovuta celebrare la nomina di Presidente e Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia spaziale italiana. Evento poi disatteso perché alcuni Ministri hanno revocato la propria partecipazione.
E senza Difesa e Sviluppo Economico, due dei dicasteri titolati per legge a nominare un proprio rappresentate nel cda dell’ente, il banco è saltato.

Però anche una manciata di ore prima nelle istituzioni si ammutoliva a qualcosa di inquietante: nella seduta n. 106 del Senato, una pletora di senatori democratici –anche noi ne abbiamo contato 20-, tra cui Valeria Fedeli, che è stata Ministro dell’Istruzione, hanno presentato un’interrogazione rivolta a Marco Bussetti, per la «significativa levitazione dei costi del personale e delle consulenze esterne a fronte di un taglio della manutenzione che ha provocato danni e mancato utilizzo delle grandi infrastrutture del Centro di ricerca di Capua con possibili conseguenze di danno erariale». E da qui, un’elencazione dei misfatti individuati da un’agenzia di Audit & Assurance, non si sa pagata da chi –forse da Miur- e di riporti di attività effettuate al di fuori dei mandati governativi.

Gli interlocutori parlamentari reclamano fatti assai gravi, ma pur conosciuti dal 2014, circa difformità nuove e vecchie che si stanno perpetrando ai danni del grande centro di ricerca che si estende per quasi due chilometri quadrati a 50 km. da Napoli; ora sono cose che si conoscono a fondo –la Corte dei Conti ha pubblicato un ultimo dossier lo scorso settembre- e che si tiri in ballo di nuovo che una famiglia con un nome che appartiene alla storia dell’impresa pubblica italiana sia stata protagonista, assieme a tante altre figure, di cose non accettabili avrebbe avuto senso da intendersi già da tempo perché più volte sotto il vaglio degli inquirenti. Che sia stato poi un legale designato dal Governo nella compagine commissiarale dell’Asi è, però, profondamente fastidioso e ci fa domandare che senso ha prendere di mira lo spazio italiano scudisciandolo così tanto fino all’osso.

Qui, con il permesso dei Lettori, noi che seguiamo da sempre l’universo spaziale italiano, ci poniamo una domanda: è un bisogno estremo di poggiare le terga di alcuni illuminati dal Governo su scranni luccicanti quello che spinge a questo stillicidio senza fine oppure allo Stato italiano non frega più niente di costruire lanciatori, satelliti, sonde spaziali, stazioni di terra e quant’altro fa dei detentori della capacità spaziale una grande potenza?

Sulle poltrone non val la pena emettere opinioni. Se è vero che la pietra dello scandalo è un’appartenente dell’entourage del Ministro dell’Economia Giovanni Tria, che secondo ‘La Verità’ di Maurizio Belpietro, sarebbe stata componente di una società di cacciatori di teste e anche membro del cda di una banca plurichiacchierata, ci va di ricordare che proprio il Ministero presieduto da Luigi Di Maio ha definito lo scorso anno Space Economy «la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti arriva fino allo generazione di prodotti e servizi innovativi abilitati». E cioè, per stessa considerazione del Mise, la disciplina rappresenta una delle più promettenti traiettorie di sviluppo dell’economia mondiale dei prossimi decenni.

Dunque, ci è difficile comprendere i motivi dell’accanimento che si è scatenato in questi giorni, delle lotte interne tra i contendenti che hanno immobilizzato il settore e dei colpi d’ascia che si sono scatenati senza tener conto dei danni che le loro stangate comportano alla produzione, all’economia e alla fragile immagine del Paese.

Oggi l’Agenzia è ancora sotto il controllo di un Commissario che al momento del suo insediamento ha dichiarato: «Ho accettato questo incarico con spirito di servizio per il Paese. Lo porterò avanti fino all’insediamento del nuovo presidente, per un periodo comunque non superiore a sei mesi». Era il 16 novembre 2018, quindi ci siamo ancora con i tempi, anche se mezzo anno per individuare un presidente di agenzia ci sembra veramente tanto.

Il nome di Piero Benvenuti già bazzicava nell’ambiente, sub-commissario e poi consigliere d’amministrazione dell’Agenzia dal 2007 al 2013, al fianco di Enrico Saggese. L’ex Commissario e poi presidente finito nei guai per fatti inerenti a quelle storie delle interrogazioni presentate al Senato.
Quanto al suo sub-commissario attuale,
Giovanni Cinque, inutile negare che sia stato consulente legale del Cira dal 2012 al 2015. Dunque, non parliamo di rinnovamento, non parliamo di risanamento, non parliamo di moralizzazione.

E soprattutto, se è vero che si sta perpetrando una scalata delle cariche e degli incarichi, in questo crescendo di critiche e insulti vediamo una continuità delle lotte interne che sicuramente non porteranno alla crescita di un sistema che in Europa -e nel mondo- sta mostrando una esponenzialità attesa, ma certamente non compresa in Italia. Non almeno da quell’Italia che millanta di voler così tanto bene all’Italia!

A noi sembra un insostenibile impasse, quello a cui assistiamo: domani si riunisce alle 10:30 il Comitato interministeriale per lo spazio a Piazza Colonna e se non ci sarà qualche altra fantasia governativa, si dovrà marcare il passaggio di consegne del vertice dell’Agenzia.

Il nome del futuro Presidente è trapelato da tempo e noi stessi l’abbiamo anticipato (il 25 marzo): Giorgio Saccoccia, attualmente dirigente dell’Agenzia Spaziale Europea, dovrebbe lasciare la sede di Noordwijk, sulla costa olandese tra Amsterdam e Leida, per insediarsi alla guida del grande monolito di Tor Vergata a Roma.

C’è qualche perplessità sui suoi emolumenti, perché le retribuzioni di un’agenzia internazionale sono nettamente più alte di un ente governativo. Un décalage poco stuzzicante per qualsiasi professionista.
Quanto ai consiglieri l’operazione ci sembra più complessa. Come dicevamo, tutto si rappresenta in un’assatanata ricerca di occupazione di sedute. Che siano astronauti, avvocati, banchieri o scienziati, professori o saltimbanchi la competenza dei candidati dovrà passare rigorosamente da un’etichettatura partitica che sia speculare alle proporzioni del Governo.
Se questo è un modo serio di amministrare l’Italia…

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