domenica, Agosto 18

Africa, social media tra speranze e crisi field_506ffb1d3dbe2

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People use mobile phones in Nairobi, Kenya. There are about 700m sim cards in Africa.

Pur con gli irrisolti interrogativi sul futuro prossimo venturo del continente africano, l’arrivo dell’anno nuovo promette la netta crescita economica per Paesi quali Costa d’Avorio, Ghana, Kenya, Nigeria, Sudafrica, Tanzania e Zambia, iscritti a pieno titolo nelle economie emergenti del pianeta. Se però “diversificare” sembra la parola d’ordine che emerge dallo studio ‘Economic diversification in Africa, condotto dall’Osaa (Ufficio del Consigliere speciale sull’Africa presso le Nazioni Unite) e dal progetto di sostegno per l’iniziativa d’investimento in Africa del Nepad/Oecd, nonché dal report  ‘African Economic Outlook’ 2013, è ancora difficile intravvedere come sia possibile concretizzare questo una crescita sempre più equa e democratica.

Intanto però non mancano le crisi locali con ampie conseguenze, con un numero crescente di cittadini e organizzazioni di base che rilanciano e informano senza filtri sui social media, in particolare nella Twitter-sfera. È per esempio il caso del Sud Sudan, dove negli ultimi giorni l’inviato statunitense Donald Booth e alcuni mediatori provenienti dai Paesi confinanti hanno incontrato Riek Machar, l’ex vice Presidente ora a capo dei ribelli che hanno impegnato le forze governative nelle ultime settimane, per chiedere il cessate il fuoco. Quest’ennesima crisi, innescata il 15 dicembre scorso, avrebbe causato, secondo le stime delle Nazioni Unite quasi 400.000 sfollati, di cui 50.000 sono fuggiti verso i Paesi vicini, e almeno 1000 morti. E i relativi aggiornamenti vanno cercati sotto l’hashtag #SouthSudan.  Fra gli altri, preziose le testimonianze direttamente dal campo riportate da reporter come  @harumutasa, insieme a rilanci come i seguenti:

@RadioTamazuj: Sud Sudan: L’ospedale delle Nazioni Unite a Giuba non è in grado di affrontare l’arrivo dei pazienti.  

@ValerieAmos: Stanziati 15 milioni di dollari dall’UNCERF per gli aiuti umanitari in Sud Sudan, con oltre 220mila sfollati. Le condizioni peggiorano ogni giorno di più.  

@Donohoe_P: Ad Awarial 75mila persone fuggite da Bor ‘vivono sotto gli alberi e bevono acqua sporca’.

@Nation_Courier: UNMISS: Indagini preliminari “hanno rivelato terribili accuse di atrocità” compiute dai ribelli contro i civili e le truppe.  

@Africa_Conf: Sono necessari grandi cambiamenti politici per rilanciare il più giovane stato africano e salvarlo dall’abisso. 

Invece nella prolungata crisi della Repubblica Centrafricana, la novità più grossa riguarda le dimissioni di Michel Djotodia, Presidente ad interim, e del Primo Ministro Nicola Tiangaye — pur a fronte di 52.000 sfollati per via delle violenze settarie delle ultime settimane.  Anche in questo caso, sono i netizen a informare (e commentare) in tempo reale.

@malachybrowne: Celebrazioni a Bangui con l’arrivo della notizia delle dimissioni di Djotodia.  

@hisilow: Festeggiamenti per l’uscita di scena di Djotodia, ma potrebbero durare poco. 

Ma pur di fronte a simili crisi, è il caso di tenere a mente che Africa non è obbligatoriamente  sinonimo di guerre civili, dittature o colpi di Stato. E per dimostrarlo, la testata sud-africana ‘Daily Maverick’  ha raccolto una serie di storie positive del 2013 che pongono il continente sotto una nuova luce. Tra queste va segnalata la scomparsa pressoché totale della pirateria in Somalia: nel 2013 si sono avuti appena sette attacchi attribuibili ai pirati somali (contro i 176 del 2011), nessuno dei quali ha avuto successo.

E il Madagascar — dove i netizen sono alquanto attivi, pur se in numero ridotto — sta riprendendosi dopo aver finalmente condotto le elezioni presidenziali. Grazie all’impegno della Southern African Development Community, i due principali antagonisti della politica malgascia, hanno deciso di rinunciare alle proprie ambizioni di governo.

Anche se alle elezioni del 20 dicembre hanno votato solo 7,9 milioni degli aventi diritto, i risultati appena diffusi danno a Rajaonarimampianina il 53,5 per cento delle preferenze, contro il  46,5 per cent a favore di Robinson — il quale però parla di irregolarità e annuncia proteste popolari. La speranza è che verranno revocate le sanzioni economiche, e il nuovo governo potrà iniziare a governare davvero il Paese.

 

 

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