venerdì, Aprile 3

Africa: serve triplicare la produzione di manioca Il continente africano ha bisogno di circa 30 tonnellate per ettaro di manioca entro il 2050 rispetto alle 9 tonnellate attualmente prodotte

0

Per l’Africa la  manioca è un problema di sicurezza alimentare tra i più pressanti. Due i problemi di fondo: non se ne produce abbastanza e  una malattia virale che colpisce  la pianta di questo tubero rischia di far diminuire la già non bastante produzione del 90%, con conseguenze catastrofiche.

A lanciare l’allarme sulla crisi derivante dalla malattia della pianta è stato un gruppo di ricercatori africani riuniti ad Abidjan per condividere informazioni e soluzioni nella lotta alla malattia nota come ‘scanalatura marrone’ della manioca.
L’Africa è il piu’ grande produttore mondiale di manioca (57%), pianta tuberosa che rappresenta uno degli alimenti di base per almeno 250 milioni di persone, consumata come terza fonte di carboidrati. Nella sola Nigeria, Paese più popoloso del continente con 186 milioni di abitanti, l’80% della gente dipende della manioca per la sua alimentazione quotidiana. In Africa occidentale la manioca è già colpita da una patologia nota come mosaico africano’, che può causare una perdita di produttività del 40 al 70%. La malattia più recente della ‘scanalatura marrone’, soprannominata l’Ebola della manioca, sta invece colpendo pesantemente le colture dell’Africa dell’est e da poco anche dell’Africa centrale.
«I governi sono chiamati ad istituire un sistema di allerta precoce e a trovare una strategia per arginare questa malattia. Ad esempio con l’introduzione di controlli fitosanitari ai confini»   ha dichiarato Justin Pita, Direttore esecutivo del programma West African Virus Epidemiology (WAVE), in prima linea nella lotta alle malattie virali della manioca.

 Pur essendo un alimento di base, cruciale per la sicurezza alimentare di numerosi Paesi africani, finora la ricerca scientifica non sta dedicando studi approfonditi alle malattie virali che stanno già decimando i campi di manioca. Grazie ad un finanziamento triennale di 255 milioni di euro, erogato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates a sostegno dei Paesi africani ed asiatici confrontati ai cambiamenti climatici, il programma WAVE concentrerà parte delle sue attività alla ricerca di soluzioni alle malattie virali della manioca e della patata dolce.

Problema strutturale è invece la carenza produttiva. Secondo il Global Cassava Partnership for the 21st Century  (GCP21)  –una partnership di 30 istituzioni dedicate a sfruttare gli strumenti della moderna biotecnologia e per trasformare la manioca in una coltura più produttiva e resilienteattraverso il suo Direttore, Claude Fauquet, ha dichiarato che il continente africano ha bisogno di circa 30 tonnellate per ettaro di manioca entro il 2050 rispetto alle 9 tonnellate attuali prodotte per ettaro, perché la sua popolazione e quella della Nigeria, in particolare, raddoppieranno entro il 2050. Una scarsa produzione che per un verso rappresenta un problema di alimentazione, per l’altro verso  sta mantenendo nella povertà i coltivatori. La manioca è  centrale per la sicurezza alimentare e rappresenta il quarto raccolto più importante dopo mais, grano e riso.

La produttività della manioca in Asia è di oltre 22 tonnellate per ettaro, una situazione che dà all’Asia un vantaggio competitivo nel commercio globale di manioca, mentre l’America Latina produce 12 tonnellate per ettaro. Affrontare il divario di rendimento richiede maggiori finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo della manioca da parte di tutte le parti interessate, se davvero il mondo vuole aiutare gli agricoltori a porre fine alla fame e alla povertà in Africa, sottolinea Fauquet.

«L’Africa ha bisogno di  svilupparsi nella coltivazione della manioca. Entro il 2050 ci sarà un grave problema alimentare se la manioca rimarrà inferiore a 10 tonnellate per ettaroDobbiamo cambiare la resa della manioca. La manioca viene coltivata in 106 Paesi». Sebbene la Nigeria abbia un peso considerevole nella produzione di manioca nel mondo – il Paese è il più grande produttore di manioca al mondo, ne produce circa 45 milioni di tonnellate all’anno, ovvero il 19% della produzione mondiale-, non soddisfa ancora le richieste dei suoi cittadini. La Repubblica del Benin attualmente produce più manioca della Nigeria. La Nigeria, ha detto Fauquet, produce il massimo, ma rispetto alla sua popolazione, non sta facendo abbastanza.

Infatti, una delle promesse al momento mancate dell’Amministrazione del Presidente Muhammadu Buhari è proprio quella relativa allo sviluppo della coltivazione della manioca che potrebbe stimolare un’enorme rivoluzione industriale ed economica nel Paese.

Segun Adewumi, Presidente dell’associazione dei coltivatori della manioca (NCGA) della Nigeria ha sottolineato che l’atteggiamento della Nigeria verso la produzione di manioca non solo scoraggia gli agricoltori che stanno lavorando per coltivare le radici, ma sta anche soffocando l’opportunità che il Paese ha di sviluppo grazie a questo prodotto. Gli agricoltori nigeriani potrebbero guadagnare fino a 20 mila miliardi di dollari dalla produzione, trasformazione ed esportazione di manioca, sia come cibo trasformato che come materia prima. «Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dedicare cinque milioni degli 84 milioni di ettari di terra arabile in Nigeria allo sviluppo della manioca. Fortunatamente, la manioca può essere coltivata in tutte le parti della Nigeria. La manioca può scatenare una massiccia rivoluzione industriale che farà guadagnare alla Nigeria oltre 20 miliardi di miliardi l’anno. La manioca è in realtà la risposta ai problemi economici della Nigeria». Quel che manca sono programmi di sostegno allo sviluppo tecnologico della coltivazione del tubero e per l’immissione dei prodotti derivati sul mercato.

A giugno è in programma la quarta conferenza internazionale sul prodotto, alla quale parteciperanno i grandi investitori brasiliani e non solo, e i lavori si concentreranno sulla tecnologia per migliorare la produzione e sull’accesso alla finanza e al mercato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore