domenica, Marzo 24

Africa: più studenti, più disoccupati L’istruzione alla base della nuova leadership africana, ma anche della crescita della disoccupazione. Ne parliamo con Martin Rose socio del Prince Waleed bin Talal Center degli Studi Islamici presso Università di Cambridge

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«L’educazione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo», Nelson Mandela. 

Le parole di Mandela, padre dell’Africa moderna e icona di pace, oggi suonano estremante attuali e si inseriscono perfettamente nel processo evolutivo che sta avendo il sistema dell’istruzione in Africa.

L’ultimo rapporto dell’UNICEF, ‘Generation 2030 Africa 2.0: Prioritizing investment in children to reap the demographic dividend’, su demografia e infanzia in Africa e le implicazioni per il continente e il mondo, tra il 2017 e il 2030, prevede un aumento della popolazione infantile dell’Africa di 170 milioni, portando il numero dei bambini e giovani sotto i 18 anni nel continente a 750 milioni. Secondo l’UNICEF in base a questa previsione, per raggiungere le migliori pratiche in campo scolastico e garantire una buona istruzione alle prossime generazioni, ci dovranno essere almeno 5,8 milioni di nuovi insegnanti entro il 2030. In quest’ottica, l’educazione gioca un ruolo fondamentale per quella che sarà la nuova leadership dei Paesi africani e il loro futuro. Attualmente, però, l’UNICEF afferma che in Niger, nel Ciad, in Sud Sudan, nella Repubblica Centrafricana e tutti Paesi con una lunga storia di instabilità e alti livelli di povertà, si registrano i tassi di analfabetismo più alti al mondo fra i giovani, fino quasi all’80 per cento.

I Paesi africani, negli ultimi anni, hanno iniziato ad investire maggiormente sull’istruzione, primo fra tutti il Marocco che spende il 26% del suo bilancio statale sull’istruzione. Secondo un articolo di Martin Rose socio del Prince Waleed bin Talal Center degli Studi Islamici presso Università di Cambridge, pubblicato dal centro studi Chatham House, c’è stata, soprattutto nei Paesi del nord Africa, un’enorme crescita del numero degli studenti. Sempre in Marocco, le università statali sono passate da 308.000 studenti nel 2009/10 a 822.000 nel 2017/18, con un aumento del 167% in otto anni, e non è ancora finita. «Questa ‘massificazione’ dell’istruzione superiore è ben superiore alla crescita della popolazione, con il rapporto di iscrizione lorda, la percentuale del gruppo di età dell’istruzione terziaria, che cresce dal 10,9% nel 2003 al 28,14% nel 2015», scrive Rose.

D’altra parte però, nonostante molti soldi vengano spesi per l’istruzione, le università stiano proliferando e il numero di studenti stia aumentando, si assiste anche ad una rapida crescita del numero di laureati disoccupati. Come ha notato ”l’Economist‘ nel 2016: «Più tempo passi a scuola, meno possibilità hai di trovare un lavoro». È una verità perversa che mina la crescita esplosiva dell’istruzione superiore nella regione del Medio Oriente ma anche in Nord Africa.

Altri fattori minano l’istruzione nel continente africano: corruzione, mancanza di riforme del sistema scolastico, agevolazioni solo per un’élite di giovani studenti e ultimo ma non meno importante il gruppo terrorista islamista originario della Nigeria Boko Haram, la cui traduzione letterale è ‘l’istruzione occidentale è proibita’. Risale al 19 febbraio scorso l’ultimo attacco del gruppo che ha preso d’assalto una scuola femminile nel villaggio di Dapchi, a nord del Paese, per rapire gli studenti. Negli ultimi dieci anni le azioni violente di Boko Haram soprattutto contro scuole e studenti, hanno lasciato almeno 7 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria, 2,1 milioni di sfollati e 20.000 civili morti, da quanto si legge in un report di Human Rights Watch. Boko Haram, si fonda esattamente su questa ideologia: distruggere l’illuminante potere educativo, espressione di peccato quando comprende insegnamenti al di fuori di quelli del corano. Il gruppo sta lottando vigorosamente per mantenere l’educazione di qualità lontana dalla popolazione, perché è consapevole che questa è il mezzo per raggiungere la libertà.

Dal Nord a Sud, il sistema educativo africano, necessario per la formazione della futura leadership dei Paesi del continente, sembra dover affrontare ancora innumerevoli problematiche e diverse sfide, prima di raggiungere risultati positivi non solo in relazione all’aumento degli studenti, ma anche al raggiungimento di un impiego effettivo e appagante per i giovani africani.

L’istruzione è la base per la formazione di una nuova leadership nei Paesi africani, ne parliamo con Martin Rose socio del Prince Waleed bin Talal Center degli Studi Islamici presso Università di Cambridge.

Quanti sono i giovani che oggi studiano in Africa? Qual è la percentuale di quelli che scelgono subito di lavorare?

Un numero crescente di giovani studia in tutto il continente, al nord e al sud. I dati relativi all’iscrizione alla scuola primaria mostrano rapidi progressi per il raggiungimento del MDG (Millennium Development Goals) del 100% per l’iscrizione primaria. Le cifre per il Marocco sono stupefacenti, ma lo stesso tipo di crescita si sta verificando in tutta l’Africa.

A che età iniziano a lavorare i giovani in Africa?

I giovani iniziano a lavorare a tutte le età, alcuni da bambini iniziano in maniera non ufficiale, altri, invece, quando completano i loro studi. Le aspettative crescono con gli anni di studio, così che i giovani laureati chiedono di svolgere lavori da ‘laureati’, ma molti, come quelli che arrivano in Europa, sono impiegati in lavori da ‘non laureati’.

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