lunedì, Ottobre 26

Africa pioniera nella battaglia cinese del RMB contro la supremazia del dollaro Pochi sanno che il successo a livello mondiale dello Yuan cinese è dovuto alle coraggiose scelte fatte da Paesi africani

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In occasione del vertice annuale dei BRICS, tenutosi nel settembre 2017 a Xiamen, Cina e Russia hanno accelerato la battaglia contro la supremazia del dollaro, accusato di aver creato una artificiale e ingiusta architettura finanziaria mondiale che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. L’obiettivo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) è quello di promuovere nuove valute mondiali, la riforma del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo dominio esercitato da dollaro americano, Euro e Sterlina inglese.

La migliore valuta per rappresentare i BRICS è lo Yuan cinese, conosciuto come Remnibi (RMB). La coalizione dei Paesi emergenti dal 2010 sta puntando sul riconoscimento internazionale della convertibilità del RMB. Nel 2013 la Banca Popolare della Cina e la Banca Centrale Europea firmarono un accordo di convertibilità pari a 45 milioni di Euro. Nello stesso anno furono firmati accordi simili con i vicini della regione Asia Pacifico: Giappone, Sud Corea, Nuova Zelanda, Malaysia, Mongolia. Nel 2014 il RMB per la prima volta fu quotato presso il London Stock Exchange, nel 2016 presso le borse di Svizzera, Francia, Germania, Lussemburgo e Repubblica Ceca.

Nel 2015 la Cina creò l’area del RMB con i suoi vicini asiatici con l’obiettivo di estromettere il dollaro americano dai mercati regionali. Allo stesso tempo Pechino divenne il principale creditore degli Stati Uniti, investendo 1,26 trilioni di dollari nell’economia americana corrispondenti all’intero budget annuale della Russia. La Cina ha raggiunto anche la prima posizione mondiale per le riserve aurifere, comprando tonnellate di oro soprattutto dall’Africa. Acquisti spesso non trasparenti che in alcuni casi hanno finanziato gruppi terroristici e brutali guerriglie africane come le caso delle operazioni illegali della compagnia cinese Kun Huo Mining nel traffico dell’oro di Shabunda, regione del Sud Kivu (Congo) con la compartecipazione delle autorità del capoluogo di provincia Bukavu. Traffico oggetto di una inchiesta dell’associazione internazionale Global Witness e recentemente di una indagine Interpool. Non curante di etica e morale, Pechino, dal 2012, ha costituito una grandissima riserva aurifera per sostenere la convertibilità internazionale del RMB in controtendenza alla valuta americana, che fu sganciata dal valore dell’oro il 15 agosto 1971, per volontà del Presidente Richard Nixon, diventando di fatto la prima moneta virtuale al mondo decenni prima della comparsa dei BitCoin.

Il 1° ottobre 2016 rappresenta una data storica per il RMB. Il Fondo Monetario Internazionale accetta la valuta cinese nel paniere delle valute di riserva (contenente Dollaro americano, Euro, Yen giapponese e Sterlina inglese). Ora il 10,93% del paniere è composto da RMB. Una conquista importante e strategica che permette alla Banche Mondiali di tutto il pianeta di riservare una quota delle loro riserve in RMB, rafforzando gli scambi economici con la Cina. Permette, inoltre, a Pechino di richiedere con maggior forza la revisione dei diritti di voto ripartiti all’interno del board del FMI, controllato dalla Francia, mentre gli Stati Uniti controllano la Banca Mondiale, secondo quanto fu stabilito nel dicembre del 1945 all’interno degli accordi Bretton Wood. Per controbilanciare il potere della Banca Mondiale, la Cina ha creato una banca mondiale alternativa, la Banca Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture.

Pochi sanno che il successo a livello mondiale del RMB è dovuto alle coraggiose scelte fatte da Paesi africani, pionieri della lotta contro la supremazia del dollaro. Una lotta che per molti governi africani si rende necessaria in quanto le loro monete soffrono troppo dei flussi di cambio con il dollaro americano. In alcuni Paesi africanifalliti’ – Liberia, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Zimbabwe – la moneta statunitense ha addirittura sostituito la moneta locale, mentre in altri, come il Sudan e l’Etiopia, il dollaro americano influenza il mercato nero, preso dai commercianti come unità di misura ufficiale sui flussi dei cambi delle transazioni commerciali con l’estero, ignorando i tassi dettati dalle rispettive Banche Centrali. In questo modo gli Stati Uniti controllano l’economia di interi Paesi con una moneta praticamente virtuale non agganciata alle riserve aurifere di cui almeno il 40% dei biglietti in circolazione sarebbero addirittura falsi.

Nel 2012 vari Paesi africani, nel tentativo di sganciarsi dal dollaro americano, accettano la convertibilità del RMB, quattro anni prima del suo riconoscimento da parte del FMI, esponendosi a gravi rischi finanziari.
È proprio in quell’anno che il Vice Governatore della Banca Popolare della Cina, Li Dongrong, organizza un forum a Pechino per promuovere investimenti in RMB verso l’Africa e la convertibilità della valuta cinese con quelle africane stipulata da accordi quadro tra le rispettive banche centrali. La proposta viene colta immediatamente da Ghana, Isole Mauritius, Zambia, Nigeria, Sudafrica.

La Banca del Ghana ufficializza la convertibilità del RMB, mentre la Banca Centrale della Nigeria si assicura il 38% delle riserve straniere in RMB con l’obiettivo di diminuire il controllo del dollaro americano sull’economia (85% delle riserve di valuta pregiata era composto dal dollaro) sull’immediato, e, in un secondo momento, interrompere il dominio del dollaro americano sulla vendita di petrolio e gas naturale. Un obiettivo non ancora raggiunto per ovvie resistenze politiche da parte degli Stati Uniti.

Anche la South African Reserve Bank stipula un accordo quadro con la Banca Popolare della Cina che prevede l’accettazione del RMB, investendo anche su buoni del tesoro cinesi.  Le Isole Mauritius da subito si distinguono come il principale Paese africano dove la domanda della valuta cinese è salita vertiginosamente arrivando a rappresentare il 46% delle riserve di valuta pregiata straniera. La Banca dello Zambia non ha ancora incluso il RMB nelle sue riserve, ma accetta la convertibilità negli scambi commerciali con la Cina.

Nel marzo del 2014 anche lo Zimbabwe si unisce ai Paesi pionieri che accettano il RMB come valuta pregiata internazionale. Il RMB entra ufficialmente nel paniere delle valute di riserva della Banca Centrale di Harare, assieme allo Yen giapponese, il Dollaro australiano e la Rupia indiana. Nel settembre del 2017, il Kenya raggiunge ilclubdegli amici del RMB, decretando la convertibilità della valuta cinese.

Il Direttore Generale della Associazione dei banchieri Kìkenioti, Habil Olaka, ha affermato che la convertibilità del RMB era un passo dovuto visto il crescente peso della Cina nel mercato internazionale. «L’economia keniota beneficerà con la convertibilità del RMB che ha tutte le potenzialità di diventare il propulsore della economica dell’Africa Orientale in quanto moneta solida supportata da un chiaro contro valore in oro», ha dichiarato Olaka durante un seminario sulla standardizzazione internazionale dei rapporti finanziari.

In pochi mesi 10 grandi banche keniote su 42 hanno adottato il RMB nelle loro riserve e permettono di effettuare transazioni commerciali Kenya-Cina senza le intermediazioni valutarie in dollaro americano o euro, infliggendo preoccupanti perdite di commissioni per le banche inglesi, americane, francesi, belghe e tedesche dedite alle intermediazioni valutari negli scambi commerciali con la Cina. Gli accordi valutari firmati con il Kenya aprono le porte alla convertibilità del RMB in altri Paesi dell’Africa Orientale, quali Etiopia, Rwanda, Tanzania, Uganda.

Come nel caso degli scambi commerciali, l’introduzione della convertibilità del RMB in Africa è frutto di reciproci interessi che rientrano nella filosofia cinese del win-win, in netta contrapposizione all’economia coloniale imposta dall’Occidente. Pechino necessitava di Paesi pionieri che, accettando il RMB, creassero importanti precedenti finanziari e aprissero le porte alla sua convertibilità a livello mondiale. I Paesi africani necessitavano di una solida valuta internazionale alternativa al dollaro americano e all’Euro. Quando le due esigenze si sono incontrate, gli accordi sono stati una logica conseguenza, quasi una formalità.

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