venerdì, Agosto 14

Africa Orientale: una sola cittadinanza EAC

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La comunità economica dell’Africa Orientale, East African Community (EAC), introdurrà, entro il 1° gennaio 2017il passaporto unico, riconoscendo alle popolazioni una unica cittadinanza. Una decisione presa per accelerare l’integrazione regionale e trasformare la federazione economica in una entità unica politica che coinvolge circa 190 milioni di persone dei Stati Membri: Burundi, Kenya, Rwanda,Tanzania, Uganda e ora il Sud Sudan.

La decisione è stata presa durante la diciassettesima assemblea ordinaria tenutasi ad Arusha, sotto la presidenza di John Magufuli , Presidente della Tanzania, il 2 marzo scorso.
Il nuovo passaporto offrirà alle popolazioni libera circolazione all’interno della comunità, permettendo agli individui di studiare, vivere e lavorare dove preferiscono. Vi sono ancora vari elementi di diritto da definire, quali il diritto di voto, l’assistenza sanitaria, armonizzazione dei vari codici del lavoro, un sistema fiscale unico. Punti che saranno definiti nella fase di lancio della cittadinanza unica, dal 1° gennaio 2017 al 1° gennaio 2018. Il passaporto sarà rilasciato a tutti i cittadini degli Stati membri che ne faranno richiesta e sarà dotato delle più moderne tecnologie Hi Tech, nell’obiettivo di rinforzare la sicurezza regionale e di regolare i flussi migratori interni alla regione.
La cittadinanza comune si inserisce nel rafforzamento del mercato unico (creato nel 2010) ed è il preludio per la federazione politica e la moneta unica, previste entro il 2020.

La East African Community è un tentativo di dotare di una reale indipendenza politica ed economica la regione dei Grandi Laghi, ricca di risorse naturali ma con una storia di guerre regionali, guerre etniche, regimi dittatoriali e genocidi.
La EAC fu fondata nel 1967 da Kenya, Uganda e Tanzania. Il progetto collassò dieci anni dopo a causa delle conflittualità tra i tre Stati fondatori. Fu ripreso, poi, nel luglio 2000, per iniziativa di Kenya e Uganda, dopo i radicali cambiamenti politici avvenuti in Uganda con la presa del potere di Yoweri Museveni e la liberazione del Rwanda dal regime HutuPower supportato dalla Francia. In ultima analisi, EAC fa parte del piano strategico, a lungo termine, ideato dai presidenti Museveni e Paul Kagame, per assicurare una integrazione economica e una pace regionale che metta al riparo l’etnia tutsi dai ricorrenti pogrom attuati da forze reazionarie che mirano allo sterminio di questa entia. L’indirizzo politico della EAC è influenzato dalla visione futura di questi due presidenti che, abbandonate le guerre regionali per il controllo delle risorse naturali, ora puntano al processo regionale coinvolgendo attivamente Kenya e Tanzania. L’obiettivo è di creare un blocco economico e politico che influenzerà le sorti del continente.

Il grande successo di Museveni e di Kagame è stato quello di creare un asse politico con la Tanzania, Paese storicamente avverso alla etnia tutsi. Con l’avvento al potere del Presidente John Magufuli, la Tanzania chiude il suo passato di supporto alle ideologie genocidarie, avviando una rivoluzione economica, sociale e culturale all’interno di un Paese che per oltre 60 anni è stato costretto ad un isolamento mondiale imposto dal primo Presidente Julius Nyarere, e dal suo partito, il  Chama Cha Mapinduzi (CCM), basato su ideologie di socialismo agreste e sulla esaltazione razziale del ceppo bantu africano.

La EAC sta procedendo verso la creazione di un unico Stato federale nonostante che varie influenze esterne stiano tentando di interrompere questa integrazione. Le forze avverse al progetto regionale sono sostanzialmente l’Unione Europea e le forze reazionarie della Chiesa Cattolica. L’Europa, sotto influenza francese, vede nella EAC un pericoloso concorrente internazionale. La regione galleggia su un mare di petrolio e gas metano. La sua configurazione geologica (attraverso la Rift Valley) la dota di una concentrazione di minerali comuni, preziosi e rari, quali il coltan, unica la mondo. La regione possiede le migliori Università del continente e una popolazione estremamente attiva ed intelligente.
A questi vantaggi naturali e sociali si aggiunge la visione rivoluzionaria imposta dalla élite nilotica. Una visione orientata verso il futuro e tesa non a creare un impero Tutsi-Hima nella regione, ma una integrazione etnica reale tra la minoranza nilotica e la maggioranza bantu, unica garanzia di sopravvivenza dei tutsi, stimati a livello regionale attorno ai 20 milioni di individui. Il tanto temuto dominio Hima è tecnicamente impossibile. Seppur vero che la EAC è sotto influenza di leader tutsi, Tanzania e Kenya, potenze regionali, sono in grado di equilibrare la composizione etnica, eliminando il rischio di un dominio di una specifica etnia, e creando una simbiosi tra popolazioni nilotiche e bantu. Un intento favorito dalle stessa élite nilotica, attualmente alla guida della comunità economica, ampiamene dimostrato in Rwanda con la sostitutizione dell’appartenenza a gruppi sociali antagonistici (hutu e tutsi) con il senso di cittadinanza e orgoglio nazionale.

Il passato della Chiesa Cattolica nella regione è stato caratterizzato da una politica di appoggio al  colonialismo, giustificando la brutale dominazione europea sulle popolazione africane. A seguito dell’ondata di indipendenze nazionali, ha creato partiti e ideologie tra le più arretrate, reazionarie e sanguinarie, glorificando il dominio bantu hutu camuffato da rivincita sociale sulle popolazioni nilotiche. La Chiesa Cattolica nella Regione dei Grandi Laghi è responsabile della creazione dell’ideologia nazista razziale del Hutu Power (Manifesto Bahutu del 1957), della presa del potere del regime razziale nazista di Juvenal Habyrimana e del genocidio del 1994 in Rwanda. Una moderna e laica entità politica economica che assicuri benessere ed educazione ai suoi cittadini priva una certa parte della Chiesa Cattolica degli elementi fondamentali sui quali esercita il potere temporale, ovvero povertà e ignoranza.  Dunque, le forze reazionarie all’interno dell’universo cattolico tentano  di bloccare il processo di integrazione regionale supportando regimi anacronistici e criminali quale quello illegalmente al potere in Burundi. Il declino della Chiesa Cattolica (a vantaggio di quella protestante e dell’ateismo) è iniziato da quindici anni. Papa Francesco è consapevole della necessità di un radicale cambiamento nella politica di evangelizzazione, quella che si abbina all’odio razziale e allo sterminio. Non è un caso che all’interno del Vaticano siano scoppiate lotte intestine sulla questione dei Grandi Laghi. Papa Francesco, agendo nel quadro discreto tipico del potere temporale della Chiesa, sta limitando la possibilità di manovre delle principali correnti che fino ad ora hanno dettato la linea politica in Africa, per sostituirle con correnti più idonee alle sfide e ai cambiamenti epocali in atto. Le correnti reazionarie in difficoltà tentano di agire attraverso altre centrali del potere, per esempio posizionando i loro uomini nei centri decisionali della politica estera italiana. Una mossa che sa di ripiego, in quanto l’influenza che può esercitare il Governo italiano è ben minore di quella esercitata dal Vaticano.

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