lunedì, Gennaio 27

Africa Orientale: Giappone e Gran Bretagna cooperazione vincente

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La East African Community (EAC) è il più avanzato esperimento di integrazione economica regionale esistente nel continente africano. Gli Stati membri -Burundi, Kenya, Rwanda, Sud Sudan, Tanzania e Uganda- stanno consolidando il mercato comune regionale tramite l’eliminazione delle dogane interne e facilitazioni per il commercio interstates.  Sulla falsa riga della Unione Europea la EAC si è posta come obiettivo quello di creare una vera e propria confederazione di Stati rafforzando i poteri del già esistente Parlamento EAC (con sede ad Arusha, Tanzania), armonizzando le varie politiche fiscali e finanziarie dei singoli governi, introducendo moneta e cittadinanza uniche e creando un esercito regionale di cui è embrione  la Forza di Rapido Intervento formata, al momento, da reparti degli eserciti keniota, ruandese e ugandese.

Il progetto EAC, a differenza di quello europeo, mette sullo stesso piano di importanza le merci e le persone. Nella visione dei suoi padri fondatori, la EAC deve essere prima di tutto una confederazione di Stati dell’Africa Orientale sentita dai propri cittadini. La libera circolazione delle persone, tramite l’annullamento del visto di ingresso per gli abitanti della EAC, è il primo passo per una cittadinanza unica (concretizzata da un unico passaporto EAC che sostituisce i passaporti nazionali). Un traguardo che dovrebbe essere raggiunto tra il 2018 e il 2020.

Dopo aver esaminato le esperienze della Unione Europea si è deciso che l’unione monetaria sarà un importante obiettivo da raggiungere ma secondario rispetto alla tabella di marcia fissata per trasformare questo mercato comune in una federazione di Stati. Ci si è prefissati di introdurre la moneta unica tra dieci anni, dopo aver attentamente studiato l’impatto sulla economia e sulle popolazioni della regione. Si vuole evitare di ripetere l’errore della UE: creare una valuta forte sui mercati internazionali ma debole e fonte di drastica perdita del potere d’acquisto dei lavoratori all’interno dei confini interni. La difesa comune è soggetta ad intensi studi. Al momento la soluzione migliore è individuata del rafforzamento dei patti di difesa comune già esistenti, mantenendo i propri eserciti e polizie nazionali. In caso di necessità si formerebbe un esercito regionale, composto dai singoli eserciti sotto comando militare unico. La creazione della Forza di Rapido Intervento serve per testare la capacità di coordinamento tra i vari eserciti nazionali.

In questo contesto si inseriscono le Cooperazioni allo Sviluppo del Giappone e della Gran Bretagna. La Japan International Cooperation Agency (JICA) e il UK Department for International Development (DFID) hanno deciso di canalizzare ingenti fondi a supporto del mercato unico dell’Africa Orientale, a scapito degli aiuti classici: assistenza ai rifugiati, educazione e sanità. Una strategia di cooperazione condivisa dai governi della EAC più interessati a interventi che promuovono realtà economiche integrate che agli aiuti umanitari. E per quanto riguarda la Gran Bretagna, è da tenere presente il cosa si apre in termini di opportunità per l’Africa dopo Brexit.

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