domenica, Ottobre 25

Africa: la grande rivincita? Ecco le risposte africane ai problemi africani. Questo ed altro alla Conferenza Italia-Africa di oggi alla Farnesina

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A poco più di due anni dalla prima edizione, si è tenuta oggi al Ministero degli Esteri la seconda Conferenza Ministeriale Italia-Africa; 46 gli stati africani rappresentati, 13 organizzazioni internazionali e, in tutto, 150 delegati. Una presenza massiccia dei rappresentanti che rivela un reciproco nonché profondo interesse alla collaborazione. I lavori sono stati aperti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha subito sottolineato come l’Italia attribuisca priorità assoluta al dialogo politico con il grande continente.

Stavolta, la Conferenza si colora di sfumature nuove; l’Africa, infatti sta vivendo dinamiche differenti rispetto a quelle di due anni fa. Sta vivendo un’ondata di positività data dalla rilevante crescita economica, dallo sviluppo regionale e dall’accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea che si spera possa incentivare una lunga serie di simili processi di pacificazione.

La crescita economica e demografica continua e sono in corso trasformazioni che il Presidente definisce «epocali», quali, ad esempio, quelle della tecnologia e della digitalizzazione. «In Africa è in corso una sfida di pace e democrazia», dice il Ministro degli Esteri , Enzo Moavero Milanesi; «e anche qui avete fatto progressi esaltanti» riportando anche le 31 consultazioni elettorali a cavallo del 2108 e del 2109. «Sono in corso profondi cambiamenti; in Africa c’è il più alto tasso di crescita demografica»; si prevede, lo sappiamo, il raddoppio della popolazione che, in futuro, rappresenterà un quarto dell’intera popolazione mondiale. E’ evidente: questi paesi «necessitano di una crescita durevole», una crescita che possa, una volta per tutte, impedire il dilagare del fenomeno delle disuguaglianze.

«Stiamo dicendo che l’Africa cresce ma non cresce continuativamente, non quanto ne avrebbe bisogno», afferma il Segretario esecutivo dell’UNECA, Vera Songwe; «i problemi ci sono ancora ma adesso ne siamo coscienti, la macroeconomia è forte, il quadro politico sembra buono e sono tutte cose positive ma abbiamo bisogno di uno sguardo globale». Ok la crescita, ma l’Africa deve capire come poterne beneficiare al meglio. «Ci stiamo muovendo nell’era della digitalizzazione», continua Songwe; «qui è dove dobbiamo crescere, questo è il movimento che creerà lavoro».

Ma occorre anche soffermarsi su quelli che restano rilievi critici del continente: le conseguenze di un processo di globalizzazione imperfetto e l’aumento dei fattori di rischio per la società, come la criminalità organizzata e i traffici illeciti «anche di esseri umani». Queste problematiche frenano lo sviluppo africano, ostacolandone la stabilità e i conseguenti effetti positivi, come la prosperità della popolazione. «L’impegno si è intensificato in questi anni e necessita di continuazione», afferma Mattarella evidenziando come, rispetto alla prima Conferenza, il dialogo sia aumentato. Il partenariato tra Africa e Italia è ampio e dimostra che questo «sia un impegno prioritario nella politica estera italiana».

Ne sono conferma sia le visite del Presidente in Africa che quelle -anch’esse più numerose- dei rappresentanti dei diversi stati africani in Italia. «L’Italia è al quarto posto dei contributori nell’ambito del G7», continua Mattarella; L’attenzione delle nostre imprese in Africa è cresciuta e questo si riflette sulla presenza dei nostri investitori. Di questo hanno parlato diversi rappresentanti tra cui Hamani Abou-Zeid della Commissione su Infrastrutture ed Energia dell’Unione Africana: «ci avete aiutato a sviluppare reti elettriche, idriche, stradali». «L’Unione Africana vuole promuovere gli investimenti e lo sta facendo tramite una serie di iniziative, quali, ad esempio, l’armonizzazione dei quadri normativi».

A proposito di sfide, si parla anche della questione migratoria: che l’Italia si è «dimostrata sensibile alla questione accogliendo circa 450.000 migranti. Occorre sostenere una politica di contrasto ai traffici illeciti e alle violazioni di diritti umani», secondo Mattarella. «L’obiettivo futuro dipende dalla nostra capacità di collaborare; nell’Italia troverete sempre il più attento interlocutore».

Mattarella ha poi accennato al ruolo decisivo dell’Unione Europea ed alla necessaria «visione d’insieme» tra due continenti che condividono le sfide maggiori del momento: «gli attacchi terroristici, le conseguenze dei cambiamenti climatici, la siccità, la criminalità organizzata». Da qui ,l’importanza di un dialogo collaborativo e fecondo, che già sembra essersi instaurato, come precisa il Presidente della Repubblica. «Credo che la collaborazione tra le due possa conoscere sempre più ampi spazi». Di collaborazione ha parlato anche il Ministro degli Esteri evidenziando come i destini di Italia ed Africa siano «intrecciati» geograficamente e storicamente. «Siamo coscienti di essere il Paese che invecchia di più mentre voi siete giovanissimi, siamo il Paese che stenta a crescere mentre voi state crescendo». L’Africa va all’opposto. Dalla collaborazione, in altre parole, possiamo beneficiarne entrambi.

Collaborazione che deve andare avanti per la lotta alla fame, come sottolinea il Presidente dell’IFAD Gilbert Houngbo; «l’Italia ha costruito importanti infrastrutture, ad esempio, in Niger» ma ora l’attenzione deve spostarsi sulle aree rurali. «l’Africa sub-Sahariana è tra le zone più arretrate a proposito di reti stradali e questo aumenta il costo dei trasporti; solo il 19% della popolazione rurale ha accesso all’elettricità, contro il 40% che vive in città ed anche i fertilizzanti qui costano di più». «Investimenti in questa direzione andrebbero a risolvere problemi come la fame e le migrazioni di massa».

Occorre guardare alle sfide in chiave di opportunità: questo il concetto ribadito. E guardare all’Italia come un «possibile ponte verso l’Ue», come detto da Moavero che sintetizza la sua visione in tre elementi: l’opportunità di dialogo politico, il commercio ed i possibili altri investimenti italiani in Africa e, non di meno, l’elemento culturale. «La cultura parla al cuore delle persone»; cultura che vuoi dire anche formazione, istruzione. Di cultura ha parlato anche il Vice Ministro degli Esteri dell’Egitto, Hamdi Sanad Loza, sottolineando come il suo Paese si stia impegnando in questa stessa direzione nell’obiettivo comune dello sviluppo: «l’Egitto sta provando attivamente ad affrontare problemi come il traffico di esseri umani ma la migrazione è collegata alla pace; dobbiamo mettere a tacere le armi entro il 2020».

La Conferenza ha riservato uno spazio speciale alla pace avvenuta tra Etiopia ed Eritrea. «In Etiopia sono avvenite riforme molto importati e già si vedono risultati significativi», afferma il Ministro degli Esteri Workneh Gebeyehu; «abbiamo accettato di far tacere le armi entro il 2020 ed anche se qualcuno ha espresso dubbi sul farcela o meno, per noi l’obiettivo risulta fattibile perché dipende da una volontà politica che noi abbiamo». Sulla stessa scia, anche il collega eritreo, Osman Saleh: «Abbiamo deciso da soli che le condizioni erano mature, non c’è stato bisogno di alcuna mediazione». «Molti pensano che ci siano stati negoziati dietro le quinte ma non è cosi: una nuova mentalità ci ha permesso di agire in questa direzione. Tra i due paesi la pace ma anche degli accordi di partenariato regionale, come quello importante raggiunto con la Somalia.

L’Italia vuole continuare a farsi sentire sul tavolo dell’Unione Europea: sono in corso, infatti, iniziative che promuovono l’integrazione e la sostenibilità, come l’Erasmus Plus entro il 2020 che permetterà a moltissime persone di intraprendere un percorso di scambio culturale tra le nostre culture. «E’ importante mutare la vecchia percezione dell’Africa ferma», dice Emanuela del Re Vice al Ministero degli Esteri; «l’Africa è dinamismo, la creatività è la parola chiave». «Il nostro rapporto bilaterale garantisce uno sviluppo condiviso». «E’ importante che procediate anche verso una maggiore integrazione; l’Italia desidera essere al vostro fianco», termina Moavero.

Ma l’Africa, l’invito di procedere verso il proprio miglioramento, l’ha già accolto eccome. «Per troppo tempo l’Africa è rimasta ferma, pensando che gli aiuti dovevano arrivare dall’esterno», afferma il Ministro degli Esteri del Congo Jean Claude Gakosso; «anche se siamo aperti ad aiuti esterni, finalmente ora la soluzione arriva da noi». Questa è la grande conquista di un continente che, forse, pian piano, si riprenderà una grossa rivincita.

 

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