venerdì, Novembre 27

Gli immigrati africani? disertori, in un continente destinato a finire Le verità lapalissiane, difficili da dire e ingoiare, sull’immigrazione africana in Europa e sul futuro del Vecchio Continente, nelle parole di una nota attivista della Repubblica Democratica del Congo

0
1 2 3


L’immigrazione clandestina è stata trasformata in una guerra tra Nazioni europee: Grecia e Italia ne sono le vittime, Spagna, Francia, Germania e Malta abdicano ai loro doveri, scaricando il carico umano su questi due Paesi.
Quando le ex potenze coloniali e imperialistiche (Francia, Spagna, Germania) si sono accorte che Italia e Grecia sono utilizzati dai nostri migranti come Paesi di transito per giungere in Nazioni europee più ricche, Parigi, Madrid e Bonn hanno chiuso le frontiere affermando di volere accogliere solo i profughi e non i migranti economici. Peccato che questi governi, con lunga esperienza coloniale e imperialista, sono ben consapevoli che la maggioranza dei migranti sono di origine economica… Ora che Atene e Roma minacciano di non collaborare più con questa assurda politica di flussi migratori giungono le promesse di radicali cambiamenti. Non cerdo che ci si posso fidare di Parigi e di Bonn. Compreranno i governi italiano e greco con qualche milioncino di euro e li costringeranno a supportare tutto il peso migratorio da soli in quanto, mi dispiace dirvelo, il razzismo europeo è in primis rivolto verso i Paesi europei deboli del Mediterraneo.

L’accoglienza garantita a tutti o la chiusura delle frontiere sono entrambe soluzioni sbagliate e controproducenti.
L’immigrazione dall’Africa è causata dalla propaganda del falso benessere che i vostri media trasmettono qui in Africa. Siate onesti, per una volta, dite chiaramente che le vostre economie sono a pezzi, che i milioni di disoccupati, sotto occupati e poveri sono in costante aumento nei vostri Paesi, in piena crisi politica e morale. Vedrete che l’immigrazione clandestina diminuirà drasticamente.

Per fermare i flussi migratori ora state finanziando regimi mostruosi in Turchia, Sudan e bande armate libiche. Avete addirittura stretto patti con le tribù nomadi del Fezzan, noti tagliagole e commercianti di schiavi. I vostri alleati prenderanno i vostri soldi per comprare nuove armi e reprimere i loro popoli e quelli confinanti, utilizzando la loro finta collaborazione contro i flussi migratori come eterna arma di ricatto. Queste alleanze giovano solo alla vostra industria bellica. In sintesi, state dando a Bashir, Edorgan e ai beduini libici i soldi per comprare le vostre armi. Non meravigliatevi se in un futuro prossimo queste armi entreranno nel circuito terroristico che sta seminando morte e lutti nelle vostre città».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore