domenica, Dicembre 15

Gli immigrati africani? disertori, in un continente destinato a finire Le verità lapalissiane, difficili da dire e ingoiare, sull’immigrazione africana in Europa e sul futuro del Vecchio Continente, nelle parole di una nota attivista della Repubblica Democratica del Congo

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Nel luglio 2017 la Redazione ricevette un lungo intervento dal titolo ‘Flussi migratori, immigrati disertoria firma di una nota attivista della Repubblica Democratica del Congo. Pochi giorni dopo, mentre erano in corso le verifiche sull’autenticità della firma, ci venne comunicato che l’attivista non intendeva più pubblicare, o almeno firmare tale intervento. La Redazione ne bloccò la lavorazione e lo mise in archivio.

Oggi e domani, ad Abidjan, in Costa d’Avorio, si tiene il 5° vertice Ue-Africa. Capi di Stato e di Governo e Ministri di 28 Paesi Ue e di 56 Paesi africani si riuniscono nella ex capitale ivoriana per discutere dello stato della partnership tra l’Unione e il continente africano.
I leader discuteranno del futuro delle relazioni tra Ue e Africa, di pace e sicurezza, di governance democratica, diritti umani, migrazioni e mobilità, investimenti e commercio, sviluppo di competenze, creazione di posti di lavoro. Particolare attenzione sarà posta sul temagiovani’, considerato una priorità, e si capisce perché: dato che ben il 60% della popolazione africana ha meno di 25 anni. La popolazione africana è giovane, con un’età media di 19 anni. L’Europa è il continente che detiene il primato dell’età media più alta: già nel 1990 era di 37 anni, mentre nel 2050 l’ONU prevede che sarà di 47 anni. Viceversa, l’Africa è il continente più giovane (secondo le previsioni lo rimarrà a lungo): mentre era di 18 anni nel 1990, secondo le proiezioni sarà di 31 anni nel 2050. Il fattore età, il fatto che il continente sia il posto dove ci sono più giovani e dove si partorisce di più sul pianeta Terra, sono due elementi assolutamente centrali sia in chiave migrazioni sia per capire quel pezzo di mondo sempre più determinante per il futuro e provare a gestirlo.

Così, oggi, in occasione del vertice di Abidjan, ci è sembrato opportuno tirare fuori dall’archivio quel testo di luglio. Pubblichiamo la prima parte di quell’intervento (la seconda parte sarà pubblicata domani), omettendo la firma -della quale abbiamo appurato l’autenticità-, nel rispetto delle richieste che ci giunsero in estate.

L’attivista, richiamando un suo intervento dall’identico tono pubblicato nel luglio 2015 su di un sito dedicato all’Africa, spiegava che due anni fa tale intervento aveva suscitato parecchie critiche, al tempo, scriveva, “alcuni pensarono che le mie analisi fossero troppo pan-africane e pessimiste”. Purtroppo, a distanza di due anni, “la situazione è drammaticamente peggiorata. Per spirito di fratellanza universale e per far comprendere punti di vista e posizioni che non sono solo mie, ma condivise dalla maggioranza dell’intellighenzia e della politica africana, ritorno volentieri sul tema immigrazione”, anche, precisava, sull’onda della cronaca del caldo luglio italiano, fatto di sbarchi e di trattative con la Libia per bloccare quella che settimane dopo sarebbe stata definita dal Ministro degli Interni, Marco Minniti, un «rischio molto serio per la tenuta sociale e democratica del Paese».

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Ecco la prima parte dell’intervento dell’attivista della Repubblica Democratica del Congo

«In 48 ore, 12.000 immigrati sbarcati sulle coste italiane. Questo dato di per sé è sufficiente per costringere ogni essere umano intelligente a riflettere seriamente. Qualcosa di estremamente sbagliato c’è nella gestione dei flussi migratori in Europa, come lontane dalla realtà sono le analisi e le proposte del mondo politico europeo che si basano su informazioni parziali o fuorvianti.

Chi giunge in Europa dall’Africa? Come scrissi nel 2015, i rifugiati africani che giungono in Europa sono una stretta minoranza. Il grosso degli arrivi è composto da immigrati economici. Se qualcuno si prendesse il disturbo di analizzare l’appartenenza sociale di questi immigrati scoprirebbe che la maggioranza appartiene alla piccola e media borghesia africana. I nostri poveri sono economicamente esclusi dal raggiungere le vostre coste. Il viaggio clandestino costa minimo 3.000 euro, massimo di 10.000 euro. Un lavoratore medio dei Paesi di origine dell’immigrazione (Ghana, Nigeria, Etiopia, Camerun, Senegal Mali) guadagna circa 800 euro annui, quindi é matematicamente impossibile che possa sostenere le spese del viaggio.

I Paesi di origine dei flussi migratori soffrono quello che noi chiamiamo diserzione sociale. I Paesi citati sono in crescita economica, anche se la distribuzione della richezza segue le logiche del vostro capitalismo primordiale, quello dal 1860 – 1960. La concentrazione delle ricchezze è una problematica che può essere risolta solo tramite lo scontro di classe e la pressione sociale per aumentare i salari e rafforzare lo stato sociale, con le stesse dinamiche che avete conosciuto voi nel 1917 e negli anni Sessanta e Settanta. Chi si imbarca sui gommoni per attraversare il Mediterraneo di fatto abdica al dovere sociale e patriottico di cambiare i rapporti di forza tra le classi e sostituire l’attuale classe politica corrotta con una nuova classe politica più responsabile e attenta a creare una migliore redistribuzione delle ricchezze, che porterebbe benessere e aumento dei consumi, del tenore di vita e il rafforzamento della nostra industria nazionale.

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