giovedì, Settembre 19

Africa, forti investimenti nel settore aerospaziale Molti Paesi africani stanno sviluppando dei programmi spaziali per migliore le condizioni di vita della popolazione

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L’accesso allo spazio è sempre stato un’impresa alquanto pericolosa e costosa, ma nonostante tutto, ci sono Paesi che hanno deciso di investire ingenti capitali sul settore aerospaziale. Questa notte, infatti, il Marocco è diventato il terzo Paese africano, dopo l’Egitto e il Sudafrica, ad avere un proprio satellite in orbita.

Infatti, poco prima delle 3.00 ora italiana, dalla base spaziale di Kourou, in Guyana Francese, è stato lanciato il primo satellite marocchino ‘Mohammed VI-A’, che pesa poco più di una tonnellata. E’ stato agganciato a un razzo Vega, sviluppato dalla Avio (Azienda aerospaziale italiana) in collaborazione con l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), e viaggerà in orbita a circa 700 km dalla Terra.

Il lancio di un secondo satellite è previsto per il 2018. ‘Mohamed VI-A’ è stato studiato, infatti, per lavorare insieme ad un altro satellite. I due satelliti potranno produrre, durante il giorno, fino a 500 fotografie ad alta definizione e inviarle, ogni sei ore, ad una stazione di controllo situata vicino all’aeroporto di Rabat.

Gli obiettivi della missione saranno, innanzitutto, militari e riguarderanno la lotta all’immigrazione clandestina, al contrabbando e l’osservazione delle attività di gruppi jihadisti, ma saranno anche civili e punteranno a sostenere, come affermano i media marocchini, lo sviluppo del territorio e la pianificazione territoriale, attraverso il monitoraggio dell’edilizia e dello sradicamento delle baraccopoli.

Il satellite, inoltre, contribuirà allo sviluppo socio-economico, soprattutto del settore agricolo, di fondamentale importanza per l’economia del Paese, e alla gestione delle risorse forestali, pastorizie e idriche, a partire dall’esplorazione delle acque sotterranee.

Le immagini prodotte dal satellite serviranno, poi, per sviluppare un sistema di allarme, per monitorare le condizioni meteorologiche e per prevenire le catastrofi naturali.

Dunque, viene da chiedersi se l’Africa abbia veramente bisogno di investire in questo settore. La risposta è sì. Anche se i progetti di successo, come l’accesso allo spazio, richiedono l’assunzione di un team formato da manager qualificati e competenti che abbiano delle specifiche conoscenze tecnologiche.

Ousmane Nasr Diallo, ingegnere ivoriano che lavora presso la Stazione Spaziale Internazionale della NASA e intervistato dal sito ‘Afrique sur 7afferma che l’Africa ha bisogno di programmi spaziali ben definiti:  «l’Africa, più che il resto del mondo, ha bisogno di programmi spaziali vitali, perché è il continente più esposto alle crisi politiche e sociali. Ogni giorno sono in atto sconvolgimenti sociali, i servizi di energia elettrica hanno costi insostenibili, il Ministero dei Trasporti non riesce a costruire strade decenti, le Università e le scuole pubbliche non sempre sono aperte a tutti gli studenti a causa degli scioperi, insomma, la situazione è critica. In queste condizioni, la logica richiederebbe che i bisogni socio-economici e socio-politici venissero soddisfatti per rendere l’Africa un Paese abitabile, ancor prima della realizzazione di programmi spaziali, ma per fare ciò servirebbe una cospicua raccolta fondi alla quale devono provvedere i leader africani» .

Ma, se ipotizziamo che il progetto vada a buon fine, l’Africa, che è il continente più esposto alle crisi politiche e sociali che causano, spesso, esodi delle popolazioni locali, potrebbe finalmente prevedere il cambiamento climatico, i periodi di siccità e le inondazioni ricorrenti, che hanno portato alla perdita di molte vite, di case di proprietà e ridotto la gente in povertà; riuscirebbe a monitorare meglio i suoi confini artificiali, e ciò riguarderebbe in particolare il fenomeno crescente dei gruppi estremisti, come quelli di Boko Haram, i satelliti, infatti, hanno svolto un ruolo importante nel cercare le 273 ragazze che il gruppo terrorista aveva rapito, e potrebbe comunicare con la telefonia mobile o la rete Internet, liberandosi dalla stretta dipendenza dei satelliti europei e mantenere la privacy delle sue Nazioni.

Tutti elementi da non sottovalutare, quindi, perché i programmi spaziali sono i metodi più affidabili per osservare i cambiamenti che avvengono sulla Terra e per migliorare lo standard di vita degli africani.

A questo proposito, l’Africa sta lavorando, con coraggio e determinazione, per ritagliarsi un posto di spicco tra le grandi potenze mondiali. Paesi come il Sudafrica, la Nigeria, il Ghana e il Kenya sono sempre stati attivi nel settore tecnologico. Tuttavia, ci sono anche altri Paesi che stanno apportando dei cambiamenti in tal senso.

Nel 2015, ad esempio, l’Etiopia ha costruito il primo osservatorio astronomico dell’Africa orientale, finanziato da Mohammed Alamoudi, un magnate etiope-saudita, e costato all’incirca 3 milioni di dollari. L’obiettivo era quello di sconfiggere i problemi che coinvolgevano la sfera socioeconomica dell’Etiopia, come la malnutrizione e la povertà, per apportare dei benefici alla popolazione e far scoprire alle nuove generazioni il mondo avveniristico della scienza e della tecnologia.

Il Kenya, invece, ha avuto sin dall’inizio la possibilità di collaborare con la NASA e con l’Italia per realizzare programmi spaziali internazionali. Attualmente, il Paese sta realizzando dei prototipi che costeranno 100 milioni di dollari circa che faranno diventare il Kenya un luogo privilegiato per l’osservazione spaziale, grazie anche alla sua posizione geografica e strategica lungo l’equatore.

Il Sudafrica e la Nigeria sono i Paesi africani più avanzati dal punto di vista aerospaziale. L’Agenzia Nazionale di Ricerca e Sviluppo dello Spazio in Nigeria gestisce un numero di satelliti multimilionari e si occupa dell’addestramento di studenti che vogliono lavorare in questo campo.

Il Sudafrica ha lanciato, invece, il primo satellite nazionale già nel 1999, e l’Agenzia Nazionale Spaziale del Paese è stata costituita nel 2010 insieme all’Università Tecnologica di Città del Capo, che ha lanciato un nano-satellite CubeSat nel 2013.

Il Paese è anche sede di una sezione distaccata dell’Unione Astronomica Internazionale, che utilizza l’astronomia come strumento per l’istruzione e lo sviluppo, altresì sta portando avanti un progetto per sviluppare il più grande radio telescopio al mondo insieme ad Australia e ad altri otto Paesi africani.

Recentemente, è stato realizzato un programma di sorveglianza satellitare congiunto tra il Sudafrica e la Russia, destinato ad aiutare i militari sudafricani a raccogliere immagini per monitorare le condizioni meteorologiche dell’Africa.

Altri Paesi come il Ghana, l’Algeria, l’Angola e l’Egitto stanno investendo in programmi spaziali per sviluppare il loro territorio. Anche l’Egitto, ad esempio, ha investito in un satellite militare con l’aiuto della Russia e spera di utilizzare la tecnologia spaziale per guidare l’innovazione e scoprire nuove risorse. Negli ultimi anni, l’Algeria ha lanciato dei satelliti nello spazio per monitorare i disastri, migliorare la pianificazione urbana e promuovere applicazioni di sorveglianza a distanza.

Dunque, queste tecnologie spaziali avanzate potrebbero essere estremamente utili per fornire agli scienziati africani dati per risolvere concretamente i problemi del continente africano, ma i Governi dei vari Paesi dovrebbero investire maggiormente in questo settore per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.

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