domenica, Agosto 25

Africa e terrorismo

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Conakry – Dal 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle si è sempre parlato dei gruppi terroristici che flagellano il Medio Oriente, ma negli ultimi anni questo fenomeno si è allargato fino a raggiungere l’Africa subsahariana. La deriva delle primavere arabe è stata solo una delle conseguenze dell’espansionismo del terrorismo nel continente, che dalla caduta del regime di Gheddafi ha iniziato a soffiare con decisione e più violenza da Est a Ovest lungo le vie del deserto ed è calato poi da Nord a Sud. La jihad è riuscita a mescolarsi ai conflitti etnici e a lotte fratricide già presenti nel continente, e ha creato delle sacche di proliferazione che ora spaventano l’Occidente. L’Islam africano è però una religione tollerante e sincretica che si mescola al fatalismo e alla spiritualità della società africana, in una certa maniera sua deformazione lontana dal dotto o raffinato Islam arabo. Storicamente i primi arabi (la penetrazione inizia nel 646 d. C.) rispettarono i costumi, le tradizioni e i riti (anche animisti) senza costituire quindi un elemento destabilizzante delle strutture societarie secolari. Per diversi secoli le correnti sufiste e salafiste hanno influenzato gli eventi in quei Paesi a maggioranza islamica. I problemi nascono sopratutto negli ultimi decenni, quando il salafismo ha iniziato a percorrere la strada del radicalismo che in seguito si è trasformato in estremismo. Le ingiustizie sociali causate soprattutto dalla presenza di regimi totalitari e intromissioni del mondo occidentale, la povertà dilagante e la scarsa scolarizzazione, flagello del continente, sono diventati il sottobosco ideale per l’affermasi dell’estremismo.

La radicalizzazione del salafismo nasce sopratutto in paesi come l’Algeria, che negli anni ’90 ha dovuto affrontare una lunga guerra civile. Qui la violenza jihadista è scoppiata per la prima volta nel continente nel 1991 quando il Governo si rifiutò di riconoscere il risultato elettorale, favorevole agli islamisti. Il Gruppo Islamico Armato scatenò una durissima campagna di terrore che portò a una violenza indiscriminata sia da parte degli islamici sia da parte governativa, e che nei decenni seguenti si è espanso nell’Africa subsahariana grazie ai loro traffici.

Negli anni successivi nascono i primi movimenti terroristici, come il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento in Algeria, che ben presto diventano ispirazioni per la Jihad Islamiyah e la Jamaa Islamiyah in Egitto, Al Qaida nel Maghreb Islamico in tutta la fascia del sahel subsahariano, il Gruppo Islamico Combattente Libico in Libia, il Gruppo Islamico Combattente Marocchino, il Fronte Islamico Tunisino (e anche l’Ennadha di Rachid Gannouchi nella sua prima configurazione nella lotta contro Ben Ali) in Tunisia, l’attività (sovversiva) della Haramain Islamic Foundation in Kenya e Tanzania, il P.A.G.A.D (People Against Gangsterism and Drug), la Qibla (di ispirazione sciita) in Sudafrica e molti altri ancora.

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