domenica, Gennaio 20

Africa, America, Asia e Oceania: guida alle elezioni 2019 In America, il Canada sia avvia verso elezioni incerte, mentre un’Argentina in crisi appare divisa tra Macri e la Kirchner. Complessa la situazione in Afghanistan e rischio dittatura per la Bolivia. Urne aperte anche in India e Israele

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Dopo aver parlato degli appuntamenti elettorali più importanti che si terranno in Europa nel prossimo anno, andiamo a vedere cosa accadrà nel resto del mondo.

Il 2018 elettorale si è chiuso con qualche sorpresa. Negli USA, le elezioni di mid-term hanno fatto registrare un calo di consensi per i Repubblicani del Presidente Donald Trump che, malgrado la risicata maggioranza ottenuta al Senato, hanno perso la Camera a discapito dei Democratici, tra le cui fila sono emerse molte giovani e agguerrite donne.

In Sud America, il Brasile ha attirato l’attenzione più di ogni altro Stato. Il candidato del partito di estrema destra PSL (Partido Social Libera), Jair Bolsonaro, capitano dell’Esercito in pensione, è stato eletto Presidente, anche grazie al ‘suicidio’ del PT (Partido dos Trabalhadores) che, con molti dei suoi vecchi membri indagati per lo scandalo tangentizio ‘Lava Jato’ e con l’ex Presidente Luiz Inácio Lula da Silva in prigione, ha completamente fatto disinnamorare i brasiliani che non hanno trovato in Fernando Haddad una valida alternativa. Un’eccezione sul panorama politico latinoamericano è rappresentata dal socialista, ma pur sempre populista, Andrés Manuel López Obrador, che a giugno ha vinto le elezioni presidenziali in Messico.

Sul versante asiatico, invece, l’ex star del cricket Imran Khan è diventato il nuovo Presidente del Pakistan promettendo la fine della corruzione nel Paese.

Dopo questo breve excursus, analizziamo ora quali saranno gli eventi elettorali più importanti al di fuori dell’Europa in programma per il prossimo anno.

 

America

Canada

Per il 21 ottobre sono previste le 43e elezioni federali canadesi, tramite le quali l’attuale Presidente, Justin Trudeau, correrà per il secondo mandato consecutivo a capo del Partito Liberale.

Trudeau ha portato il suo partito ad una straordinaria vittoria nellottobre 2015, quando ha ottenuto la maggioranza in Parlamento passando da 36 a 184 seggi, il maggior aumento della storia politica ed elettorale del Paese. Con la vittoria del 2015 ha spodestato il leader del partito conservatore Stephen Harper, premier dal 2006.

Nel novembre 2016, però, ambientalisti, alleati politici e gruppi indigeni hanno protestato contro la sua approvazione per espandere il progetto oleodottistico The Kinder Morgan Trans Mountain. Una mossa che ha fatto perdere consensi al Presidente canadese.

Il risultato non è per nulla scontato, con i sondaggi che danno leggermente in testa i Liberali seguiti a pochi punti percentuali dai Conservatori. Questi, guidati da Andrew Scheer, per aumentare i loro consensi faranno del cambiamento climatico e dei problemi ambientali il cuore del loro programma, ma si trovano ad affrontare una spaccatura interna dopo che Maxime Bernier, ex Ministro degli Esteri, perdendo le primarie, ha lasciato il partito fondandone un altro, il Partito Popolare del Canada, che al momento non riscuote molto successo.

Argentina

Nelle elezioni del 2019, gli argentini saranno chiamati ad eleggere il loro Presidente e a rinnovare le Camere del Congresso. In tutte le province del Paese e nella città di Buenos Aires saranno eletti 130 deputati nazionali il cui mandato durerà 4 anni. Nelle province di Chaco, Entre Ríos, Neuquén, Río Negro, Salta, Santiago del Estero, Terra del Fuoco e a Buenos Aires verranno eletti 24 senatori nazionali che resteranno in carica per 6 anni.

Inoltre, saranno eletti 43 parlamentari del Mercosur: 19 dal distretto nazionale e 24 dai distretti regionali provinciali e dalla città autonoma di Buenos Aires.

La sfida elettorale si giocherà sostanzialmente tra due candidati. L’attuale Presidente, Mauricio Macri, spera di poter essere eletto per il secondo mandato consecutivo, ma si trova ad affrontare un pesante calo dei consensi a suo favore dovuto al fatto che ha concordato con il Fondo Monetario Internazionale – sempre inviso agli argentini- un prestito di 57 miliardi di dollari per far fronte alla crisi economica in cui versa il Paese, andando, dunque, a fare esattamente ciò che avevano fatto i suoi predecessori. A sfidarlo per lo scranno della Casa Rosada ci sarà l’ex Presidente peronista Cristina Kirchner, colei che in parte ha contribuito a gettare l’Argentina in acque finanziarie torbide e che deve difendersi dall’accusa di aver accettato tangenti nel periodo in cui era al Governo.

Bolivia

In Bolivia l’esito appare scontato. Il Presidente Evo Morales, in carica dal 2006, ha sospeso alcune norme costituzionali in modo da poter correre per un quarto mandato. La situazione è tesa e lo scorso 6 dicembre l’opposizione ha organizzato uno sciopero per protestare contro la decisione della Corte Costituzionale di ritenere legittima la candidatura di Morales.

Anche la Conferenza Episcopale del Paese si è schierata contro la decisione del Tribunale Supremo Elettorale di accettare la candidatura ed ha rilasciato un comunicato nel quale afferma che «con questa decisione il Tse non ha agito come potere autonomo, suscitando dubbi sulle basi della democrazia e aprendo un futuro incerto per i boliviani».

Anche El Salvador e Guatemala, due dei Paesi che costituiscono il Triangolo del Nord insieme al Nicaragua, apriranno le urne con la speranza che si possa mettere fine all’ondata di violenza provocata dalla criminalità organizzata.

Si voterà anche in Belize, Dominica, Guayana e Uruguay.

 

Asia

Israele

Il Medio Oriente dà sempre l’idea di un calderone che ribolle pronto ad esplodere e Israele è, fin dalla sua nascita e suo malgrado, sempre protagonista delle vicende che si succedono in quell’area. Il mese scorso, il Governo guidato da Benjamin Netanyahu sembrava sul punto di crollare, quando, il Ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, aveva annunciato le sue dimissioni come atto di protesta contro la decisione della tregua raggiunta con Hamas a seguito di un ennesimo conflitto. Le dimissioni di Lieberman hanno lasciato Netanyahu con una risicata maggioranza, cosa che aveva fatto paventare il rischio di elezioni anticipate. Così non è stato e, a quanto pare, le elezioni si terranno regolarmente martedì 9 aprile. Netanyahu divide lopinione pubblica e la sua immagine è ambivalente: se da una parte ha intrecciato stretti rapporti con gli USA di Trump e si vanta di una forte politica di sicurezza, dall’altra è indagato per corruzione e ha accresciuto le tensioni con le minoranze all’interno del Paese. Ma come ci aveva spiegato il giornalista Eric Salerno, esperto delle questioni israeliane, con Netanyahu «l’economia funziona, la gente sta abbastanza bene, guerre vere non ce ne sono ed ha evitato un altro conflitto adesso. Ha molte cose da sbandierare e non so se alla popolazione interessi veramente che abbia avuto in regalo sigari e casse di champagne».

Nei sondaggi, l’attuale Primo Ministro rimane in testa, ma pochi giorni fa Benny Gantz, ex capo di gabinetto dell’Esercito israeliano, ha fondato un nuovo partito, Resilience for Israel, con il quale sta salendo vertiginosamente nei sondaggi e, con ciò, sta accrescendo la sua ambizione politica dopo esser stato corteggiato dallo stesso Netanyahu. Più indietro, invece, Lieberman con il suo partito Israel Beytenu. Basso nei sondaggi anche Naftali Bennett, attuale Ministro dell’Istruzione e leader del partito di estrema destra The Jewish Home, anch’esso critico nei confronti del premier dopo la tregua con Hamas e deluso perché sperava di diventare Ministero della Difesa dopo le dimissioni di Lieberman: poltrona che, invece, si è accaparrato Netanyahu.

India

Tra l’aprile ed il maggio 2019 si terranno le elezioni parlamentari per rinnovare la Lok Sabha, la Camera Bassa.

L’India, microcosmo culturale per eccellenza, è storicamente uno dei teatri elettorali più imprevedibili sia per il numero impressionante di elettori – circa 850 milioni di indiani si recheranno alle urne – sia perché gode, fortunatamente, di un’ottima salute democratica.

L’attuale Primo Ministro, Narendra Modi, non ha rispettato le promesse fatte dopo il trionfo elettorale del 2014. Il premier, infatti, si è ritrovato contro la rabbia degli agricoltori e non ha saputo creare posti di lavoro per i giovani a fronte di riforme più sbandierate che effettive.

Le recenti elezioni regionali tenutesi in 5 dei 29 Stati indiani, hanno decretato una vittoria schiacciante dell’INC (Indian National Congress), il partito di ispirazione socialdemocratica guidato da Rahul Gandhi, a discapito del partito nazionalista che governa il Paese, il BJP (Bharatiya Janana Party – Partito del Popolo Indiano). Questo risultato potrebbe significare molto in virtù delle prossime elezioni primaverili, ma allo stesso tempo non può essere considerato come termometro reale dell’andamento della politica indiana.

Rahul Gandhi ha raccolto il testimone della madre Sonia e, tramite alleanze con i partiti regionali, sta cercando di risollevare un INC uscito a pezzi dalle parlamentari del 2014. I prossimi mesi serviranno per capire le reali probabilità di Gandhi che, al momento, non sembrano alte. Attualmente, infatti, gli esperti danno in vantaggio Modi che, comunque, governa col BJP la maggior parte degli Stati indiani.

Afghanistan

Ad aprile, le presidenziali afghane, saranno delle elezioni molto complesse. Le parlamentari dellottobre scorso si sono svolte con tre anni di ritardo e sono state contrassegnate da brogli elettorali e dagli attacchi dei talebani che hanno ucciso oltre 130 persone che si stavano recando alle urne. Mentre gli americani sono al tavolo coi talebani, l’attuale Presidente, Ashraf Ghani Ahmadzai, è pronto a correre per il secondo mandato consecutivo in attesa di capire chi sarà il suo avversario.

Indonesia

L’Indonesia è pronta a replicare, con gli stessi candidati, le elezioni del 2014. L’attuale Presidente, Joko Widodo, che quattro anni fa, a capo del Partito Democratico Indonesiano di Lotta, risultò vincitore con oltre il 53% dei voti, si troverà nuovamente di fronte Prabowo Subianto, leader del Partito del Movimento della Grande Indonesia. Widodo protegge la tradizione indonesiana del pluralismo e predica un Islam moderato, ma si trova ad affrontare la forte spinta degli islamisti radicali con i quali Prabowo ha stretto forti legami.

L’estate scorsa una serie di attentati, organizzati dal gruppo terrorista Jemaah Ansharut Daulah, avevano destabilizzato il clima intorno le elezioni amministrative. Widodo, dunque, dovrà fare i conti non solo col suo avversario, ma anche con l’estremismo che sta prendendo piede nel Sud-Est asiatico.

Altri Paesi asiatici che affronteranno le elezioni saranno Bangladesh, Kazakistan e, per quanto l’esito sia già scritto, anche la Corea del Nord di Kim Jong-un sarà chiamata ad esprimersi.

 

Africa

Nigeria

Le elezioni presidenziali in Nigeria sono previste per il 16 febbraio.

Ad ottobre si sono svolte le primarie dei due partiti principali che si contenderanno la scena politica.

L’All Progressive Congress (APC) ha scelto come proprio candidato l’attuale Presidente Muhammadu Buhar, mentre il Peoples Democratic Party (PDP) candiderà Atiku Abubakar, ex vicepresidente.

Come riporta il centro di ricerca Council on Foreign Relations, la politica nigeriana non è tanto dominata dalle ideologie, quanto dalle personalità dei candidati che facilmente passano da una sponda allaltra. Abubakar, per esempio, nel 2014 passò dal PDP all’APC, per poi passare nuovamente al PDP sul finire del 2017.

Sebbene siano ancora incerte queste elezioni è il contesto a renderle di vitale importanza. La Nigeria, con i suoi 190 milioni di abitanti, è il Paese più popoloso del continente nero, nonché il più grande produttore africano di petrolio, il cui calo dei prezzi ne sta danneggiando l’economia. Inoltre, chiunque sarà al potere dovrà fare i conti con l’estremismo islamico che genera violenza nel Paese.

Sudafrica

La Commissione elettorale indipendente sudafricana ha annunciato che le elezioni nazionali si terranno un mercoledì tra il 7 maggio e la fine del mese.

L’ex Presidente Jacob Zuma non è riuscito a mantenere le promesse di rendere il Paese più sicuro e più equo e ha dovuto affrontare una lunga lista di accuse di corruzione che hanno messo in serio pericolo la reputazione del Congresso Nazionale Africano, il partito di Nelson Mandela che ha dominato la scena politica sudafricana dopo la fine dell’apartheid. Per tale motivo è stato sostituito alla guida del Paese e del partito da Cyril Ramaphosa, che sta cercando di far fronte alla recessione finanziaria appoggiandosi agli aiuti economici e agli investimenti di Cina e Arabia Saudita. Così l’ANC, dopo un lieve calo dei consensi, sembra essere ancora il partito principale deputato a restare al timone del Sudafrica. Gli altri due contendenti, Mmusi Maimane e Julius Malema, leader rispettivamente di Alleanza democratica e Combattenti per la libertà economica, sono ancora molto indietro nei sondaggi.

In Nord Africa le urne saranno aperte in Algeria, dove il Presidente Abdelaziz Bouteflika del Fronte di Liberazione Nazionale, in carica dal 1999, si ricandiderà nonostante il suo precario stato di salute; e in Tunisia dove cercherà la riconferma l’attuale Presidente Beji Caid Essebsi.

Oltre ai Paesi già menzionati, anche Botswana, Guinea-Bissau, Malawi, Mauritania, Mozambico e Namibia sono gli altri Stati africani in cui sono state indette elezioni per il prossimo anno

 

Oceania

Australia

L’anno prossimo in Australia saranno di scena le elezioni federali con le quali si eleggeranno i membri del 46° Parlamento AustralianoIl 18 maggio 2019 è la deadline entro la quale dovranno essere eletti la metà dei senatori dello Stato. Entro e non oltre il 2 novembre 2019, invece, dovranno essere nominati i membri  per la Camera dei rappresentanti e i senatori territoriali.

L’attuale Primo Ministro, Scott Morrisonil quale sta portando avanti una politica volta a limitare l’influenza della Cina nel Pacifico, stanziando aiuti per i Paesi vicini –  ha sostituito in corsa il vincitore delle precedenti elezioni, Malcolm Turnbull – sfiduciato nell’agosto scorso – ed è ora il deputato principale alla vittoria con la coalizione liberale.

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